TUTTI PAZZI A TEL AVIV | Partire da una semplice soap opera per parlare di libertà

TUTTI PAZZI A TEL AVIV | Partire da una semplice soap opera per parlare di libertà

In questo maggio festivaliero molti sono i titoli nelle sale passati nelle maggiori rassegne internazionali di cinema. Mentre aspettiamo il Festival di Cannes, arriva in Italia un film che l’anno scorso strappò sorrisi ed applausi alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Stiamo parlando di Tutti pazzi a Tel Aviv, diretto da Sameh Zoabi al suo secondo lungometraggio, che valse il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile al protagonista Kais Nashef. Ci troviamo di fronte ad una commedia veramente brillante e sagace che si presta, dopo un’attenta analisi dei personaggi e delle situazioni, a innumerevoli piani di lettura, tutti utili a scoprire e approfondire una realtà che si scontra quotidianamente con la guerra e la divisione.

Tutti pazzi a Tel Aviv

Salam, un malinconico trentenne palestinese che vive a Gerusalemme, è entrato da poco a far parte della produzione di una nota e seguitissima soap opera, “Tel Aviv on Fire”, grazie soprattutto all’intervento dello zio Bassam, autore e produttore dello sceneggiato. Ogni giorno, il giovane è costretto ad attraversare il posto di blocco israeliano per raggiungere gli studi televisivi. Salam incontra così il comandante Assi, quando una mattina viene portato per un ulteriore controllo al suo cospetto: per farsi rilasciare, Salam inventa di essere lo showrunner della serie e che senza di lui non potrà andare avanti. Il comandante, visto che la moglie è una fan accanita, si fa coinvolgere nella stesura degli episodi della soap ambientata a Tel Aviv nel 1967.

Tutti pazzi a Tel Aviv

Il sogno più grande del comandante Assi è quello di ottenere un matrimonio tra i protagonisti, la spia palestinese Rachel e il generale israeliano Yehuda, per dimostrare alla moglie che anche i soldati sanno essere romantici. L’unico problema è che i finanziatori palestinesi non ne vogliono proprio sapere di produrre un finale così smielato: come farà Salam a togliersi da questa incresciosa situazione?

È proprio grazie al registro spensierato della soap opera che il regista Sameh Zoabi riesce a descrivere senza alcun blocco la delicata guerra che si combatte ogni giorno nello stato di Israele. Il format televisivo infatti si presta meglio ad analizzare temi più importanti, lasciandoli tuttavia passare inosservati all’occhio meno attento e troppo concentrato negli intrecci amorosi. Oltre a ciò, quello che il regista può raccontare liberamente in Tutti pazzi a Tel Aviv è lo sviluppo del personaggio di Salam, un uomo malinconico e insicuro, un artista che non ha ancora compreso appieno le proprie capacità ed inclinazioni. È il lungo percorso di maturazione che Salam affronta a dare speranza ad un popolo oppresso, che lentamente cerca di ricavarsi il proprio posto all’interno di un paese purtroppo costantemente diviso e dilaniato dalla guerra.

 

VOTO 7,5

 

Dati tecnici di Tutti pazzi a Tel Aviv

TITOLO: Tutti pazzi a Tel Aviv
TITOLO ORIGINALE: Tel Aviv on Fire
USCITA: 9 maggio 2019
REGIA: Sameh Zoabi
SCENEGGIATURA: Dan Kleinman, Sameh Zoabi
DURATA: 97 minuti
GENERE: commedia
PAESE: Lussemburgo, Belgio, Israele, Francia, 2018
CASA DI PRODUZIONE: Samsa Film, Lama Films, TS Productions, Artémis Productions
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Academy Two
FOTOGRAFIA: Laurent Brunet
MONTAGGIO: Catherine Schwartz
MUSICHE: André Dziezuk
CAST: Kais Nashif, Lubna Azabal, Maisa Abd Elhadi, Nadim Sawalha, Salim Dau, Yousef ‘Joe’ Sweid, Amer Hlehel

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