What Did Jack Do? Umorismo e grottesco nel corto sperimentale di Lynch

What Did Jack Do? Umorismo e grottesco nel corto sperimentale di Lynch

Il nostro appuntamento cinematografico vede come protagonista di oggi il cortometraggio What Did Jack Do? targato David Lynch, proposto dalla piattaforma streaming Netflix in occasione del settantaquattresimo compleanno del cineasta, ma girato nel 2016, nell’anno della scimmia, secondo l’oroscopo cinese. Il corto è stato presentato pubblicamente per la prima volta nel 2017 a Parigi, alla Fondation Cartier puor l’art contemporain, per poi venire riprodotto l’anno seguente negli Stati Uniti al Festival of Disruption di New York.

Nella sinossi si legge che in una stanzetta di una stazione ferroviaria un detective intervista una scimmia tormentata, interrogandola su un omicidio che la trova coinvolta insieme a un pollo e una gallina. Jack è l’imputato, interpretato da una femmina di cebo di nome Katie, la stessa che ha ricoperto il ruolo di “Marcel” in alcuni episodi della serie TV Friends. Il detective è lo stesso Lynch, che presta anche la voce al personaggio di Jack.

What Did Jack Do? Un colloquio senza epilogo

LynchWhat Did Jack Do? è un crime drama in bianco e nero, quasi surreale, ma così realistico nell’interpretazione del regista da coinvolgere lo spettatore e incuriosirlo sulla risoluzione dei fatti. Lynch riesce a condurre un botta e risposta intenso ma anche ironico con l’accusato, creando una realtà distopica in cui periodi privi di una vera interconnessione e di una struttura grammaticale ordinaria danno vita a un dialogo nel quale umorismo e grottesco si fondono in una fitta trama.

A distanza di decenni, David Lynch torna a dedicarsi al cortometraggio e lo fa con un’opera sperimentale, della durata di poco più di un quarto d’ora e ambientata in un’unica stanza. Qui si vedono solo un tavolo, due sedie, una finestra con un soffuso panorama e i protagonisti, avvolti da una fioca luce. Un lavoro quasi al limite dell’assurdo che lancia tanti interrogativi ma che offre ben poche risposte, una matassa che non viene sbrogliata neanche nel finale e che immerge lo spettatore nell’atmosfera onirica del colloquio senza epilogo tra i protagonisti.

What Did Jack Do? Jack tra eros e thanatos

Un corto parlato, con l’inserimento della canzone True Love’s Flame cantata da Jack e scritta da Lynch e Dean Hurley e la presenza di un sottofondo musicale drammatico e pregno di suspense. Parole pungenti caratterizzano l’interrogatorio, in cui si vede un detective sicuro di sé che tiene testa a un imputato in pieno dissidio interiore, privo di un raziocinio e tormentato dalla passione amorosa per Toototabon.

JackJack non si lascia sopraffare e ingannare dal detective per tutta la durata del colloquio, rispondendo alle domande con altre domande e non cadendo mai nel tranello. Il caos nasce quando viene introdotta nella vicenda l’amata. Eros e thanatos combattono in Jack e la ragione cede il passo al marasma emotivo; in un contesto quasi umoristico non si perde comunque la drammaticità dei fatti.

L’espressionismo noir di Lynch crea quindi una sorta di teatro dell’assurdo, in cui i due protagonisti giocano un’intensa partita a scacchi l’uno contro l’altro, match che si conclude con la corsa di Jack verso l’amata Toototabon e l’arresto per l’omicidio di Max Clegg ma senza una vera e propria risoluzione finale, senza uno scacco matto conclusivo da parte del detective. È realtà o è sogno?

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