L’UOMO SENZA GRAVITA’ | la recensione del film Netflix con Elio Germano

L’UOMO SENZA GRAVITA’ | la recensione del film Netflix con Elio Germano

La recensione di L’uomo senza gravità

L’uomo senza gravità di Marco Bonfanti è a tutti gli effetti uno di quei lavori che meritano un’attenzione particolare sia dal punto di vista critico che da quello della distribuzione finale del lungometraggio.
E, a dimostrazione di questa tesi, vi è il fatto che il film –  che è anche l’esordio ufficiale di Bonfanti con il cinema di finzione – verrà distribuito per tre giorni nelle sale cinematografiche (21-23 ottobre), prima del definitivo approdo su Netflix.
Così, se da un lato ci si potrà soffermare sulla lungimiranza del colosso americano dello streaming, che quando decide di realizzare lungometraggi a casa nostra firma sempre più spesso lavori di estrema qualità (Sulla mia pelle, Lo spietato), dall’altra ci si potrà soffermare sul perché un’ opera come L’uomo senza gravità necessiti di un passaggio sul grande schermo.
Banalmente si potrebbe rispondere che la fotografia di Michele D’Attanasio (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Capri-Revolution), con la sua proverbiale capacità di condensare campi lunghi e dettagli in estrema armonia, meriterebbe una cornice ben più grande di un televisore a cristalli liquidi.
Ovviamente però non basta. Perché forse i tre giorni al cinema potrebbero scatenare quel ping-pong di suggestioni, passaparola, condivisione di emozioni che solo il cinema-cinema riesce ancora a restituire in maniera autentica.

L'uomo senza gravità
L’uomo senza gravità è infatti un film che necessita di una fruizione condivisa, di una riflessione partecipata, di modalità d’interazione che vadano oltre il semplice concetto di sharing.
Perché il tema della solitudine è già tutto nella sinossi, ed una platea piena potrebbe essere un rituale magari antico, ma che non fa che esorcizzarne gli effetti più spiacevoli.
Oscar (uno straordinario Elio Germano) viene alla luce di notte. Nel momento del parto però vola via come fosse un palloncino gonfio d’elio. È un ragazzino che non risente della forza gravitazionale e, per questo, la sua infanzia si spreca tra le quattro mura domestiche entro cui vivono una mamma ed una nonna troppo impaurite dai giudizi della gente.
Così, per evitare che sia la società ad emarginarlo, le due donne impediscono ad Oscar di studiare e farsi delle amicizie. Passano gli anni e le uniche ancore di salvezza nelle mani di bimbo ormai fattosi uomo sono i libri di Saramago e l’amore per una ragazza dello stesso paese, la vispissima Agata poi interpretata da Silvia D’Amico nella fase adulta.
La sceneggiatura, firmata da Giulio Carrieri assieme allo stesso Bonfanti, è divisa in tre atti. Tre momenti ben distinguibili della vita di questo bambino prodigio, la cui diversità assume significati diversi a seconda delle contingenze incontrate (su tutti, è fortissima la condanna ai due oppi dei popoli: la religione e la tv commerciale).

L'uomo senza gravità
Se, nella prima parte, l’opera sembra dunque un coming-of-age in cui pare di percepire il Dolan di Mommy (L’amour toujours di Gigi D’Agostino a commento della relazione madre-figlio “speciale”…), nel resto del film si sente lontano – ma nemmeno troppo – l’eco del già citato super-hero movie di Guaglianone e Mainetti.
Ma, nonostante i riferimenti succitati e l’altalena continua di emozioni, L’uomo senza gravità riesce a mantenere sempre un’atmosfera leggera, sana, che guarda sovente agli archetipi del realismo magico.
Elio Germano riprende il personaggio un po’ schizofrenico interpretato qualche anno fa in Come Dio Comanda e lo asciuga di ogni possibile devianza, restituendo un ragazzo apparentemente nato borderline che invece il confine lo supera ad ogni passo che mette. Come si suol dire, Il limite è il cielo…

Voto: 9/10



La scheda tecnica di L’uomo senza gravità

TITOLO: L’uomo senza gravità
TITOLO ORIGINALE: id
USCITA: 1 novembre 2019 (Netflix)
REGIA: Marco Bonfanti
SCENEGGIATURA: Marco Bonfanti e Giulio Carrieri
DURATA: 107 minuti
GENERE: drammatico, fantasy
PAESE: Italia, 2019
CASA DI PRODUZIONE: Isaria Productions e Zagora con Climax Films
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Fandango e Netflix (anche internazionale)
FOTOGRAFIA: Michele D’Attanasio
MONTAGGIO: Lilio Rosato
MUSICHE: Danilo Caposeno
CAST: Elio Germano, Silvia D’Amico, Michela Cescon, Elena Cotta, Vincent Scarito

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook