Honey Boy | Otis Lort è il passato di Shia Labeouf

Honey Boy | Otis Lort è il passato di Shia Labeouf

Honey Boy è il nuovo film di Alma Ha’rel, fuori nelle sale il 5 marzo. Honey Boy è un dolce bambino, Otis, che diventa, forse troppo presto, una star di Hollywood, senza avere alle spalle una famiglia in grado di sostenerlo. La storia di questa baby star è quella di Shia Laebouf, esploso nella serie Disney “Even Stevens” e consacratosi, da “Transformers” a “Borg McEnroe”, come uno dei migliori attori della sua generazione. In seguito ad un periodo buio della sua vita, costretto alla riabilitazione mentale, crea dalla rielaborazione del suo passato una sceneggiatura.

Ne viene fuori una pellicola emozionante: la star di Hollywood cala nella sua adolescenza traumatica, vestendo i panni del padre. Seguendo la disposizione del tribunale, Labeouf si ritrova rinchiuso in una clinica. Lì entra in contatto con una dottoressa, che per aiutarlo a superare i traumi del passato, lo invita a scrivere i suoi ricordi. In questo momento nasce il progetto del film, da cui scaturisce la toccante rielaborazione del passato della star attraverso l’alter-ego Otis Lort.

Afferma Labeouf: “La sceneggiatura è nata in un momento specifico della mia vita. Non è qualcosa che avrei mai pensato di fare, che volessi fare o che dovessi fare. Ma sono stato costretto a confrontarmi con il mio passato e la scrittura è stata una parte importante della mia terapia”. Una volta scritta, Labeouf ha scelto di affidarla alla sua amica Alma Ha’rel, documentarista pluripremiata, che, attraverso l’estetica che le è propria, è riuscita a dare concretezza al mondo precario e apatico del piccolo Otis.

Il film inizia inquadrando da subito la vita frenetica di un Otis Lort, ormai un ragazzo, che, però, fatica a trovare la tranquillità necessaria per diventare un uomo. Un’esistenza votata alla macchina da presa già in tenera età, vissuta senz’affetti, lo conduce ad amare il suo lavoro ma nient’altro nella vita. Otis fuori dal set beve, cerca continuamente l’euforia e finisce per perdere il controllo di sé; un brutto incidente ne è la dimostrazione. Le animate liti con la polizia lo catapultano in carcere prima, in una clinica di riabilitazione poi.

Da qui il tempo del film s’incontra con i suoi stessi momenti creativi e, quindi, si aprono due piani della narrazione: Otis che ricorda nel presente i suoi traumi e il piccolo Otis che nel passato ne soffriva. Viene ricostruisce la storia del personaggio: un star divenuto famoso all’incirca all’età di dieci anni; viveva con suo papà in una specie di coabitazione con dei messicani; il suo lavoro sosteneva il padre, mentre la madre conduceva un’altra vita.

Dalla convivenza col padre probabilmente nasce il suo talento ma anche il suo dolore. James Lort è un uomo tormentato dai ricordi della guerra in Vietman, del suo passato da clown alcolizzato di un rodeo o del carcere. E’ duro, anche se vuole bene al figlio. E’ un personaggio veramente interessante perché “nonostante gli abusi emotivi e verbali che infligge a suo figlio, lo vedi lottare per essere un padre migliore e combattere i suoi demoni ogni giorno. Ci sono dei momenti in cui si odia James, ma mai si vuole che fallisca”.

Del resto, James cerca di far diventare suo figlio una persona di successo, migliore di lui. Ma più Otis lo diventa, più il padre non riesce a reggere il peso della sua frustrazione e la sfoga contro il piccolo. Otis cuce le ferite adolescenziali perché non potrebbe rimanere da solo, il padre è tutto ciò che ha; ma le cicatrici saranno ciò che anni dopo gli impediranno un’esistenza serena.

Tra litigi, drammi, delusioni, scambi nel ruolo genitore/figlio, s’inseriscono i momenti legati alla terapia psicanalitica di Otis, che piano piano riesce a metabolizzare i traumi del passato. Sono stati molto bravi entrambi gli interpreti di Otis, sia del bambino, Noah Jupe, sia del ragazzo Lucas Hedges. Eccezionale è stata la performance di Shia Labeouf che calandosi nei panni di James Lort è come se avesse interpretato quelli di suo padre.

Funziona la direzione di Alma Ha’rel che sceglie un modo particolare per raccontare il dolore di questa star. E’ la quantità del tempo passata a convivere con un padre nevrotico che distrugge Otis, più che il padre in sé. Ha’rel utilizza al meglio lo spazio scenico, dando risalto alle posizioni fisiche di Otis e il padre che spesso non coincidono con quelle del genitore e il figlio. Honey Boy racconta un’esorcizzazione del passato traumatico di Labeouf e lo fa in maniera semplice, in un’ottica in cui l’amore per sé e per gli altri, più che il successo, appagano l’animo umano.

 

Voto 7

Titolo Honey Boy

Genere Drammatica

Durata 94 minuti

Regia Alma Ha’rel

Sceneggiatura Shia Labeouf

Fotografia Natasha Braier

Scenografia Jc Molina

Cast Shia Labeouf, Noah Jupe, Lucas Hedges, Byron Bowers.

 

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