Un abbraccio lungo tre minuti. Una riflessione sul corto e sulla nostra realtà

Un abbraccio lungo tre minuti. Una riflessione sul corto e sulla nostra realtà

Oggi vi parliamo di Un abbraccio lungo tre minuti, un cortometraggio di Everardo Gonzalez targato Netflix e realizzato nel 2019. Il corto, della durata di circa 28 minuti, è un documentario sociale che mostra la gioia e il dolore delle famiglie lacerate dalla linea di confine tra il Messico e gli Stati Uniti d’America, riunite per pochi minuti nel 2018 in occasione dell’evento #HugsNotWall.

Distruggere le barriere, i muri, con un abbraccio. Riunire nuclei familiari separati da anni in un incontro epocale. Il tempo stringe, alcuni potrebbero non rivedersi mai più ma per loro le lancette si sono apparentemente fermate un breve attimo in cui le parole non servono e avviene un emozionante incontro di sguardi e di corpi avvolti in un tenero abbraccio.

Un abbraccio lungo tre minuti. La struttura del documentario

Voglio che sfrutti quei minuti per stringermi […], voglio che la sensazione del tuo abbraccio mi rimanga addosso […]. Chissà quando ci rivedremo!

Il corto si apre con una serie di voci fuoricampo, telefonate di parenti in attesa del giorno del grande ricongiungimento. Gli abbracci distruggeranno i muri per tre minuti, El Paso (Texas) e Ciudad Juarez (Messico) si incontreranno.

Siamo al confine, le famiglie sono pronte, aspettano il via per correre dai propri affetti. Dopo tanti anni, figli rivedranno genitori, mariti mogli, fratelli sorelle e la pace regnerà incontrastata tra lacrime di gioia.

Le scene della corsa e dell’incontro lasciano un nodo alla gola allo spettatore, che percepisce il senso di attesa negli occhi dei protagonisti, desiderosi ma con i piedi ben ancorati alla realtà. Rimane infatti la consapevolezza che questo attimo sarà fugace e presto tutto tornerà alla normalità che è separazione, ma permane la speranza di riversi forse un giorno.

Famiglie, il tempo è scaduto, per favore”. Il finale è una terra desolata priva di uomini, un vuoto lasciato dalle emozioni provate e un senso di quiete misto ad amarezza.

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Un abbraccio lungo tre minuti. Una riflessione sulla situazione attuale

Il nostro Paese sta attualmente vivendo una situazione critica e delicata, che ci costringe a stare tra le mura domestiche, a volte anche in totale solitudine, senza poter incontrare una persona cara.

#AbbracciNonMuri è lo slogan dei protagonisti del cortometraggio. Tre parole che fanno riflettere e che ci aiutano a capire le vere rinunce. Quanto pesa un mese di isolamento in confronto a cinque, sei, dieci anni separati? È giusto lamentarsi?

È indubbio il sacrificio che stiamo affrontando, è palese la sofferenza che stiamo provando, ma quanto è futile se comparata alla vicenda del corto! Un abbraccio lungo tre minuti deve essere lo sprone per farci prendere consapevolezza, darci coraggio ed esortarci a dare il giusto peso alle cose e alle circostanze.

Stiamo vivendo una realtà allucinante, non bisogna prendere alla leggera la situazione, ma possiamo affrontarla con uno spirito diverso. “Non vedo l’ora di vederti, mi manchi” “Quindi ti manco?”, queste parole si scambiano al telefono due amanti in attesa dell’incontro epocale, queste parole possiamo dire noi ai nostri cari in questi giorni.

Attendiamo l’incontro e facciamolo senza lamenti, alimentiamo la speranza, consci del fatto che per noi il prossimo abbraccio sarà solo il primo di una lunga serie. Nessuno ci dirà “il tempo è scaduto”, apprezziamolo.

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