Cinque film italiani di cui non si è parlato abbastanza

Cinque film italiani di cui non si è parlato abbastanza

Sono troppi i film italiani che non hanno ricevuto la giusta gloria nelle sale, proviamo a ricordarne qualcuno

Sia chiaro fin da subito, in questa lista di film italiani poco considerati nelle sale dello stivale non vogliamo avere nessuna pretesa di scovare film inediti, che non hanno mai goduto di vetrine importanti, anzi (per chi fosse davvero interessato all’evoluzione del cinema underground italiano si rimanda a Fuorinorma, formidabile lavoro dell’altrettanto formidabile Adriano Aprà, che da anni propone al pubblico romano esempi di cinema davvero fuori dagli schemi).
I film che seguono hanno vinto premi, guadagnato applausi da parte della critica ed assenso internazionale.
L’unica cosa che gli è mancata è stata l’affetto del pubblico.

A Ciambra, di Jonas Carpignano

Di geni come Jonas Carpignano ne escono fuori uno ogni dieci anni. Coccolato da Martin Scorsese e Nanni Moretti, il giovane regista classe ’84 vive metà della sua vita a New York e l’altra metà in Calabria.
Ed è proprio nella comunità rom di Gioia Tauro che Jonas va a pescare i protagonisti del suo A Ciambra, film a metà tra il crudo realismo delle pellicole pasoliniane ed il tratto fantastico di François Truffaut.
Il giovane Pio corre veloce per le stradine calabresi come l‘Antoine Doinel de I quattrocento colpi, raccontando una società fantasma che vive tra le baraccopoli dei migranti venuti dall’Africa ed i campi rom che ospitano (?) famiglie in una condizione d’emergenza ormai divenuta permanente.
Il film è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2017 ed ha vinto due David di Donatello 2018. Incassi (Italia) € 165 mila euro.

Sicilian Ghost Story di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

David di Donatello alla miglior sceneggiatura, due Nastri d’Argento, premio Sundance Institute Global Filmaking Award al Sundance Festival del 2016 ed una percentuale di critiche positive del 92% su Rotten Tomatoes. Un milanese ed un siciliano si conoscono alla Scuola Holden di Torino e da lì non smettono più di lavorare insieme. Sicilian Ghost Story è uno dei film italiani più apprezzati all’estero degli ultimi anni, una storia che intreccia la mafia ad una narrazione surreale, per certi tratti molto vicina al fantasy. Punto di vista speciale, per la vicenda realmente accaduta dell’omicidio di Giuseppe Di Matteo, una bambina di 13 anni.
Sicilian Ghost Story ha incassato in Italia € 138 mila.

Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

A dimostrazione di quanto questa breve lista non voglia tenere conto della distribuzione di cui ha goduto il film, c’è il fatto che recentemente Mine di Guaglione & Resinaro è sbarcato su Netflix. 
Un lavoro ed un cast dalle ambizioni internazionali, con un superbo Armie Hammer nel ruolo di protagonista.
Due marines, dopo aver fallito una missione nel deserto, si perdono tra le dune. A peggiorare la situazione già di per sé precaria c’è il fatto che i due improvvisamente si ritrovano in un campo minato ed uscirne vivi sarà davvero complicato. Mine è un film in cui c’è tutto: l’azione, la guerra, l’amore, la psicologia di chi, in condizioni critiche, deve imparare a fare i conti con sé stesso.

Tra i film italiani degli ultimi anni è probabilmente uno di quelli che gioca di più col genere, dimostrando che per raccontare i dissidi dell’essere umano non necessariamente bisogna fare cinema d’autore.
Mine ha incassato in Italia € 1,3 milioni (che per un film di guerra sono comunque briciole).

Pierino, di Luca Ferri

Tra i film di questa lista probabilmente Pierino di Luca Ferri è quello che soddisferebbe a pieno le smanie indie di chi vorrebbe un po’ di vero cinema di nicchia. Se non fosse che se Luca Ferri sentisse la parola indie associata ai suoi lungometraggi probabilmente prenderebbe a morsi il suo interlocutore.
Pierino più che un film è un diario di bordo, un omaggio mai distribuito nei grossi circuiti perché forse anche il solo pensare ad una vita massmediale per un lavoro del genere significherebbe in parte tradirne le prerogative di partenza. Il Pierino del titolo è infatti un signore bergamasco appassionato di cinema, che per un intero anno si fa filmare una volta a settimana e registra in VHS le sue abitudini quotidiane.

Uno di quei casi in cui la struttura potrebbe essere replicabile all’infinito, prendendo personaggi diversi e vedere che effetto fa. Un uomo, una donna, un cavallo, un piatto di patatine fritte. Ciò che conta è filmare in 52 volte diverse l’evoluzione di qualcosa, testare il rudimentale mezzo di registrazione analogica per restituire intimità, familiarità, fugacità del nastro. Per questo vedere Pierino è un po’ come riuscire a rivedere una vecchia cassetta registrata. Prima soccombe l’impresa di ritrovare il mangianastri, poi arriva il piacere di una visione molto rumorosa.

Ricordi? di Valerio Mieli

In questa carrellata di film italiani di cui si è parlato troppo poco, Ricordi? di Valerio Mieli è di certo il lavoro più recente. Fresco il suo passaggio nelle sale, a svariati mesi dalla sua presentazione a Venezia 2018.
Luca Marinelli Linda Caridi sono una coppia che vive la propria vita sentimentale davanti allo schermo. I momenti passano, la storia evolve e finisce e allo spettatore non resta che la sensazione di aver assistito ad una seduta psicanalitica, ad un processo d’esposizione del ricordo che non restituisce nulla di oggettivo. I ricordi sono cose deformi, elementi intangibili della nostra memoria che è impossibile recuperare con lucidità. Valerio Mieli riesce a riportare sul grande schermo la fluidità dell’emozione, il valore delle piccole cose divenute improvvisamente deformi o improvvisamente luminose, a seconda del soggetto che è chiamato a rimembrare.
Ricordi? ha incassato al box office italiano 254 mila euro.

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