Dante va alla guerra. Sull’altra faccia di un cuore spezzato c’è la saggezza

Dante va alla guerra. Sull’altra faccia di un cuore spezzato c’è la saggezza

Oggi vogliamo parlarvi di Dante va alla guerra, pellicola indipendente del 2018, scritta e diretta da Roberto Albanesi, con Stefano Galli e Ivan Brusa. Della durata di circa 80 minuti, il film è lo specchio della generazione anni ’80 e ’90, disillusa e rancorosa, immersa in una realtà formata da monadi incapaci di comunicare tra loro.

Con le musiche firmate dal compositore Armando Marchetti e i brani originali de Il Fieno e I Camillas, Dante va alla guerra ha tutte le carte in regola per essere un cult, una pellicola che racchiude in sé paure e speranze di un’intera epoca, aiutando a riflettere su se stessi e cercando di compiere un cammino catartico che permetta di volgere lo sguardo in avanti, ridestandosi da torpore del passato. Ironia e scene nonsense si intrecciano, creando un prodotto cinematografico impegnato ma divertente, che lascia un sorriso nei volti degli spettatori.

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Dante va alla guerra. Anticonformismo e incomunicabilità

Il film si apre con l’abbattimento della quarta parete, Dante si rivolge agli spettatori e inizia a raccontare la sua storia. Sbalzi emotivi, sentimento di emarginazione e di incomunicabilità sono pane quotidiano per il giovane, che nutre in sé il rancore verso una vita che si prende gioco di lui, senza lasciargli posa. Dante è arrabbiato con il mondo intero ma non ha dimenticato il gusto piacevole delle piccole cose.

Parlando di cose belle invece pensavo di farvi un elenco delle cose di cui vado matto, cioè le cose che mi piacciono davvero come il cinema, la musica new wave, i paesini isolati, i tramonti, gli alberghi di montagna che sembrano fermi negli anni ’80, Bruce Springsteen, la Juventus, i centri termali visti da fuori, la fede.

Anticonformista, non riesce ad accettare con atteggiamento sommesso gli obblighi imposti dall’ordine istituito ma non ha il coraggio di alzare la voce e prendere la parola, vinto dalle sofferenze del passato e incapace di andare avanti. La monotonia del quotidiano trascina Dante, emarginato da ciò che lo circonda, vittima delle sue stesse paure e afflitto da un sentimento di fallimento personale.

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Dante va alla guerra. Guardare avanti per non restare fermi nel passato

È più comodo stare fermi, muoversi significa rischiare e allora invece che guardare davanti a te tu guardi solo alle tue spalle, invece di far funzionare qualcosa pensi a tutto quello che è stato distrutto e che hai visto crollare davanti ai tuoi occhi, pensi a chi hai perso e non a chi potrai incontrare.

La vita di Dante si incrocia un giorno con quella di Faga, spirito pregno di speranze che non ha paura di rischiare, non è come gli altri. In un mondo di cattive intenzioni, Faga è infatti un animo buono e sognante, che non si fa abbattere dalle delusioni, perché consapevole del fatto che “sull’altra faccia di un cuore spezzato c’è la saggezza”.

La sofferenza di Dante incontra quella di Faga e piano piano si muta in coraggio. “Tu ce l’hai un profumo che ti fa stare bene?”, queste le parole che danno vita al flusso di ricordi grigi di Dante, afflitto dalla morte del padre a causa del male oscuro. La vita non è una fiaba a lieto fine e le esperienze dei due giovani ne sono l’esempio, ma diverso è il loro atteggiamento. Dante è ancorato al passato e non riesce a muoversi, affrontando i rischi della vita. Faga è invece conscio che la sofferenza è parte della partita e non ci si può sottrarre, ma salta ugualmente nel buio stringendo forte la vita nelle proprie mani.

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