VOX LUX | Ritratto storico del XXI secolo

VOX LUX | Ritratto storico del XXI secolo

Vox Lux è il nuovo film di Brady Corbet presentato in concorso alla 75a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ci sono dei registi che non possono essere presi passivamente, come dei film che per essere capiti bisogna analizzarli. A Venezia mi è capitato ogni anno di trovare almeno una pellicola che avesse queste caratteristiche. Non una lettura immediata della storia ma un lento sedimentarsi che fiorisce in testa, a volte dopo qualche ora, a volte dopo qualche giorno, ma sicuramente a chi tenta di scavare nel profondo non rimarrà inosservato.

L’anno scorso Mother di Darren Aronofsky è stato fischiato in sala, ma alcuni lo hanno dipinto come capolavoro (io tra questi). Il film di Brady Corbet, autore tra l’altro del tanto amato-odiato L’Infanzia di un Capo, è stato contestato durante la proiezione stampa, ma il retrogusto sembra dire che non è per niente qualcosa di banale. L’introspezione del racconto nasconde stati e substrati da analizzare, capire e far venire allo scoperto.

E’ uno di quei film che si dovrebbe vedere più e più volte, e sicuramente si troverebbero degli elementi nuovi ad ogni visione. La storia parte nel 1999, quando Celeste (Raffey Cassidy) riesce a sopravvivere a una violenta tragedia nella sua scuola. Durante i funerali canta una canzone scritta per i suoi compagni e le loro famiglie.

La sua musica diventa subito una hit grazie a sua sorella, (Stacy Martin), autrice, e il manager (Jude Law). Celeste diventa subito famosa grazie anche a un grande potere emotivo che la rende “la sopravvissuta” agli occhi di tutti, ma mentre compie la sua ascesa perde la sua innocenza diventando un’icona, una superstar internazionale.

Nel 2017 Celeste (Natalie Portman) è adulta e sta ritornando in auge dopo un incidente che ha fatto vacillare la sua carriera. In tour con il suo sesto album, Vox Lux, affronta il rapporto con sua figlia, la sorella, con i giornalisti, e la sua carriera. Il tutto circondato da un clima di Terrore. La storia si plasma sugli avvenimenti esterni che ci trasformano, a prescindere che si parli di esseri umani, di nazioni o di dèi.

Le canzoni sono state composte da Sia, interpretate da Natalie Portman.

Lei è un’autrice molto prolifica – dice Brady Corbet – e non avrei potuto pensare ad altri perché Celeste è un mix di personaggi reali e fittizi.

Non è stato affrontato come un film musicale, ma come un film drammatico nonostante si sia lavorato per più di un anno alla colonna sonora.

Per quanto riguarda i film musicali non so che ruolo potrà avere il mio nell’ambito di questo genere – continua il regista sorridendo – ma non intendo farne un altro.

Come raramente accade ormai, Vox Lux è stato girato in 35 mm.

Mi sento fortunato perché è il mezzo che ho sempre voluto utilizzare. E’ una difficile opzione per i giovani cineasti e questo è un peccato. Togliere la possibilità di girare in pellicola è una tragedia.

Se il precedente film, L’infanzia di un capo, raccontava una Europa che cambiava durante il XX secolo, Vox Lux si può quasi definire un seguito dall’altra parte del secolo. Un melodramma girato in America tra il 1999 e il 2017 che ha come protagonista una pop star chiamata Celeste e racconta attraverso i suoi occhi gli eventi chiave e modelli culturali che hanno definito l’inizio del XXI secolo.

Il film non vuole essere didattico o pedagogico, ma una storia, quasi una fiaba – cadenzata dalla voce narrante -, una riflessione su quello che abbiamo passato negli ultimi venti anni. E’ un ritratto storico: dalla strage nella scuola, al crollo delle torri gemelle, all’idolatria delle pop star. Vox Lux disegna esattamente questo secolo, senza dare un giudizio. Eppure guardandolo ci si rende conto che tutti gli avvenimenti che stiamo vivendo ci stanno profondamente cambiando, non necessariamente in meglio.

 

 

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