Cinque film sul fascismo per capire che non ha mai fatto cose buone

Cinque film sul fascismo per capire che non ha mai fatto cose buone
Una scena tratta da Fascisti su Marte, di Corrado Guzzanti

In un periodo storico in cui gli estremismi di destra si travestono da opinione, ecco cinque film sul fascismo per capire che no, Mussolini non ha mai fatto cose buone

Negli ultimi mesi, complice un Governo che non ha mai avuto interesse a tener quieta l’opinione pubblica ed una campagna elettorale permanente che va avanti praticamente da quel 4 dicembre che vide morire il renzismo e l’era della rottamazione, trovano sempre più spazio in Italia movimenti di estrema destra.
La presunta emergenza migratoria (che, casomai, è emergenza per chi muore in mare scappando dalle guerre, non per chi dovrebbe accogliere) ha persuaso molti che nel nostro Paese fosse in corso una «sostituzione etnica».
Il clima politico nei Paesi dell’Unione Europea è esploso ed oggi ci troviamo di fronte a decine di sigle che rimpiangono il fascismo ed il nazismo, convinti che Hitler e Mussolini, al tempo, fecero anche cose buone.
Se «sostituzione etnica» significasse fare a scambio, sostituendo i fascisti coi migranti, probabilmente di gente favorevole alla cosa ce ne sarebbe parecchia.
Anche perché, se il Duce fece così bene bonificando l’Agro Pontino, come mai la generazione di registi nata Balilla poi negli anni ci ha regalato decine di film dichiaratamente antifascisti?
Eretici? Pazzi? Cretini? O forse il fascismo era una dittatura e come tale, oggi, andrebbe ricordato?
Ecco quindi cinque film sul fascismo che, speriamo, facciano cambiare idea a chi ancora non aveva ben capito cosa stesse inneggiando…

Una giornata particolare, di Ettore Scola

Capolavoro di Ettore Scola con Marcello Mastroianni e Sofia Loren, ambientato durante la visita di Adolf Hitler a Roma. Racconta un’Italia costretta a presenziare alle adunate vestita in tenuta militare, dove le donne non hanno altra mansione che quella di stare a casa ad allevare figli e gli omosessuali sono costretti a nascondersi per non incorrere nelle umiliazioni del Regime.
Candidato a due Premi Oscar e vincitore del Golden Globe per il miglior film straniero.

La lunga notte del ’43, di Florestano Vancini

Tratto da un racconto di Giorgio Bassani, l’esordio cinematografico di Florestano Vancini è ispirato ai tragici rastrellamenti che misero a ferro e fuoco la città di Ferrara nel 1943.
Il film, sceneggiato dallo stesso Vancini assieme a Pier Paolo Pasolini ed Ennio De Concini, racconta il clima di terrore che si respirava nella Repubblica di Salò, quando i repubblichini, col sostegno dei nazisti scesi fino in Italia, non indugiavano ad uccidere civili anche solo sospettati di essere cospiratori del fascismo.

Film d’Amore e d’Anarchia, di Lina Wertmüller

Presentato a Cannes nel 1973, questo film di Lina Wertüller fece guadagnare a Giancarlo Giannini la Palma d’Oro per la miglior interpretazione maschile.
Il suo Tunìn è un uomo mite che dalla campagna arriva a Roma con l’obbiettivo di uccidere Mussolini. Il motivo? I carabinieri avevano assassinato un suo amico per il solo motivo di essere anarchico.
Una volta arrivato a Roma si rifugia in una casa di tolleranza, dove si innamora di una prostituta interpretata dalla formidabile Mariangela Melato.

Novecento, di Bernardo Bertolucci

Un diario travestito da epopea. Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo che incontra Sigmund Freud (ed in tal senso un parallelo obbligatorio è quello con Amarcord di Fellini).
Robert De Niro e Gérard Depardieu sono due bambini nati lo stesso giorno, entrambi nel contado emiliano. Uno è figlio di un signorotto della Bassa Padana, l’altro è nato da una famiglia di contadini. I due crescono insieme, scontrandosi ed incontrandosi di nuovo. Sullo sfondo una società che passa dalla Grande Guerra ai moti del Biennio Rosso, passando per i terribili anni dello squadrismo e della successiva lotta partigiana.

Salò o le 120 giornate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini

Anche questo film è ambientato durante la Repubblica di Salò. Pier Paolo Pasolini incontra le perversioni di de Sade e gira un film in cui la degenerazione fascista è raccontata in rivisitati gironi danteschi.
Il fascismo storico allora sembra essere un volano per raccontare l’Ur-Fascismo (per dirla alla Umberto Eco), una condizione permanente in cui la società è totalmente assorbita da certe storture. Violenza latente, culto del capo, denigrazione del più debole: sembrano tic rimasti latenti nel modo di pensare degli italiani brava gente.
Il fascismo contemporaneo però è il capitalismo, che a differenza del Regime, è riuscito ad entrare veramente nelle abitudini della persone trasformando la gerarchia delle necessità e delle tradizioni regionali.
Sarà un mix letale o riusciremo, prima o poi, a venirne fuori?

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