RAPINA A STOCCOLMA | Gangster movie dalle aspirazioni psicoanalitiche

RAPINA A STOCCOLMA | Gangster movie dalle aspirazioni psicoanalitiche

La recensione di Rapina a Stoccolma

Dopo il grande successo di Blackkklansman, con uno Spike Lee tornato alla carica sui fatti di Charlottesville e la conseguente statuetta d’oro agli scorsi Oscar, Jason Blum ci prende gusto e produce un altro film tratto da una storia vera.
Della questione se ne ha ancora traccia in qualsiasi emeroteca. Selezionando gli articoli del «New Yorker» del 1973 si ha infatti la possibilità di imbattersi in un pezzo intitolato The Bank Drama, in cui si parla di una rocambolesca rapina a mano armata organizzata da un criminale eccentrico riportato in scena da Ethan Hawake.
Quella rapina fu l’episodio che diede il nome ad un fenomeno psicologico poi conosciuto come “Sindrome di Stoccolma“, ovvero la dipendenza ossessiva che un individuo maltrattato dimostra di avere nei confronti del proprio aguzzino. Questo perché, a quanto pare, dopo quel tragico episodio, una delle donne sequestrate sentì di avere un legame profondo nei confronti del suo ex-sequestratore.

Il film di Robert Budreau prova a ricostruire le fasi salienti di quella situazione,  barcamenandosi tra le aspirazioni megalomani di tale Jan-Erik Olsson e gli effettivi disastri combinati all’interno della Sveriges Kreditbank.
Andando però oltre il dato storico, questo Rapina a Stoccolma ha tutta l’aria di essere un lavoro che a priori poteva regalare molte, molte soddisfazioni e che invece, arrivati alla prova del nove, si è un po’ perso in difetti di varia natura.

Rapina a Stoccolma

Potenzialmente la storia  di Olsson aveva proprio tutto: action, eros, personaggi interessanti da sviluppare. Invece la caratterizzazione del protagonista – a prescindere dalla bravura dimostrata da  Ethan Hawake – riconduce a stereotipi già visti (e meglio costruiti, tipo il Matthew McConaughey di Dallas Buyers Club), che di certo fanno sorridere ma non abbastanza da poter gridare al capolavoro.

Stesso discorso per le lunghe sequenze che raccontano il rapimento all’interno della banca. Si ha molto spesso l’impressione che la sceneggiatura, firmata dallo stesso Budreau, abbia molto ben concepito la divisione degli ambienti in cui avviene l’azione, riuscendo a raccontare dei momenti in maniera davvero lodevole (tipo le scene col gas), ma che però  abbia sovente dimenticato la componente pathos in molte delle situazioni narrative. E per quei film ambientati nelle claustrofobiche quattro mura di un caveau, non pigiare il pedale sull’enfasi della situazione diventa un peccato di difficile espiazione.
In sintesi, Rapina a Stoccolma resta sicuramente un lungometraggio godibile, che poggia tutto sulle spalle dei suoi attori principali, ma di certo non aggiunge nulla di nuovo alla già sconfinata filmografia di genere.

Voto: 5.5

Scheda Tecnica di Rapina a Stoccolma

TITOLO ORIGINALE: Stockholm
USCITA: 20 giugno 2019
REGIA: Robert Budreau
SCENEGGIATURA: Robert Budreau
DURATA: 92 minuti
GENERE: commedia, action
PAESE: USA, Canada, 2019
DISTRIBUZIONE (ITALIA): M2 Pictures
FOTOGRAFIA: Brendan Steacy
MONTAGGIO: Richard Comeau
MUSICHE: Steve London
CAST:  Ethan Hawake, Noomi Rapace, Mark Strong

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