Cinque film inglesi da vedere prima della Brexit

Cinque film inglesi da vedere prima della Brexit

Ecco una lista di film inglesi per cercare di capire la Brexit

Quando a dei film inglesi pensi subito a cult come Trainspotting, alla comicità irriverente di Terry Gilliam ed i suoi Monty Python, oppure a quei geni visionari di Derek Jerman e Peter Greenaway.
Autori che hanno saputo filmare il proprio presente e condensarlo su pellicola, che hanno raccontato il tatcherismo o, prima ancora, le lacrime e sangue versate per rialzarsi da una guerra che aveva visto i sudditi di sua Maestà «con la testa nella bocca del leone» (vedasi il sempre aggiornato frasario di Wiston Churchill per approfondire).

C’è allora da scommettere che tra qualche decennio sui libri di storia si potrà leggere di una corrente di ragazzi arrabiati almeno tanto quanto i Lindsay Anderson e Lorenza Mazzetti che ripensarono l’idea di Free Cinema a metà anni cinquanta.
Il nuovo spartiacque stavolta è chiaro, la Brexit. Ed ecco quindi una breve lista di film che potrebbero anticipare questa nuova tendenza. Ma che, soprattutto, potrebbero aiutare noi a capire perché gli inglesi il 23 giugno del 2016 abbiano deciso che era arrivato per loro il momento di suicidarsi.

I, Daniel Blake, di Ken Loach

Non potevamo iniziare questa classifica sui cinque film inglesi per capire la Brexit senza Ken Loach. Il regista della riscossa, il poeta della working class inglese. Il suo è un cinema che ha sempre commistionato i generi, ha proposto grandi favole come in The Angel’s Share, ma anche storie dall’afflato epico come Il vento che accarezza l’erbaJimmy’s Hall. Avendo partecipato attivamente alle battaglie del Free Cinema, ci piace immaginare Ken Loach come una sorta di padrino, di collante tra il vecchio ed il nuovo. Ma soprattutto, come in I, Daniel Blake, Ken Loach è il regista della ribalta dei poveri, del riscatto dall’ingiustizia sociale.
Palma d’oro a Cannes 2016 (a pochissimi mesi dal Referendum), I, Daniel Blake porta sulla Croisette proprio uno dei suoi personaggi più classici, un operaio di Newcastle rimasto senza lavoro che deve fare i conti con una burocrazia farraginosa e spesso cinica. Lo Stato non c’è. E quando c’è, al posto di tutelare, penalizza i più deboli.

Locke, di Steven Knight

Una delle motivazioni più in voga tra i sostenitori del leave al referendum del 2016 era quella della troppa immigrazione. Tra i più invisi del Regno Unito sicuramente troviamo uomini e donne provenienti dai paesi slavi, che – così come gli italiani nel settore della ristorazione – contribuiscono a rendere competitivo il mondo dell’edilizia garantendo manodopera spesso a basso costo. E’ un tema questo che ritorna in Locke di Steven Knight, arrivato in Italia dopo un passaggio fuori concorso a Venezia nel 2013.
Uno straordinario Tom Hardy dopo una giornata di lavoro in cantiere affronta un viaggio in macchina per arrivare a Londra. Il futuro regista di Peaky Blinders decide di raccontare la storia di quel misterioso uomo seguendolo interamente nel tragitto in solitaria, costringendo lo spettatore a spiare la sua strana vita intercettando telefonate e visioni che Ivan Locke avrà mentre è alla guida.

This is England, di Shane Meadows

Per molti This is England è uno di quei film inglesi da avere ad ogni costo nella propria collezione di Blu-ray.
Una storia punk che racconta gli anni ’80 e quel senso di emarginazione che si respirava nelle periferie del Regno, lì dove gli scintillii londinesi sono troppo lontani e per sopravvivere bisogna imparare a dare qualche cazzotto. Il dodicenne Shaun Field cresce tra gli alcolizzati ed i nazi-skin, dando adito ad un personaggio talmente famoso Oltremanica che lo stesso Meadows continuò a seguire le gesta del suo personaggio scrivendo una serie tv di ben 3 stagioni.

Shakespeare a colazione, di Bruce Robinson

Un salto nella Londra del 1969. Camden Town non è ancora uno dei quartieri più in voga della città ma un quartiere per studenti squattrinati ed artisti in cerca di riscatto. Tra questi ci sono Whithnail e Marwood (Richard Grant e Paul McGann), due attori che condividono un appartamento fatiscente e cercano di sbancare il lunario.
Per uno strano caso del destino però i due amici si ritrovano invischiati in una storia dal classico humor inglese, persi tra i le mucche, i cottage e strani individui campagnoli.

Obey, di Jamie Jones

Tra i registi più promettenti della nuova scena inglese appuntatevi il nome di Jamie Jones. Dopo numerosi cortometraggi dal sapore urban quasi sempre aventi come set la cosmopolita Londra, il regista britannico approda al formato lungo raccontando degli avvenimenti che per molti furono preludio della futura guerriglia ideologica alla base della Brexit. Obey è il racconto dei noti scontri di Hackney avvenuti nel 2011 tra polizia e le comunità afro-caraibiche che vivono copiose nella periferia est londinese.
Tra i film inglesi dell’ultimo periodo, Obey è sicuramente uno dei più schietti nel filmare una realtà cruda, violenta, senza equità sociale. Una cosa sono i neon sempre accesi a Piccadilly Circus, un’altra è vivere nell’East End. Una stessa città ma due realtà siderali, tra hipster che vivono in barca sul Regent’s Canal e gang pronte a far scattare la rissa per un nonnulla.

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