SYNONYMES, Orso d’Oro Berlino 2019

SYNONYMES, Orso d’Oro Berlino 2019

È Synonymes dell’israeliano Nadav Lapid a vincere il 69° Orso d’Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il regista franco-israeliano fonde lingua e cinema e racconta una singolare avventura di immigrazione che esplora tutti i termini di una storia molto autobiografica alla conquista di una Parigi tanto bella quanto difficile da comprendere.

Yoav, interpretato dallo stesso regista e sceneggiatore Nadav Lapid, è un giovane israeliano in fuga dal suo paese, dalla sua cultura e in fondo anche da se stesso. Parigi è il luogo delle grandi aspettative in cui Yoav si tuffa munito solo del fidato dizionario franco-israeliano, ma per lui le cose non iniziano per il verso migliore. Per Yoav la sua nazionalità è una sorta di cancro da estirpare prima possibile e, per eliminare ogni traccia delle proprie origini, decide fermamente che non avrebbe più usato una sola parola della propria lingua. Determinato a sbarazzarsi della sua nazionalità il più rapidamente possibile, tra grottesco e surreale, Yoav comincia la sua nuova vita ritrovandosi così, quasi simbolicamente, nudo e sul punto di restare assiderato in un grande ed elegante appartamento di un lussuoso palazzo. Diventare francese per lui rappresenta la salvezza. Spaesato e isolato, Yoav trova rifugio presso una coppia, fratello e sorella, di giovani, ricchi francesi. Il dizionario diventa il suo compagno più fedele, mentre le indispensabili visite all’ambasciata israeliana lo disturbano. Infastidito dai suoi connazionali, si sforza, non senza incappare in situazioni ironiche, di adeguarsi alla vita parigina decisamente bizzarra e spesso insensata e allo strano modo con cui i suoi amici francesi intendono aiutarlo.

Sulla base delle proprie esperienze, Nadav Lapid racconta la sfida sempre dura di abbandonare la propria terra, le proprie origini e la propria cultura per insediarsi in un nuovo paese, ambito ma estraneo. L’esperienza di Yoav rappresenta un po’ l’epopea della scoperta di sé, della morte e rinascita di un uomo che deve fare necessariamente i conti con il proprio passato per scoprire il linguaggio che definisce la sua esistenza.

Synonymes  è un racconto tragicomico che si svela a poco a poco in similitudini e contraddizioni, come i sinonimi e contrari di un vocabolario.

Vince la 69. edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino un film che parla sì di immigrazione e di integrazione ma che lo fa in modo insolito e singolare. Irriverente e imprevedibile, lontano dalle tragedie della cronaca attuale in materia di immigrazione, Synonymes racconta il dramma di uomo costretto a confrontarsi con se stesso e la propria cultura, non senza però una buona dose di autocompiacimento da parte del regista franco-israeliano che a tratti sporca la narrazione.

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