Io, Dio e Bin Laden | Paese che vai usanze che trovi

Io, Dio e Bin Laden | Paese che vai usanze che trovi

Dal 25 luglio al cinema tornerà a far parlare di sé il genio fuori dagli schemi di Larry Charles, regista e sceneggiature noto ai più per opere che hanno fatto notevolmente discutere per la loro eccentricità come Borat e Bruno. In Italia la distribuzione è stata firmata dalla Koch Media, la quale ha posto un importante timbro su quello che promette di essere un film che farà molto parlare di sé.

Tutto ruota intorno alla visione di Gary Faulkner. Una folgorazione divina per questo piccolo grande uomo, ex detenuto e senza tetto, affetto da disfunzioni renali. Dio gli ha affidato una missione, alla quale lui ha deciso di dedicare anima e corpo: partire alla volta del Pakistan, trovare il leader terrorista Osama bin Laden e portarlo in ceppi negli Stati Uniti, affinché venga giudicato per i suoi crimini. Il ruolo del protagonista è affidato all’esperienza e al coraggio di Nicolas Cage, che farà vivere allo spettatore le conturbanti traversie di un americano doc, figlio del suo tempo e di certo condizionato da una visione estremamente nazionalista e patriottica del suo paese.

Io, Dio e bin Laden è la consacrazione dell’eccentrico, il neo realismo contemporaneo che si mescola con la commedia autobiografica. Un’opera di tale stampo non poteva essere affidato ad un altro regista e ad un altro attore che non fossero Charles e Cage. Il primo è certamente noto per la sua qualità quasi folle, in grado di spazzar via la classica lettura ordinaria di una sceneggiatura e donarle qualcosa di unico e provocatorio, ironico e graffiante. Il secondo può essere di certo considerato ad oggi una delle star hollywoodiane più eccentriche e coraggiose che esistano. Un duo che è destinato a funzionare già in partenza. La commedia spazia attraverso la più genuina e quasi innocente follia di questo strano individuo, il quale ormai da quasi un decennio si è consacrato alla causa divina; nemmeno la notizia della dipartita del capo dei talebani lo ha scoraggiato dai suoi viaggi in medio oriente. Sembra di assistere a una commedia che sfiora l’assurdo teatrale, eppure nulla di ciò che viene mostrato è fittizio e le domande su quanto di questo personaggio sia vero si accavallano nel corso della visione. Eppure le risposte sono sempre le stesse. Davvero quest’uomo va in giro con una Katana? Sì. Davvero è riuscito a convincere il suo medico curante a prestargli dei soldi, così da poter comprare una barca a vela e navigare verso il lontano Pakistan? Sì. Davvero qualcuno è stato così folle da autorizzargli un visto per farlo partire in aereo? Sì. Tutto scritto, ma tutto reale. Questo film lo si può intepretare attraverso due chiavi di lettura. La prima, certamente la più immediata e avventata, che si tratti della classica autocelebrazione americana, un alibi per portare in auge i valori, seppur estremizzati, racchiusi nell’espressione italica Dio, Patria e famiglia! La seconda, possibilmente anche la più plausibile, è che la coraggiosa storia di Gary sia un insegnamento di come tutto è possibile, se lo si vuole, qualunque cosa; persino trovare dal nulla i mezzi per andare a catturare uno dei più famigerati criminali della storia moderna. Il no non compare nel vocabolario di quest’uomo, il quale scena dopo scena (mese dopo mese) continua a prendere batoste, a fari buchi nell’acqua, eppure è sempre lì, immune al concetto di fallimento, forte della sua fede in Dio e nella missione da lui affidatagli. Charles probabilmente offre anche una critica al sistema americano. Più volte nel film si nota come le idee di Gary, strampalate e altresì sconnesse riescano a far breccia nella mente di molti americani, i quali in un modo o nell’altro hanno sostenuto e continuano a sostenere la sua campagna. Qualcuno potrà affermare che costui necessiterebbe delle cure di un bravo specialista, ma molti lo appoggiano, lo finanziano. La sua storia è diventata oggetto di grande dibattito e la sua eco si è fatta strada tra i salotti dei più noti talkshow a stelle e strisce. Persino i proventi di questo film serviranno a sostenere la sua missione.

Nicolas Cage sembra rinato, reduce dalle sue ultime sciagure cinematografiche, alle quali non poteva rinunciare per le sue note questioni economiche. L’attore che ha scritto la storia del cinema con colossi cult del calibro di Con Air, Via da Las Vegas, Face/off e molti altri, grazie alla sceneggiatura di Rajiv Joseph e Scott Rothman, si rilancia, e visibilmente sovrappeso e malcurato dona al suo protagonista una lettura vera, genuina e ricca di eccellenti sfumature, quasi nuove e inaspettate per un attore spesso considerato poco valido a livello espressivo.

La fotografia di Anthony Hardwick ha saputo cogliere l’essenza e la luce di luoghi dal fascino misterioso e quasi sconosciuto dei paese mediorientali, così come alcune trame e inquadrature che irrompevano attraverso lo schermo e trasmettevano allo spettatore lo stesso senso di smarrimento e ansia che talvolta catturava il protagonista durante la sua permanenza a migliaia di chilometri da casa.

Larry Charles e la sua squadra regalano una commedia coraggiosa, che lancia anche in orbita europea il racconto di un uomo senza limiti, implacabile, un genio e un folle, la cui storia poteva essere narrata solo da chi ha fatto della follia la chiave del proprio successo.

 

Io, Dio e Bin Laden

Voto: 6.5

Genere: commedia, satirico

Anno: 2018

Regia: Larry Charles

Sceneggiatura: Rajiv Joseph, Scott Rothman

Produttore: Emile Gladstone, Julie Goldstein, Jeremy Steckler, James D. Stern

Produttore esecutivo: Patrick Newall

Distribuzione (Italia): Koch Media

Fotografia: Anthony Hardwick

Montaggio: Christian Kinnard

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