La Settimana Internazionale della Critica alla Biennale mostra il lato B del cinema

La Settimana Internazionale della Critica alla Biennale mostra il lato B del cinema

Sono film che osano, ognuno con un’identità molto forte” così Giona A. Nazzaro, Delegato Generale della Settimana Internazionale delle Critica, sezione autonoma e parallela dell Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ha presentato oggi i film selezionati per questa 32esima edizione che si svolgerà nell’ambito della 74. Biennale Cinema di Venezia dal prossimo 30 agosto al 9 settembre.

I 7 film in concorso più i due che rappresentano gli eventi speciali di apertura e di chiusura della sezione provengono prevalentemente dall’Europa ma propongono una significativa presenza di personalità e temi femminili. “Potrei dire che sia stata una scelta voluta – spiega Nazzaro-, ma mentirei. In realtà solo dopo aver scelto i film da inserire nella selezione ci siamo resi conto di quanto l’universo femminile fosse dominante. Penso che questo dipenda dal fatto che le donne si portano dietro una zavorra meno pesante rispetto agli uomini, troppo legati al passato della storia del cinema. Le donne in generale riescono ad essere più libere dai cliché nelle loro opere e sanno aggiungere creatività e sensualità molto più degli uomini“.

Negli anni la Settimana Internazionale della Critica, fondata nel 1984 da Lino Micciché, ha selezionato le opere  prime di registi emergenti poi affermatisi nel panorama cinematografico internazionale, come Olivier Assayas (Miglior Regia a Cannes 2016 per Personal Shopper) e Kenneth Lonergan (Premio Oscar® 2017 per la Miglior Sceneggiatura per Manchester by the Sea), e ha ospitato anche gli esordi di alcune fra le più autorevoli voci del cinema italiano, tra cui Carlo Mazzacurati, Sergio Rubini, Antonio Capuano e Andrea Molaioli. In questa 32esima edizione i film sono stati visionati e scelti tra una rosa di più di 400 titoli provenienti da tutto il mondo.

I lungometraggi in concorso alla 32. Settimana Internazionale della Critica sono tutti opere prime in anteprima mondiale e rappresentano, secondo gli stessi selezionatori, il lato B del cinema, quello cioè che spesso non viene mostrato ma che sperimenta ed esula dagli schemi tradizionali. I film concorrono al Premio del pubblico SIAE, realizzato grazie al sostegno di SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) consistente in un premio di € 5.000 e svariati altri premi tra cui il Leone del Futuro – Premio “Luigi De Laurentiis” per un’Opera Prima.

Titoli in concorso per la 32. Settimana Internazionale della Critica

Il Cratere di Luca Bellino e Silvia Luzi. Opera italiana che gioca sull’ambiguità narrativa e si muove tra realismo e verismo. La pellicola racconta di una relazione padre-figlia nell’hinterland partenopeo, terra di vinti e spazio indistinto, un luogo desertificato e sottratto a tutti gli stereotipi della “napoletanità”. Un film sospeso e astratto, una sorta di favola disneyana al contrario.

Drift di Helena Wittmann è un film tedesco, un racconto visionario da “guardare con i timpani” che narra la storia di due donne in viaggio in cui il mare prende il controllo sulla storia.

Les Garcon Sauvages (The Wild Boys) di Bertrand Mandico. E’ l’opera francese che darà scandalo in qeusto concorso. Un febbricitante sogno erotico in cui si potrebbe dire che i capitani coraggiosi di Kipling s’innamorano dei marinai di Genet. Ambientato all’inizio del XX secolo sull’isola de La Réunion, cinque adolescenti di buona famiglia, appassionati di scienze occulte, commettono un feroce crimine. Un capitano olandese se ne prende carico e li costringe ad una crociera di rieducazione a bordo di un vascello fatiscente e spettrale. Sfiniti dai metodi del
capitano, i cinque ragazzi pianificano l’ammutinamento. La loro meta è un’isola sovrannaturale dalla
vegetazione lussureggiante che cela un segreto sconvolgente.

Korfez (The Gulf) di Emre Yeksan è una coproduzione realizzata da Turchia, Germania e Grecia, un surreale viaggio attraverso il paesaggio di una Turchia contemporanea postapocalittica che traccia una parabola politica lieve e ironica, fra memorie perdute e insurrezioni che covano. E’ la storia di Selim che torna nella sua città natale, Izmir, e vaga ripercorrendo il proprio passato: la famiglia, i compagni di scuola, un’ex amante, un fantomatico compagno del servizio militare. Selim si ritroverà in un mondo nel quale riscopre nuove possibilità di vita.

Sarah joue un loup garou (Sarah plays a werewolf) di Katharina Wyss, opera svizzera e tedesca che narra il desiderio d’infinito di Sarah, una giovane donna tesa fra l’assoluto di Shakespeare e il mito della wagneriana morte per amore. In esso il teatro s’intreccia con i battiti del cuore e la tentazione romantica del suicidio attraverso una costruzione visiva nervosa ed elegante, un sogno che si sviluppa fra interni borghesi e spazi mentali.

Team hurricane di Annika Berg è un film danese dai tratti molto punk. Un film improvvisato come una jam session. Un punk chick flick dai colori elettrici su un gruppo di adolescenti che mescola elementi di fantasia con materiale documentario. E’ il racconto di un gruppo di ragazze radicali in un mondo mediocre.

Temporada de caza (Hunting season) di Natalia Garagiola (Argentina, Usa, Germania, Francia, Qatar). In quest’opera la regista Natalia Garagiola aggredisce l’irruenza maschile con uno sguardo retto da una macchina da presa inarrestabile e stacchi di montaggio sorprendenti. Il racconto di una elaborazione del lutto profonda e radicale. Il protagonista, Ernesto, è una rispettata guida di caccia che vive in Patagonia con la sua nuova famiglia. In seguito alla morte della prima moglie, l’uomo è costretto a ospitare il figlio, Nahuel, che non vede da oltre dieci anni. Immersi in una natura ostile, il risentimento cederà il passo a un possibile rapporto fra i due uomini. Il loro ritrovarsi li porterà a confrontarsi con la loro capacità di uccidere e perdonare.

Pin cushion di Deborah Haywood (Regno Unito) e l’italiano Veleno di Diego Olivares costiutiranno rispettivamente l’evento di apertura e quello di chiusura della Settimana delle Critica. Pin cushion è una strana opera, un racconto gotico tutto al femminile ambientato nella periferia della classe operaia inglese, una favola noir ma coloratissima che reinventa Piccole donne. Veleno è invece più un melodramma politico e popolare che annoda la tradizione del cinema civile italiano a quella della classica sceneggiata napoletana, interpretato da una straordinaria Luisa Ranieri con Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito e Nando Paone.

La trentaduesima edizione della sezione dedicata alle opere prime, la Settimana Internazionale della Critica, ha affidato l’immagine della sua trentaduesima edizione al genio creativo del fumettista Carmine Di Giandomenico e alla sua visione in chiave cyber-fantasy della storica sezione. Di Giandomenico, disegnatore DC Comics e Marvel, ha creato l’immagine di una musa del Cinema che plana sull’orizzonte lagunare riflettendosi nell’acqua, memore del passato ma proiettata nel futuro, una figura femminile che riflette e filtra la realtà, attraversa il presente e va incontro al domani.

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