MOTORI RUGGENTI | L’inno all’automobile italiana, tra storia e motori

MOTORI RUGGENTI | L’inno all’automobile italiana, tra storia e motori

Motori Ruggenti è un inno all’automobile italiana e alla storia del nostro costume

È cosi che “The Walt Disney Company Italia” ha scelto di accompagnare l’uscita nelle sale nostrane di Cars 3.

Il corposo documentario diretto da Marco Spagnoli, in uscita il 25 e 26 luglio, si pone l’obiettivo di avvicinare il pubblico più adulto e maturo della Disney al rombante mondo dei motori, raccontandone dettagliatamente la storia, dagli inizi nei garage privati di ottocenteschi pionieri dell’ingegneria, fino agli ultimi anni duemila, con l’annuncio ufficioso delle prime auto “volanti”.  Motori Ruggenti è un progetto costruito con passione,  il perno centrale intorno al quale tutto ruota, come su un circuito di Gran Premio, una Mille Miglia nella storia delle automobili e allo stesso tempo del nostro paese.

Tra i primissimi racconti e dati che vengono esposti, c’è la curiosa dualità che vede il giovane Regno d’Italia dei primi del ‘900 costruire il proprio tessuto sociale di pari passo con le industrie automobilistiche, creando di fatto una simbiosi tra popolo e auto storicamente mai raggiunta dalle altre nazioni europee.

Una presenza forte, quella dei primi bolidi, tanto da occupare non solo l’immaginario collettivo, ma anche il dibattito della sfera intellettuale. Due grandi artisti della penisola si “scontrarono” sul concetto stesso di “automobile”: D’Annunzio la definì: “Assolutamente femmina, veloce e sinuosa come una seduttrice”, Marinetti proclamò nel Manifesto Futurista:Un’automobile da corsa…è più bello della Vittoria di Samotracia”. La questione si ampliò ad un dibattito addirittura di genere oltre che artistico.

E proprio l’arte ed in particolare il movimento Futurista eleverà questi nuovi “Formidabili Mostri” a simbolo di libertà e mezzo per abbandonare il secolo appena finito e lanciarsi a gran velocità nel futuro, radioso e pieno di promesse, come l’inizio di una vacanza lontana ed esotica.

La cavalcata storica ricostruita dal documentario continua ripercorrendo il periodo del regime fascista, la guerra, e più approfonditamente l’impatto che l’industria automobilistica ha avuto nel dopoguerra, sia come “motore” della rinascita e del riscatto nazionale, sia come caposaldo della nuova pop culture italiana.

Per la popolazione di ogni ceto sociale possedere una macchina diventa la concretizzazione di un piccolo sogno americano, uno status autodeterminante di libertà, finalmente riacquistata dopo gli anni più bui del secolo breve. Anche per il movimento femminismo degli anni ’60 l’automobile rappresenta un simbolo di emancipazione, guidando, quasi letteralmente, le donne patentate verso un nuovo ruolo sociale, “pilotandole” lungo la strada impervia e ancora irta di ostacoli della parità dei sessi.

Protagonisti principali sono la FIAT, Ferrari, Maserati, case di produzione che quasi “rubano la scena” agli illustri ospiti e appassionati chiamati a raccontare le loro esperienze nel corso del documentario.

Attori, piloti, collezionisti, ingegneri come Matilda de Angelis, Prisca Tarufi, Alessandro Roja, accompagnano lo spettatore in un viaggio mozzafiato e senza pit-stop, veloce, forse anche troppo. Grande assente nel documentario è senza dubbio il tema della sicurezza stradale, persa un po’ di vista forse per l’ansia di creare questa grande Ode ai motori rombanti, creazione dall’impianto didattico ma con un occhio alle sfide future sempre più avvincenti e inimmaginabili che il settore promette generosamente.

VOTO: 7 Safety Car su 10

MOTORI RUGGENTI il trailer

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