UN UOMO TRANQUILLO | almeno fino ad un certo punto

UN UOMO TRANQUILLO | almeno fino ad un certo punto

 Un uomo che è un “vaso di Pandora”

“Un uomo tranquillo” è il nuovo film di Hans Petter Moland. Il regista norvegese propone nelle sale un non fedelissimo remake della sua commedia nera “In ordine di sparizione”, uscita nel 2014. Michael Shamberg, produttore di “Pulp Fiction, Out of sight e Get shorty, ha affermato di essere stato colpito dal lavoro di Moland; lui, che sa riconoscere un buon crime movie, ha scelto di farne un remake e di affidare la regia ancora ad Hans Moland. Anche se non è consigliabile fare il remake di un proprio film, Moland si è detto: “Perché no?”.

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Così per creare il remake il regista norvegese ha scelto probabilmente l’attore più adatto che si potesse calare in una parte del genere: Liam Neeson. La pellicola di Moland è un mix di generi e tematiche, ma l’aspetto principale della vicenda è il desiderio di un padre di vendicare la morte del proprio figlio. A chi se non Liam Neeson, che si era già calato in simili vesti, poteva essere affidata questa parte? Ma “Un uomo tranquillo” è un film che va aldilà della violentza ed è accompagnato da un humor nero indistinguibile. Nels Coxman, il protagonista, non è un personaggio qualsiasi ma un “vaso di Pandora”, come lo definisce lo stesso Neeson.

Un uomo tranquillo finché non muore il figlio

La pellicola inizia con Nels Coxman che viene eletto miglior cittadino di Kehoe, una località turistica dell’Alaska. Tutto è in equilibrio finché non viene ritrovato morto suo figlio. La circostanze della morte sono oscure perché Kyle, il giovane ragazzo, sarebbe deceduto per overdose ma non era un drogato. Da lì Nels vuole soltanto una cosa, scoprire la verità e fare vendetta. Dante, un amico del figlio, confessa a Nels di essere riuscito a fuggire dagli uomini che li avevano presi. Tutto per una borsetta di cocaina rubata all’aereoporto, Speedo, un criminale del posto voleva punirli. Quello che sapeva sull’uccidere e sulla criminalità Nels lo aveva letto nei romanzi gialli. Era un uomo tranquillo, ora sempre meno. Con un fucile a canne mozze parte alla ricerca di Speedo, che è solo l’ultimo ruota del carro da cui è partito l’ordine di punire i due ragazzi. Per compiere la vendetta del figlio Nels disseminerà cadaveri, mentre fraintendimenti e vecchie inimicizie genereranno altri morti. Odio e violenza alimentano il motore di una pellicola capace di far emergere dal bagno di sangue in cui è ambientata i caratteri dei personaggi e gli aspetti umoristici. Il sangue macchia un paesaggio candido come quelle delle montagne dell’Alaska, riproponendo, forse, il contrasto di un film violento ma contro la violenza, che denuncia l’inutilità della vendetta.

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Perché il sangue porta altro sangue: è un meccanismo tipico del film che già s’intuisce leggendo il titolo del film da cui proviene il remake, “In ordine di sparizione”. Infatti cadavere dopo cadavere inizia a compiersi una vendetta personale, dalle cui azioni irrazionali scaturiscono altri desideri di vendetta in mondo di uomini la cui legge morale sembra recitare che una morte si ripaga con la morte. Il bello del film è che questo aspetto brutale e animalesco dell’essere umano è accompagnato da un humor quasi macabro ma che genera gli effetti ricercati. La narrazione, infatti, si mantiene sempre in equilibrio; le decine di cadaveri prodotte da un desiderio di vendetta esponenziale sono bilanciate con raffinate tecniche di riso. Il film diverte anche. Ma tutto ciò non distoglie lo sguardo dall’obbiettivo della pellicola che si concentra sull’inutilità dei gesti compiuti da questi uomini. Due sono i personaggi positivi del film, un’ispettrice di polizia e un bambino; quest’ultimo dirà nelle prima scene, mentre il cinico padre lo esorta a reagire contro i bulli: “non posso farlo, sarei stupido come loro”.

La vendetta è una cosa inutile

Il senso della frase molto retorica pronunciata dal bambino lo spiega meglio Hans Moland, quando risponde alla domanda se la scelta di Liam Neeson fosse dovuta ai ruoli che aveva interpretato in passato. Dopo aver elogiato le qualità recitative di Neeson, Moland dichiara però che c’è “una grande differenza tra questo film e gli altri fatti da lui in precedenza, cioè il film non riguarda lui che salva sua figlia. Non c’è nessun figlio da salvare qui. E’ già morto. Quindi i protagonisti qui  sono la rabbia e il lutto per la perdita di una persona cara, più di ogni altra cosa”. Aggiunge, infatti, che il film “si è focalizzato sulla vendetta come strategia non praticabile ai fini di una vita produttiva, per gli uomini e per le loro famiglie. Non è proprio una buona idea vendicarsi, anche se è divertente vedere la gente che lo fa”. Come già accennato, infatti, il film è ricoperto da una patina umoristica.

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La trama vorticosa che si sviluppa tutta nella placida cittadina di Koehe, Schamberg l’ha definita completa, nel senso che ha tutte le caratteristiche che si possano richiedere ad un film del genere. Il pubblico sarà emotivamente coinvolto dai personaggi, soddisfatto per il film d’azione, e anche sorpreso da quanto si diverte. E’ un film in cui l’equilibrio deve essere sempre al punto giusto”. Quella che potrebbe sembrare una pellicola fatta di cliché in realtà si rivela un lavoro abbastanza complesso, la cui intensità deriva dal motivo centrale, la vendetta di Nels, e i numerosi particolarissimi personaggi che prendono parte in maniera attiva o passiva alla carneficina che si compie nel corso del film: sempre col sorriso. L’ambientazione è perfetta per realizzare il contrasto che la pellicola produce. Lo stesso montaggio viene in supporto di questa funzione, regalandoci talvolta l’immagine di una splendente giornata di Kehoe, altre volte uno spazzaneve immerso nel buio.

 

VOTO 7

 

TITOLO Un uomo tranquillo

 

DURATA 118 minuti

 

PRODUZIONE Michael Schamberg, Ameet Shukla, Steven Kvae, Finn Gjerdrum

 

REGIA Hans Petter Moland

 

SCENEGGIATURA Frank Baldwin

 

MONTAGGIO Nicolaj Monberg

 

CAST Liam Neeson, Tom Bateman, Tom Jackson, Emmy Rossum, Laura Dern.

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