La luna. Il ritorno alle origini nel magico corto della Disney Pixar

La luna. Il ritorno alle origini nel magico corto della Disney Pixar

Oggi i film di animazione tendono alla verosimiglianza e all’aderenza con la realtà. Si cerca di creare un contatto diretto con lo spettatore per permettergli una piena immedesimazione con i personaggi e le vicende. La luna della Disney Pixar è invece un chiaro ritorno alle origini, alla pura immaginazione.

Vi consigliamo quindi di prestare particolare attenzione a questo breve cortometraggio del 2011, scritto e sceneggiato da Enrico Casarosa, il primo e unico lavoro della Pixar diretto fino a ora da un regista italiano. Fantasia e disegni d’altri tempi, uno sguardo al passato per ricreare atmosfere dimenticate e far rivivere la magia per mezzo degli occhi brillanti e curiosi di un bambino.la luna

 

La luna. La vicenda narrata

Il cortometraggio, della durata di circa 6 minuti, racconta la storia di un bambino e del suo processo di inizializzazione nel mondo degli adulti. Tre generazioni sono a confronto: il nonno, il padre e il piccolo protagonista siedono su una barca di legno in mezzo al mare, intenti ad attendere qualcosa.

Il bambino ha il primo contatto diretto con il lavoro che da intere generazioni svolge la sua famiglia, ma non tutto è come sembra. L’apparenza inganna, il mestiere che viene tramandato non è quello del pescatore. Dopo la consegna di un cappello, intesa come un passaggio del testimone dell’ereditarietà del lavoro, il bambino viene invitato a salire su una lunga scala che punta verso il cielo. Arrivato a contatto con la Luna, scopre lì il vero compito da svolgere e con innocenza diventa l’artefice delle fasi lunari.

Spazzini sui generis, i tre personaggi infatti si occupano di spolverare la superficie lunare dalle lucenti stelle che la ricoprono, mostrando al mondo ogni sera un differente volto del corpo celeste. A un tratto, però, una gigante stella atterra sul satellite. Il padre e il nonno litigano insistentemente sulla tecnica da utilizzare per spassar via il grande ostacolo. Ingabbiati nella logica degli adulti, non trovano però una soluzione e perdono di vista l’immaginazione.

È infatti il piccolo protagonista ad agire d’istinto e ad adottare il proprio punto di vista, a dispetto dei grandi. Risolto l’enigma, i tre ritornano sulla barca in mare aperto. Ora un po’ di magia ha conquistato anche negli occhi degli adulti, che hanno smesso di litigare tra loro e di imporre le proprie idee al bambino, fieri invece di lui e delle sue scelte.

la luna 2

La luna. Adulti e bambini a confronto

Il corto ci permette di riflettere su un tema molto interessante, ovvero il rapporto tra le diverse generazioni. Il modo differente di vedere la vita e la scelta degli insegnamenti da trasmettere ai bambini sono centrali nella narrazione. Il padre e il nonno infatti non riescono a trovare un accordo tra loro neanche in merito alla banale posizione del cappello sulla testa del protagonista, cresciuti forse troppo in fretta e dimentichi ormai della spontaneità e della leggerezza.

I fardelli della vita attanagliano le menti dei grandi, che spesso tendono a riversare sui più piccoli le proprie frustrazioni o cercano di monitorare ogni passo e ogni decisione per crescere un erede su misura, una copia di sé e dei propri ideali. La luna invita a fermarsi un attimo e a capire quanto si possa imparare dai bambini. Privi di esperienze di vita, infatti, loro sono spinti dall’istinto e dalla fantasia, la curiosità di scoprire cose nuove senza paura di cadere.

L’adulto deve essere un facilitatore a distanza. Fare da guida per il piccolo, esserci quando ne ha bisogno e trasmettergli la propria memoria, ma senza imporla e lasciandogli la libertà di sbagliare, di imparare dai propri errori. Inoltre, solo i bambini riescono davvero a cogliere alcune piccole sfumature della realtà che nascono nell’incontro con l’immaginazione.

Il grande è stato piccolo un tempo, crescendo ha sperimentato la vita e ha segnato il solco sulla propria strada, che poi ha intrapreso. Questo bisogna insegnare alle future generazioni, non si deve aver paura di sognare e di tentare l’ignoto, facendo tesoro degli insegnamenti ma sperimentando una propria via. Rabelais diceva “Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”, in lui ardono chimere e idee, la memoria passata è uno sprone per imparare a costruire autonomamente il proprio futuro.

la luna 3

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook