LONTANO DA QUI | Siamo abbastanza belli per apprezzare l’arte?

LONTANO DA QUI | Siamo abbastanza belli per apprezzare l’arte?

Il bisogno di arte, di sentirsi vivi attraverso di essa, la mancanza totale di poesia in una società che lascia avvizzire le menti più creative: questi i temi centrali di Lontano da qui. Un film incredibilmente intimo e diretto con estrema leggiadria da Sara Colangelo, giustamente premiato per la Miglior Regia al Sundance Film Festival 2018, da sempre fucina di titoli sconosciuti ai più ma degni della massima considerazione. Quella che si svolge davanti ai nostri occhi è la storia tragica eppure così atipica di una dilettante dell’arte. La storia di una donna che dietro alle migliori intenzioni nasconde una personalità distorta e che nel suo bisogno di far apprezzare a tutti il valore dell’arte non fa che sminuire la componente spontanea e geniale dell’artista.

Lontano da qui

Lisa Spinelli (Maggie Gyllenhaal) svolge da più di vent’anni il ruolo di maestra in un asilo a Staten Island. Sopraffatta dalla monotonia della sua vita, sia scolastica sia familiare, la donna si iscrive ad un corso di poesia. Non è brava e lo sa benissimo, non riesce ad affrontare il giudizio dei suoi colleghi di studi e del suo professore, ma il solo fatto di poter sfogare la sua creatività la rende felice. Quando una mattina un suo giovane studente di cinque anni, Jimmy (Parker Sevak), rimasto solo in classe, compone una meravigliosa poesia mentre è assorto nei suoi pensieri, Lisa comprende cosa sia un vero talento artistico. Determinata a far conoscere al mondo le capacità del bambino, la maestra decide di coltivare e tenere al riparo il dono innato del suo alunno, allontanandolo dalle distrazioni e dall’indifferenza della società. Fino a spingersi ben oltre i limiti della sua professione.

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In Lontano da qui assistiamo inermi alla presa di coscienza di un essere umano di fronte alla grandezza della creazione artistica. Per quanto Lisa possa impegnarsi nello scrivere poesie, nell’amare e nel valorizzare l’arte, la povera donna non potrà mai raggiungere il livello di Jimmy, che a soli cinque anni è un artista più vero di lei. Egli infatti crea per se stesso, recita i propri versi indipendentemente dallo spettatore. Lui non sa se quella sia arte o meno, ma sa che quando è il momento lui dovrà recitare i propri versi, camminando come nel bel mezzo di una trance mistica. In questo la follia di Lisa desta un forte quanto devastante sentimento di pietà. Il suo bisogno di scrivere i versi del piccolo, la sua voglia di mostrare al mondo la bellezza di quelle parole, messe in fila quasi per caso a differenza delle sue ricercate quanto sterili figure retoriche, sono atti che sortiscono come unico effetto quello di deturpare una purezza irraggiungibile.

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I personaggi che nel film appaiono più veri e lucidi sono paradossalmente proprio coloro che Lisa disprezza. I suoi figli, intenti l’uno nell’iscriversi in Marina, l’altra nello sfogare le sue pulsioni adolescenziali come meglio può; suo marito, l’unico ad amarla incondizionatamente, a supportarla nella scrittura delle sue poesiole pur non avendo il benché minimo interesse verso l’arte; addirittura l’insegnante del corso, che si rivela viscido manipolatore ma sa riconoscere un vero poeta quado ne legge uno, non quando gli si presenta tale. Tutti loro, pur nella totale aridità artistica, compiono il proprio dovere nella vita senza dover cercare approvazione alcuna. D’altro canto, Lisa, così intenta a diffondere la bellezza e il valore dell’arte ai quattro venti, a convincere gli altri ad apprezzare il poeta di fronte ai loro occhi, sazia solamente la sua dissennata follia, deturpando invece quello che è il momento più magico che possa esistere: l’atto della creazione.

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Quell’afflato mistico che muove il piccolo Jimmy, così ingenuo ma allo stesso tempo così vivo, viene sfruttato ed impoverito per una sete egocentrica di verità artistica. Il bisogno sciagurato di un singolo mosso non dalla cattiveria, ma da una cieca illusione di fondo, cioè che tutti debbano apprezzare l’arte. Chi non ha le coordinate specifiche per farlo, o semplicemente chi non sente dentro di sé il bisogno di avvicinarsi alla bellezza insita nella creazione artistica, non potrà essere convinto. Così, Lontano da qui lancia un potente messaggio di speranza celato in un finale melanconico: coltiviamo il talento quando ne riconosciamo uno, ma lasciamo che spicchi il volo da solo. Perché l’arte, e in questo caso la poesia, troverà sempre un modo per toccare i cuori delle persone. Anche i più lontani, anche i più sterili.

 

VOTO 7,5

 

Dati tecnici di Lontano da qui

TITOLO: Lontano da qui
TITOLO ORIGINALE: The Kindergarten Teacher
USCITA: 13 dicembre 2018
REGIA: Sara Colangelo
SCENEGGIATURA: Sara Colangelo
DURATA: 96 minuti
GENERE: drammatico
PAESE: Stati Uniti d’America, 2018
CASA DI PRODUZIONE: Maven Pictures, Pie Films, PaperChase Films
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Officine Ubu
FOTOGRAFIA: Pepe Avila del Pino
MUSICHE: Asher Goldshmidt
MONTAGGIO: Marc Vives, Lee Percy
CAST: Maggie Gyllenhaal, Parker Sevak, Anna Baryshnikov, Rosa Salazar, Michael Chernus, Gael García Bernal

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