CETTO C’È, SENZADUBBIAMENTE | Il ritorno di Antonio Albanese

CETTO C’È, SENZADUBBIAMENTE | Il ritorno di Antonio Albanese

La recensione di Cetto c’è, senzadubbiamente

Bisognerebbe essere eternamente grati ad Antonio Albanese. Per le sue maschere, questo è ovvio. Ma soprattuto per essere stato uno dei pochissimi superstiti in grado di fare ancora satira politica al cinema in maniera lungimirante. E rivederlo oggi, ad ormai un decennio da quel Qualunquemente che è ormai un cult della nostra commedia, non può che farci bene.
Il suo Cetto Laqualunque è ormai nell’Olimpo dei caratteri che meglio hanno saputo raccontare la nostra Italietta, una figura che influenza la satira, il linguaggio (“e chi sei, Cetto Laqualunque?”), la società (ed i social, fatto quasi più interessante). Per questo, l’hype per un ritorno come il suo non poteva che essere alto.
A maggior ragione dopo il lancio della Piattaforma Pileau, un sito che pare preciso identico al più famoso portale della Casaleggio Associati, su cui viene sottoposto un quesito quasi futuribile, visti i tempi: «Italiani, volete la Monarchia o la Repubblica?».
Va da sé che il candidato monarca sia proprio lui, Cetto. «Gli italiani sono un gregge che segue un cane. Ed io abbaio benissimo», dice ad un certo punto del film. Una adulazione dell’uomo forte che, nell’ultimo periodo, viene evidenziata spesso da certa commedia italiana (su tutti Sono Tornato di Miniero).

Cetto c'è
Che poi, quando la quotidianità supera ogni tipo di fantasia, anche fare satira diventa un mestiere terribilmente complicato. Ed i social, a giudicare da molte pagine dedicate all’ironia politica, sembrano aver trovato la chiave per raccontare scherzosamente la Terza Repubblica. Per questo il lancio di Pileau sembrava nascondere una linea di lettura nuova, una sorta di Cetto 2.0 che finalmente invade l’agone digitale per guadagnarsi di nuovo l’attenzione del suo popolo.
Ed invece questo Cetto c’è, senzadubbiamente resta sospeso, in bilico tra l’usato sicuro del vecchio repertorio ed una critica al presente che è soltanto accennata.  Il personaggio funziona ancora, questo è evidente. Ma se nei due capitoli precedenti Albanese era riuscito a dipingere con intelligenza i fasti del berlusconismo, la metafora attuale del Cetto monarca resta troppo slegata dai mostri dell’attuale sistema politico.
Eppure la contemporaneità Albanese la sa leggere ancora molto bene (Contromano, Come un gatto in tangenziale). Consolazione non da poco. Perché nei prossimi mesi ci sarà davvero tanto bisogno di ridere…

Voto: 6/10

La scheda tecnica di Cetto C’è, senzadubbiamente

TITOLO: Cetto C’è, Senzadubbiamente
REGIA: Giulio Manfredonia
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Antonio Albanese e Piero Guerra 
DATA DI USCITA: 21 novembre 2019
DURATA: 93 minuti
GENERE: commedia
PAESE: Italia, 2019
CASA DI PRODUZIONE: Wildside, Fandango e Vision Distribution, In collaborazione con Sky e TIMVISION
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Vision Distribution, Wildside, Fandango
FOTOGRAFIA: Roberto Forza
MONTAGGIO: Alessio Doglione
MUSICHE: Emanuele Bossi
CAST: Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Caterina Shulha, Gianfelice Imparato

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