RIAFN. Sguardi e suoni raccontano la tradizione alpina

RIAFN. Sguardi e suoni raccontano la tradizione alpina

Oggi vi consigliamo di vedere RIAFN, un documentario musicale e sociale diretto nel 2019 da Hannes Lang. Il realismo incontra l’arte in un prodotto che profuma di tradizione e di cultura, in cui vengono raccontate storie di uomini che comunicano per mezzo di canti e richiami dialettali, senza dialoghi, immersi nella natura incontaminata. Presentato in anteprima nazionale al Trento Film Festival, il corto è stato premiato con la Genziana d’argento per il Miglior contributo tecnico-artistico.

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RIAFN. La natura, terra di uomini e di animali

Il corto è lo specchio della cultura dei pastori e dei contadini che abitano le Alpi. I rumori della natura si mescolano con i suoni degli animali e con i richiami degli uomini, in un documentario che racconta la vita degli abitanti delle aree alpine dell’Alto Adige orientale, del Piemonte, della Francia e della Svizzera.

Percorso sonoro all’interno della tradizione, RIAFN è un caleidoscopio di idiomi, accomunati da una profonda identità comune e uno stretto legame con la terra. Flora e fauna sono interconnessi e l’uomo fa da ponte tra i due elementi, mettendoli in contatto. Il dialetto è il linguaggio verbale che predomina la scena, accompagnato dalla lingua degli sguardi e da un concerto di suoni, creando un’atmosfera di quiete in cui si immerge lo spettatore.

Il viaggio di Hannes Lang permette di scoprire da vicino luoghi reconditi ed esplorare ogni angolo più nascosto dell’area alpina, avvicinandosi a una terra ricca di storia e di colori. I volti degli uomini protagonisti del documentario sono solcati dalla tradizione e sono il riflesso delle terre che abitano, nei loro occhi si legge infatti la storia.

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RIAFN. Il valore della tradizione

Viviamo in una società complessa e articolata. Il nostro quotidiano è scandito dai ritmi veloci del lavoro e degli impegni, corriamo in costante frenesia, dimenticando spesso anche la meta del nostro vagare. La globalizzazione ha portato con sé un processo di urbanizzazione che ha spopolato le campagne e i territori montani, creando una serie di fitti agglomerati cittadini, sovente privi di una propria identità.

Il richiamo alla vita tranquilla ha spinto poi col tempo l’uomo ad abbandonare il caos urbano e rifugiarsi nuovamente nella natura, sede di pace in cui respirare aria pulita. L’uomo contemporaneo ha però affrontato l’evolversi dei secoli ed è nato in pieno processo di spersonalizzazione, in una realtà costellata da automi in cui si è persa la diversità culturale e si è creato un unico popolo omologato.

Il corto di Hannes Lang mette in luce l’importanza della tradizione, di conoscere le proprie radici a qualsiasi età e in qualsiasi luogo. Ritornare alle origini non significa regredire, bensì crescere, imparare ad apprendere la propria storia e a dare il giusto peso alle differenze e alle peculiarità culturali, che generano bellezza. Se non conosciamo da dove veniamo e non ci immergiamo nel fiume della tradizione non possiamo guardare al futuro con coscienza e saremo gli artefici di un mondo sterile e piatto. Dobbiamo essere terreno fertile e far rifiorire in noi il passato, guardandolo con gli occhi di oggi e creando una società in cui diversità è sinonimo di ricchezza interiore e di progresso.

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