LA PROFEZIA DELL’ARMADILLO | Non far scadere il tempo

LA PROFEZIA DELL’ARMADILLO | Non far scadere il tempo

Nella sezione Orizzonti concorre il film La Profezia dell’Armadillo firmato da Emanuele Scaringi, tratto dal bestseller di Zerocalcare.

Chi conosce i fumetti del famoso autore romano sicuramente in questa pellicola vedrà quasi una trasposizione perfetta. Le storie che affronta Calcare nel fumetto pubblicato dalla Bao Publishing trovano riscontro anche nelle scene del film. La sceneggiatura, rispetto al libro, si avvale di un filone narrativo molto forte: la morte dell’amica d’infanzia di Zero e Secco, Camille.

Zero vive a “Tiburtina Valley”, una periferia di Roma, la terra dei Mammuth come dicono i residenti. E’ un disegnatore che cerca di arrabbattarsi per vivere facendo ripetizioni di francese, cronometrando le file del check – in in aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali indipendenti. Fin qui sembra tutto normale, ma ogni volta che Zero torna a casa trova ad attenderlo la sua coscienza, un Armadillo in carne e ossa,o meglio, placche e tessuti molli, che lo aggiorna su cosa succede nel mondo e gli consiglia come agire. Secco è l’unico amico che gira nella vita di Zero, a parte l’Armadillo ovviamente. Quando vengono a sapere della morte di Camille, la loro ex compagna di scuola e amore segreto di Zero a cui non si è mai dichiarato, il ragazzo capisce che deve fare i conti con la propria coscienza, con quello che sta facendo, come sta buttando il suo tempo e soprattutto cercando di far fronte a una vita dalla quale sembra essere tagliato fuori.

La profezia dell’Armadillo parla a muso duro a tutti quei trentenni che si sentono in balia degli eventi, che non sanno a chi rivolgersi e che non hanno idea di come poter camminare in questo mondo che si evolve così rapidamente e che cerca di schiacciare coloro che provengono “dal basso”. Quasi come se i trentenni, ma il discorso potrebbe allargarsi fino ai quarantenni, non esistessero più, fossero in una sorta di buco nero da cui è difficile uscire. Non si è abbastanza giovani per certe cose, né troppo maturi per altre. I liberi professionisti purtroppo pagano a caro prezzo questa mentalità.

Per molti trentenni la vita non è diversa da coloro che sono appena usciti dalle superiori. Sicuramente il sistema ripete ad alta voce il loro fallimento e non si hanno attenuanti. Per la società sono considerati degli adulti, ma nella pratica il trentenne è un ragazzo sospeso in un limbo, con lavoretti precari nonostante la laurea o le lauree, alcuni ancora costretti a vivere con i genitori, quasi esclusi dalla società. E questo si evince grazie al personaggio di Zero, interpretato da uno straordinario Simone LIberati e Secco, rappresentato dall’altrettanto talentuoso, Pietro Castellitto.

E poi c’è l’Armadillo, dentro il quale si nasconde Valerio Aprea. Forse molti di noi hanno un Armadillo come amico, quella parte del nostro essere talmente incombente e sviluppata che sembra sia qualcuno o qualcosa in carne ed ossa, che ci consiglia, che ci dice che fare, ma che a volte ha delle idee così strampalate che non possono essere seguite. Eppure nel suo modo assurdo e anche un po’ inquietante di esprimersi c’è sempre un fondo di verità. Una parte di noi che a volte però dovremmo tentare di far tacere perché ci porta nel mondo dei dubbi e delle incertezze. Insomma, l’armadillo è un grillo parlante che mette un po’ d’ansia e a volte sbaglia, ma di cui non si può fare a meno.

Una storia di periferia, ma universale. La storia di un ragazzo tormentato e in balia degli eventi, di un giovane che non riesce mai a prendere la decisione giusta. Ma qual è la decisione giusta se non tentare e buttarsi? E Zero fa proprio questo senza neanche rendersene conto, esce dal suo bozzolo per affrontare mille avventure e peripezie, fosse anche andare in motorino con il suo amico senza sapere la meta, o addirittura prendersi un aperitivo al centro storico. Buttarsi e mai fermarsi, perché la vita è così: si deve assaporare oggi e succhiarla come se fosse una fragola matura, rischiando anche che sia amara.

E come dice il guardiano del tempismo, personaggio del fumetto di Zerocalcare, quando la sveglia suona e Calcare pensa che sia proprio quello il momento per agire:

“[…] è troppo tardi, cojone. […] Chi te le ha messe in testa ‘ste fregnacce [ndr: attesa, tempismo]? Lo capisce pure un macaco che la sveglia suona quando scade il tempo.

E quindi senza far scadere il tempo altrimenti potremmo urtare la suscettibilità del Guardiano del Tempismo, che non è proprio un bel tipino, prendiamo la vita così come viene, le occasioni che ci capitano e cerchiamo di saperle capire e comprendere, lottiamo per ciò in cui crediamo, prima che suoni la sveglia e sia troppo tardi.

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