Il cineocchio è un cinepugno (parte 2)

Il cineocchio è un cinepugno (parte 2)

Malgrado ciò l’attitudine dello spettatore restava la stessa, immutata, delle origini. Una cieca fiducia nel mezzo che riprendeva e nella luce che proiettava immagini sullo schermo. La film, come veniva chiamata la pellicola fino ad almeno gli anni ’20, non poteva che raccontare fatti realmente accaduti.
Lo stupore era genuino, ad esempio, quando Georges Méliès faceva scomparire i suoi personaggi mentre camminavano tranquilli. Oppure sincera era la paura quando un treno in corsa sembrava scagliarsi contro la platea attonita.
Storie che fanno sorridere, a pensarci ora. Dopo più di centoventi anni il cinema oggi combatte con la problematica opposta, quella del «ma dai, era soltanto un film!».
Lo spettatore contemporaneo è abituato a più di un secolo di storie, a decine di migliaia di racconti che hanno fatto più o meno scalpore. Ma assieme a quel mutamento di prospettiva sulla credulità, è cambiato anche il rapporto che un cinefilo medio ha nei confronti del cinema.
Nel momento in cui quella vecchia macchina da presa viene tranquillamente ingabbiata nella scocca di un iPhone qualsiasi, nel momento in cui ogni singolo istante della nostra vita può diventare davvero un’ accozzaglia di pixel più o meno definita, l’indagine sul reale diventa qualcosa di ben più pericoloso. E allora, cosa è successo allo spettatore tra The Man with the Movie Camera e The Entire History of You, episodio di Black Mirror?


In quella puntata infatti si raccontava di lenti a contatto futuribili che consentivano di immagazzinare su memoria tutto ciò che veniva visto dall’occhio che le indossava. La morale della storia è che, alle volte, un po’ di sana damnatio memoriae non può che farci bene.
Lo spettatore di oggi è anche un autore, regista e scrittore di sé stesso e delle sue Instagram Stories. Il cine-occhio è diventato un cine-pugno, ma non come lo intendeva Eejzenstejn. E’ un cine-pugno dentro il quale custodiamo gelosamente un affaruccio che ci rende ogni giorno più divi, schiavi di un meccanismo che ci appaga solo se abbastanza visualizzati.

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