Sitara: Let Girls Dream. Quando la società opprime la libertà personale

Sitara: Let Girls Dream. Quando la società opprime la libertà personale

Il protagonista dell’appuntamento cinematografico di oggi è Sitara: Let Girls Dream, un cortometraggio muto d’animazione del 2020 targato Netflix, per la regia di Sharmeen Obaid-Chinoy e con le musiche di Laura Karpman.

Giornalista, cineasta e attivista pakistana, Sharmeen Obaid-Chinoy è nota per aver già ottenuto due premi Oscar, sei Emmy Awards e un premio Lux Style. Inserita dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo nel 2012, alla regista è stato attribuito il merito di aver spinto il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif a modificare la legge sul delitto d’onore nel paese.

Sitara è ambientato negli anni ’70 e incentrato sulla figura femminile all’interno del territorio pakistano. Il corto propone la storia di un’adolescente costretta a diventare adulta troppo presto e contro la propria volontà, per mezzo di un matrimonio combinato con un uomo molto più vecchio di lei.

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Sitara: Let Girls Dream. La vicenda narrata

Pari è una quattordicenne pakistana che vive a Lahore con i genitori, il fratello e la sorellina Mehr. La protagonista sogna di diventare pilota e il corto si apre proprio con un aeroplanino di carta, lanciato in volo dalle mani delle due bambine intente a giocare insieme sul terrazzo di una casa.

Rientrate per l’ora del pasto, il padre porta in dono alla protagonista una scarpetta, segno del raggiungimento dell’accordo per un matrimonio combinato. La sofferenza è tutta al femminile in questa prima parte del corto e la ribellione latente della madre è evidente, ma vana.

Dopo qualche minuto, avviene l’epifania dell’evento anche agli occhi di Mehr. La bambina vede infatti il padre guardare una foto delle proprie nozze con la madre e, poco dopo, scorge la sorella vestita da sposa. Il corto ci catapulta ora direttamente al momento nuziale. Pari incontra l’uomo cui è stata promessa e, tra le lacrime della madre incapace di aiutarla, compie suo malgrado il grande passo.

La conclusione lascia un briciolo di speranza, nel gesto del fratello contrariato dalla decisione presa dal padre, ma non consente comunque una risoluzione positiva.

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Sitara: Let Girls Dream. Le tematiche e la struttura

Dramma umano e sociale, il corto è incentrato sui metodi antidemocratici che sono parte di una realtà che costringe la figura femminile a rientrare entro dei bordi prestabiliti dall’alto, senza possibilità di ribellione.

Priva di godere dei propri diritti, la donna infatti non ha voce in capitolo sul proprio futuro e deve sottostare al volere altrui, incatenata dalla mancanza di libertà di espressione e di scelta. La storia narrata si spiega da sé, senza la necessità di parole, grazie ai gesti e allo scambio di sguardi eloquenti tra i protagonisti.

Il dramma è mitigato dall’ammirazione e dal rapporto tra sorelle, dal desiderio di sostenersi in un mondo che impedisce indipendenza. Ciò che rimane e che nulla può togliere dai loro cuori è l’immaginazione, la possibilità di custodire i propri sogni in una realtà eccessivamente autoritaria e conformista.

Il corto ha una struttura circolare e termina con un richiamo alla scena iniziale, attraverso il lancio dell’aeroplanino di carta da parte della piccola Mehr, un volo di libertà che a Pari non è stato concesso.

Around the world every day, the dreams of 12 million child brides will never take flight”.

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