L’ombrello blu. La ricerca dell’altro nella frenesia quotidiana

L’ombrello blu. La ricerca dell’altro nella frenesia quotidiana

Il titolo che vi consigliamo oggi è L’ombrello blu, un corto d’animazione computerizzata del 2013 diretto da Saschka Unseld e prodotto dalla Pixar. Caratterizzato da un fotorealismo inedito per i cortometraggi, L’ombrello blu è la storia di un incontro inatteso all’interno dello scenario della frenesia quotidiana.

L’ombrello blu. La vicenda narrata

Il corto si apre in piena routine cittadina. Un via vai di gente che percorre le strade in tutta fretta, senza fermarsi a respirare e a incrociare lo sguardo dei passanti. In questa fitta confusione si insinua una pioggia leggera che muta l’atmosfera e anima gli oggetti del reale.

L’aumentare delle precipitazioni spinge i pendolari a ripararsi e a cercare protezione. Una schiera nera di ombrelli allora si apre sull’asfalto, tutti uguali, l’omologazione è evidente. Tra questi spicca però un ombrello blu, animato. Con lo sguardo sereno, apprezza le gocce di pioggia che gli cadono addosso e guarda tutto ciò che lo circonda, sorpreso dal mondo.

Nel suo viaggio di esplorazione incrocia lo sguardo di un ombrello rosso e la freccia viene scoccata. I due sono separati dalla folla che li allontana incessantemente, ma l’ombrello blu non si arrende e si oppone alla direzione presa dal proprietario, volando via dalle sue mani alla ricerca dell’ombrello rosso. La città animata aiuta l’innamorato a sfuggire dalle insidie del traffico, ma il vento lo getta in un angolo della strada, lasciandolo malconcio.

Alla fine, il proprietario però lo ritrova e qui avviene l’atteso incontro con l’ombrello rosso e la sua proprietaria. I due ragazzi camminano adesso insieme e siedono in un bar l’uno di fronte all’altra, mentre i due ombrelli si sfiorano nel panismo cittadino.

THE BLUE UMBRELLA

L’ombrello come metafora della ricerca dell’altro

Il corto ruota intorno all’incrocio di sguardi tra i protagonisti, due ombrelli che si distinguono dal resto della realtà che li circonda, un luogo in cui regnano automatismo e monotonia. Il colore è il segno tangibile della loro diversità, della curiosità di assaporare il mondo e di godere delle piccole cose. Avvenuto l’incontro, il destino però è loro nemico e una distanza incolmabile si frappone, rimandando il ricongiungimento.

Non è una novità l’uso dell’ombrello come metafora dell’estenuante ricerca dell’altro. La serie tv How I Met Your Mother, infatti, gioca sugli equivoci e sugli ostacoli che si insinuano tra Ted e Tracy, proprietaria di un ombrello giallo, filo conduttore di tutta la narrazione. Simbolo di un amore tanto atteso e desiderato, l’ombrello è l’emblema di un destino imprevedibile che tiene lontani i due amanti, vittime della serendipità.

La pioggia è l’espediente attraverso il quale si risolve la vicenda. Con il sopraggiungere delle precipitazioni infatti i protagonisti devono necessariamente aprire gli ombrelli e solo grazie a questo gesto si può dare l’avvio alla ricerca dell’altro. Inoltre, l’ombrello è simbolo di protezione e di rifugio, caratteristiche tipiche dei rapporti interpersonali autentici, sia che si tratti di amore sia di amicizia.

L’altro è colui a cui vogliamo bene. Anche se la vita ci allontana e pone ostacoli al nostro ricongiungimento, bisogna seguire l’ombrello rosso (o giallo) con caparbietà senza lasciarci fermare dagli imprevisti. Siamo ignari del destino che ci attende, ma dobbiamo ugualmente aggrapparci al desiderio di ritrovarci e avere il coraggio di rischiare.

ombrello giallo

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