AD ASTRA, Brad Pitt ai confini dello spazio per scoprire nuove forme di umanità

AD ASTRA, Brad Pitt ai confini dello spazio per scoprire nuove forme di umanità

Nuovo sbarco dalla Luna anche per questa edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dopo quello di Ryan Gosling dello scorso anno, questa volta è Brad Pitt togliere la tuta spaziale per percorrere il red carpet del Lido e presentare in concorso a Venezia 76 Ad Astra, primo film di genere fantascientifico del regista James Gray (Civiltà Perduta, 2016).

LA TRAMA

Roy McBride (Brad Pitt) è un  ingegnere dell’esercito e un astronauta esperto e fortemente focalizzato sul proprio lavoro, nella mente quanto nel corpo e nell’anima. Roy è figlio di un famosissimo astronauta che vent’anni prima era partito per una missione di sola andata verso Nettuno alla ricerca di segni di vita extraterrestre. Ora si trova coinvolto in una missione rischiosa e segreta sulle orme paterne per scoprire cosa sia accaduto all’equipaggio del capitano McBride (Tommy Lee Jones) e alla sua navicella e quale sia la causa di alcune perturbazioni atmosferiche che giungono dallo spazio e colpiscono la Terra. Roy attraversa il sistema solare in cerca di indizi sul fallimento della spedizione paterna, con la speranza e la paura anche di ricongiungersi al genitore.

AD ASTRA, IL FILM

Si direbbe l’ennesimo film di fantascienza e, dopo l’acclamato First Man di Damien Chazelle con Ryan Gosling e le straordinarie pellicole di Denis Villeneuve (Arrival, 2016; Blade Runner 2049, 2017), si potrebbe aggiungere che forse non se ne sentiva nemmeno troppo il bisogno. James Gray invece stupisce dimostrando che questo genere ha davvero infinite modalità narrative da sviluppare. In un futuro in cui il progresso della tecnologia consente all’uomo di viaggiare in modo quasi ordinario dalla Terra alla Luna e, passando per Marte, arrivare persino fino ai confini del sistema solare, l’essere umano sembra aver scoperto un nemico da temere forse anche di più che nuove forme di vita aliene sconosciute: se stesso e i propri sentimenti.

Al suo passaggio l’essere umano sembra capace di lasciare dietro di sé solo una scia di devastazione dovuta allo sfruttamento dell’ambiente e ai danni causati dalla difficoltà di tenere sotto controllo le proprie emozioni. La soluzione più semplice sembra dunque essere quella di cercare nuovi siti abitabili da colonizzare e farlo utilizzando uomini la cui emotività è tenuta sotto stretta sorveglianza. Roy è uno di questi, uno dei migliori, e uno dei più convinti della necessità di annullare quasi del tutto le proprie emozioni e relazioni affettive in favore dell’esplorazione dello spazio.

Il viaggio di Roy attraverso il sistema solare in Ad Astra però mostra che il vero, più significativo e spaventoso viaggio da compiere per l’uomo è proprio quello dentro se stesso e il proprio mondo interiore. Temere e al tempo stesso auspicare di scoprire nuove forme di vita aliene diventa così più che altro una forma di evasione dalla realtà umana.

Eppure Gray, mentre mostra, non senza un certo compiacimento, l’incredibile mondo relativo alle esplorazioni nello spazio, ha l’abilità di costellare tutto il film di dettagli che dall’inizio alla fine sembrano voler ricordare che, per quanto esecrabile, l’essere umano e la sua natura continuano a celare meraviglie e pregi straordinari da scoprire e sviluppare.

Ad Astra di James Gray con Brad Pitt, Donald Sutherland, Tommy Lee Jones e Liv Tyler, sarà al cinema dal 26 settembre, distribuito da 20th Century Fox.

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