THE SISTERS BROTHERS | La tenerezza maschile: una forma di progresso civile 

THE SISTERS BROTHERS | La tenerezza maschile: una forma di progresso civile 

Questi cowboy si esprimono con fluidità, si lavano i denti con lo spazzolino, parlano molto, fanno considerazioni di un certo rilievo e piangono la morte del proprio cavallo. The Sisters Brothers di Jacques Audiard (Dheepan – Una nuova vita, 2015), in Concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, rilegge il genere western ponendolo ad un bivio tra brutalità e civilizzazione, tra rozzezza e tenerezza. La violenza è la vera arretratezza.

Jake Ghinneghall, John C. Reilly e Joaquin Phoenix in The Sisters brothers sono i cowboy in trasformazione di Audiard. Charlie (Phoenix) e Eli (Reilly) Sisters sono due fratelli che vivono in un West selvaggio e ostile. Uccidono con abilità e senza scrupoli e, sebbene dispongano ormai di qualche mezzo, vivono in modo rozzo, ma nell’animo non sono del tutto rudi; almeno non Eli, il maggiore dei due, che sogna di vivere una vita normale. Sono stati assunti dal Commodoro per trovare e uccidere un uomo, il chimico Morris (Riz Ahmed) a cui danno una caccia spietata dall’Oregon alla California con l’aiuto a distanza di Hermann Kermit Warm (Ghinnehaall), cowboy idealista e un po’ dandy. Le loro strade si incrociano e il loro viaggio diventa, più che un’avventura nel selvaggio West, un percorso umano.

Audiard chiarisce di non aver voluto fare un western in senso stretto. Non si definisce un esperto del genere e il suo film si discosta molto da quella mitologia. I classici elementi del western, come sparatorie, risse nei saloon e nei bordelli, cavalcate e fughe nella prateria, notti pericolose all’addiaccio in boschi insidiosi e cose simili, non mancano, ma The Sisters brothers è, secondo il regista, più che altro una fiaba macabra. È la storia di un viaggio che segna un passaggio da un’epoca più primitiva del West ad una fase più evoluta dal punto di vista della civiltà. Un viaggio che suscita nei suoi protagonisti, specialmente in Eli, una sensibilità umana più raffinata.

L’idea del progetto di The Sisters brothers proviene dallo stesso John C. Reilly e da sua moglie Alison Dickey, che oggi compare tra i produttori del film, i quali alcuni anni addietro avevano proposto al regista francese un romanzo di Patrick de Witt, di cui erano titolari dei diritti. Il romanzo ha trovato il pieno favore da parte di Audiard. È stato soprattutto il tema della fratellanza a fare immediatamente breccia nell’interesse del regista. Secondo Audiard si tratta di un romanzo di formazione in cui due adulti non ancora cresciuti, sperimentano un’evoluzione che passa anche attraverso l’amore che li lega.

I fratelli Sisters, in modo diverso l’uno dall’altro, sembrano andare incontro quasi involontariamente ad una forma più evoluta di convivenza civile ed umana in un West che all’epoca era ad un punto di svolta. Eli e Charlie sperimentano sulla propria persona e all’interno del rapporto che li lega le fasi di questo cambiamento. Ne risulta un racconto molto garbato ed equilibrato, che non nega emozioni, ma che avanza con discrezione prendendo sempre più le distanze dalla violenza man mano che la narrazione procede.

Le musiche di Alexadre Desplat accompagnano le immagini delle suggestive delle location, perlopiù europee. Anche il compositore francese ha cercato di evitare di cadere nella trappola delle classiche musiche da western. Lo sforzo di Desplat si è infatti concentrato sull’idea di dover creare una musica per un western  senza però fare una musica da western.

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