Cinque film d’autore che raccontano la vita di artisti famosi

Cinque film d’autore che raccontano la vita di artisti famosi
Una scena del film Turner di Mike Leigh (Fonte: IMDB)

Un sinonimo molto accreditato per sostituire la parola cinema è da sempre Settima Arte. La nascita del cinematografo è infatti un evento di gran lunga più recente rispetto alle restanti forme espressive che accompagnano l’uomo più o meno dalla notte dei tempi.

Alla fine dell’Ottocento le prime forme di pre-cinema erano legate perlopiù ad eventi circensi itineranti che dunque connotavano questa nascente disciplina con una accezione d’intrattenimento estemporaneo, senza alcuna pretesa artistica.
È nei primi decenni del Novecento che il cinema si evolve in un mezzo per raccontare la sensibilità di un autore. Allora, grazie a menti geniali come Filippo Tommaso Marinetti, Sergej Ejzenstejn, René Clair o Salvador Dalì (insieme a Luis Bunuel), il mondo delle arti visive sposa definitivamente la nascente pratica di scrivere con la luce, di imprimere su pellicola una sintesi di tutte le arti precedentemente conosciute.
Ma vista questo debito evidente nei confronti di tutte le altre forme espressive, cosa succede se è proprio un film a ricambiare il favore e decide di dipingere degli affreschi d’artista?
Ce lo siamo chiesti a lungo ed ecco una lista di cinque film biografici che raccontano la vita di grandi artisti del passato.

Frida di Julie Taymor

Il titolo dice già tutto. Il film di Julie Taymor è la vera storia di una delle pittrici donne più famose e rivoluzionarie di sempre.
Frida Kahlo, oltre ad essere un’artista d’importanza straordinaria è anche emblema dei movimenti femministi moderni.
Julie Taymor recupera proprio l’impegno civile della ragazza messicana e dirige un film che parla degli amori tormentati, del rapporto con gli uomini (Diego Rivera a Lev Trotsky) e di un continuo ed estenuante processo di emancipazione di cui Frida si farà sempre carico.
Il film, che è tratto dal libro biografico Frida: A Biography of Frida Kahlo, vinse due premi Oscar nel 2003.

Basquiat di Julian Schnabel

Per raccontare l’epopea di Jean-Michel Basquiat, il regista Julian Schnabel decise che aveva bisogno di un cast d’eccezione: ad interpretare i panni del protagonista fu scelto Jeffry Wright, contornato da attori del calibro di Benicio Del Toro, Gary Oldman e Dennis Hopper.
Basquiat è un lucidissimo biopic sul primo artista di colore che riuscì ad imporsi nel sistema dell’arte, un viaggio nella scena newyorkese degli anni Ottanta con un incredibile Andy Wharol interpretato dal sempre caustico David Bowie.

Loving Vincent di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

Di film su Van Gogh nel corso degli anni ne sono usciti a decine, non ultimo il bel ritratto fatto da Schnabel nel 2018 con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (con Willem Defoe vincitore della Coppa Volpi a Venezia per la migliore interpretazione da protagonista).
Loving Vincent però è un lungometraggio particolare, un’operazione complessa che aspira a raccontare il geniale autore di Notte stellata con una serie di fotogrammi che ricalcano il suo inconfondibile stile pittorico.
Si tratta infatti del primo film interamente dipinto su tela, realizzato rielaborando oltre mille dipinti per un totale di 66 960 fotogrammi ideati da 125 artisti diversi.

Turner di Mike Leigh

Mike Leigh è da tempo riconosciuto come uno dei maestri del cinema britannico e c’è chi è pronto a sostenere che Turner sia il suo lavoro migliore.
Il film venne presentato nel 2014 al Festival di Cannes e valse a Timothy Spall – un fedelissimo di Leigh – la Palma d’Oro per il miglior attore protagonista. Il suo Turner è una deliziosa rappresentazione del pittore più celebre del romanticismo inglese, un personaggio sui generis, al contempo geniale e bizzarro.

I colori dell’anima – Modigliani di Mick Davis

Su Amedeo Modigliani negli ultimi anni si è detto e scritto tanto. Il suo è il più classico dei casi di artista bohémien che cerca di imporre la propria arte in una Parigi in piena Belle Époque.
Di origini livornesi, Modigliani tenta giovanissimo la fortuna nella capitale francese, dove entra in contatto con una serie di personalità come Picasso, Utrillo ed il mercante d’arte Léopold Zborowski (il cui ritratto è una delle opere più note di Modigliani).
Il film di Mick Davis prova a ricomporre il puzzle di una vita dedita all’eccesso, in cui il gesto artistico diviene  l’unico vero atto liberatorio.

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