TROIS JOURS ET UNE VIE | Un film che si perde tra gli oscuri meandri delle Ardenne

TROIS JOURS ET UNE VIE | Un film che si perde tra gli oscuri meandri delle Ardenne

Un altro noir presentato in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma, ma stavolta a differenza del film di apertura Motherless Brooklyn siamo di fronte ad una pellicola che non riesce a trovare la sua strada, o meglio, la smarrisce lungo il percorso. Trois jours et une vie, diretto da Nicolas Boukhrief e adattamento del romanzo omonimo scritto da Pierre Lemaître, cerca di essere troppe cose tutte insieme: un noir, un film di mistero, un dramma psicologico sui sensi di colpa e sui segreti mai rivelati, ma vede cadere pezzo dopo pezzo la sua costruzione troppo fragile per restare in piedi.

Trois jours et une vie

Siamo nel 1999 e nella piccola cittadina di Olloy, situata tra le Ardenne belghe, vive il dodicenne Antoine insieme alla madre. Il ragazzo è innamorato perso della compagna di classe Emilie e spesso si ritrova a passeggiare con lei e il fratellino di sei anni, Rémi, poiché vicini di casa. La vita di Antoine, tuttavia, cambierà per sempre a seguito di alcuni terribili eventi: la morte dell’amato cane dei suoi vicini e la scomparsa del piccolo Rémi, per ritrovare il quale si mobilita tutto il paese setacciando l’oscura foresta che lambisce la cittadina. Nessuno può immaginare però che lo stesso Antoine è l’unico a sapere cosa sia accaduto: per paura delle conseguenze il ragazzo si porterà con sé questo segreto nei quindici anni a seguire, quando la verità comincia a tornare lentamente a galla. Ma sarà più forte il desiderio di giustizia o le oscure logiche di un paesino di provincia?

Trois jours et une vie

Nel primo segmento, quello che narra i tre giorni del titolo e che danno il via alla narrazione, Trois jours et une vie sembra partire col piede giusto. Lo spettatore viene reso edotto immediatamente di cosa sia successo e di come sia andata realmente la vicenda, liberandolo dal peso della scoperta dell’enigma. Jeremy Senez, l’attore che interpreta Antoine da bambino, è capace di dare uno spessore incredibile al suo personaggio, mostrando tutta la sua sofferenza e tutto il suo sconforto per ciò che è accaduto. Ma dal momento in cui arriva la tempesta perfetta che travolge Olloy e che sembra nascondere per sempre la verità, il regista Nicolas Boukhrief, lasciato solo anche da una sceneggiatura completamente fuori controllo, non riesce a tornare sui binari giusti e distrugge quel briciolo di pathos che era riuscito a creare con tanto sforzo.

Trois jours et une vie

Nulla di quello che accade nella seconda parte di Trois jours et une vie sembra avere un reale collegamento. I nessi temporali saltano completamente, i quindici anni che Antoine ha trascorso lontano da casa sono impalpabili e ci troviamo davanti ad una serie di eventi che si innescano a cascata senza alcuna apparente motivazione di fondo. Un deus ex machina comparso in maniera totalmente fortuita è la bastonata finale a questo zoppicante noir che non sa da che parte andare, ma che provoca un pruriginoso senso di incompletezza soprattutto a seguito di una premessa almeno in parte riuscita.

 

VOTO 5

 

Scheda tecnica di Trois jours et une vie

TITOLO: Trois jours et une vie
REGIA: Nicolas Boukhrief
SCENEGGIATURA: Pierre Lemaître, Perrine Margaine
SOGGETTO: Pierre Lemaître (romanzo)
DURATA: 120 minuti
GENERE: drammatico, noir
PAESE: Francia, Belgio, 2019
CASA DI PRODUZIONE: Gaumont, Mahi Films
FOTOGRAFIA: Manuel Dacosse
MONTAGGIO: Lydia Decobert
MUSICHE: Robin Coudert
CAST: Sandrine Bonnaire, Pablo Pauly, Charles Berling, Philippe Torreton, Margot Bancilhon, Jeremy Senez

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