MAL DI PIETRE | L’amore, la scrittura e l’immaginazione

MAL DI PIETRE | L’amore, la scrittura e l’immaginazione

Quando si ama follemente, si perde la cognizione del tempo, si mischia la realtà con l’immaginazione. Gabrielle, protagonista del film, è in questa condizione, intrappolata in un limbo nel quale vede salvezza e disperazione allo stesso tempo. E Mal di pietre stesso è un po’ così, un turbinio di emozioni che va dalla passione all’irritazione, che lascia lo spettatore a domandarsi sul significato di quello che sta vedendo. Sul perché l’amore di una donna raccontato dalle donne (la regista Nicole Garcia e Milena Agus, scrittrice dell’omonimo libro da cui il film è tratto) sia così folle e irragionevole, quando potrebbe costituire “semplicemente” una fonte di salvezza.

Siamo a metà del ‘900, in Provenza: Gabrielle (Marion Cotillard) è figlia di proprietari terrieri dediti alla coltivazione di lavanda. Vive isolata in casa e non ha buoni rapporti con la famiglia, se non con la sorella minore alla quale confida i suoi problemi. La madre la considera malata di nervi, mentre Gabrielle è solo alla ricerca di un qualcosa che le manca, vuole colmare il vuoto che prova dentro di sé. Si innamora del professore del paesino, al quale scrive struggenti lettere d’amore pur non essendo ricambiata. Così, per mettere fine alle sue sofferenze i genitori la danno in sposa (pur contro il volere della ragazza) ad uno dei loro operai, Josè (Alex Brendemühl). Un uomo solido, tutto d’un pezzo, lavoratore indefesso emigrato dalla Spagna. Vanno a vivere a La Ciotat, lui intraprende il mestiere di costruttore e lei passa le sue giornate ancora alla ricerca della “cosa principale”. Quell’amore ideale, impossibile da trovare.

Un giorno a Gabrielle viene diagnosticato il “mal di pietre”, dei calcoli renali che vanno curati al più presto. Viene dunque spedita in una clinica specializzata in Svizzera, e lì farà l’incontro che le cambierà la vita: conosce André Sauvage (Louis Garrel), reduce della guerra d’Indocina, soldato malaticcio e sofferente ma con un’anima romantica che manda Gabrielle totalmente in confusione. L’amore la renderà talmente folle da farle deformare la realtà per renderla più aderente al suo desiderio, fino ad arrivare anni dopo a capire quanto negli anni ha lasciato dietro di sé. Perché amare e desiderare un amore vero non è da folli: ma quando non si riesce più a percepire ciò che è vicino, quando si è avulsi dalla realtà, allora c’è il pericolo della follia. Il pericolo della rovina, della perdita del senno come in un Orlando Furioso al femminile.

L’amore ideale in Mal di pietre è fatto di parole. Parole scritte, affidate alle lettere, ai diari, all’inchiostro. I fatti, la vicinanza, la fisicità vengono respinti, ignorati. La storia tra Gabrielle e il reduce di guerra è fatta di parole: su quelle dette e pronunciate a bassa voce nell’intimità di un incontro, e su quelle non dette ma trasmesse attraverso sguardi e pensieri. Perché l’immaginazione acquista un ruolo fondamentale nell’amore, aiuta a vivere e a continuare a sperare nella bellezza delle cose. Ma così facendo Gabrielle dimentica il marito, che l’ama in maniera più fisica. La sostiene, cerca di comprendere e curare il suo mal d’amore. Josè non è certamente un personaggio del tutto positivo, vive i suoi conflitti interiori come ogni uomo. Ma è forse il personaggio più romantico, pazzo d’amore a modo suo. Ha dovuto sopportare molto durante la sua storia, anche quelli che potremmo definire i capricci di Gabrielle. Eppure le è rimasto sempre vicino.

 

E nella frase pronunciata da Josè alla fine risiede forse il senso di Mal di pietre. Sopportare per far vivere l’altra, lasciarla fare a modo suo per non ferirla. Privarsi dell’amore in un primo momento, per poi goderne quando tornerà a curarsi dalle ferite subite in quella ricerca folle, che si rivela come una condanna a vivere nella sofferenza.

 

VOTO 7

 

Dati tecnici di Mal di pietre

TITOLO: Mal di pietre
TITOLO ORIGINALE: Mal de pierres
USCITA: 13 aprile 2017
REGIA: Nicole Garcia
SOGGETTO: Milena Agus, romanzo
SCENEGGIATURA: Nicole Garcia, Jacques Fieschi
DURATA: 120’ minuti
GENERE: drammatico
PAESE: Francia, Belgio, 2016
CASA DI PRODUZIONE: C-Films AG, Les Productions du Trésor
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Good Films
FOTOGRAFIA: Christophe Beaucarne
MUSICHE: Daniel Pemberton
MONTAGGIO: Simon Jacquet
CAST: Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Roüan, Victoire Du Bois, Aloïse Sauvage, Daniel Para, Jihwan Kim

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