A Quiet Passion | L’anima di una grande donna in un affresco in movimento

A Quiet Passion | L’anima di una grande donna in un affresco in movimento

 “Per un istante d’estasi noi paghiamo in angoscia

Una misura esatta e trepidante, proporzionata all’estasi.

Per un’ora diletta, compensi amari d’anni,

centesimi strappati al dolore, scrigni pieni di lacrime”.

Emily Dickinson.

 

Nel cinema per dar vita a qualcosa di puro, sacro, quasi venerabile nelle immagini, bisogna necessariamente amare quel qualcosa. Terence Davies si confessa come se in gioventù fosse stato il timido pretendente di una donna inarrivabile, dai gusti sopraffini e al di sopra di ogni desiderio. Eppure Davies, delicatissimo artista dell’immagine e della contemplazione di essa, riesce a carpire e a lanciare sul grande schermo l’essenza di una della più grandi poetesse dell’umanità, Emily Dickinson. Ci vuole coraggio e passione per creare un simile biopic, così come altrettanto coraggio ci vuole per produrlo e altresì distribuirlo, valorizzando un regista il cui genio non è mai stato consacrato come avrebbe meritato.

L’opera ripercorre l’esistenza della scrittrice americana, il suo rapporto con la famiglia e intorno a lei, con importante rigore, viene disegnato un quadro della società ottocentesca. La Dickinson sente su di sé il peso di un’epoca che non le appartiene, che non merita i suoi scritti e la sua visione estremamente avanguardista. Donna di raffinatissimo ingegno, che consacrò la sua vita alla contemplazione del mondo, della vita e della morte, rinchiusa nella sua casa natale. L’ottusità degli editori del tempo fece sì che di centinaia di opere in versi da lei elaborate, solo una dozzina videro la luce. Gli ultimi anni, quelli che seguirono la morte di entrambi i genitori, segnarono Emily al punto da spingerla a non abbandonare più nemmeno la sua camera; un lamento di rassegnazione, prima della sua precoce dipartita.

Il film è una pietra preziosa minuziosamente raffinata. Davies crea un’opera d’arte in movimento, regalando allo spettatore un piacere sensoriale immenso. Grazie anche al lavoro di una superba Cynthia Nixon, la poetessa ritorna nel mondo dei vivi per narrare la sua storia, i suoi turbamenti, la sua irrequietezza. Il regista britannico consacra un’artista dalle mille sfaccettature, malamente giudicata dai posteri e che in vita ha sempre subito la sua inadeguatezza in una società incravattata di bigottismo e superficialità. La Nixon è sublime, lontana anni luce dalla Miranda Hobbes di Sex and the City. L’attrice che nel 2006 si aggiudicò l’ambito Tony Award, conquista il cuore e l’anima del suo regista e dello spettatore con un’interpretazione vellutata, appassionata e sofferente. Lo spettatore si perde nei versi recitati, negli scatti d’ira veri e genuini e nelle furbe invettive contro la società patriarcale del tempo. Solo Davies poteva avere per le mani la possibilità di realizzare questa soave opera biografica.

Un uomo immenso, il quale confessa alla stampa di come abbia approcciato alla sua poesia da giovanissimo e di come si fosse sentito intimamente coinvolto dal grido sofferente della poetessa. Lui che si consumava le ginocchia a furia di pregare Dio affinché lo rendesse uguale agli altri (Terence Davies è notoriamente omosessuale).

Questa inadeguatezza si è riflessa nel suo film, grazie proprio a quella della protagonista. Tecnicamente impeccabile, A Quiet Passion gode di un montaggio lento, soffuso, grazie al quale si può ammirare e quasi assaporare con gli occhi lo splendore delle immagini e della fotografia. Il film è stato girato tra la campagna belga e quella dei luoghi dove la poetessa ebbe i natali. Il montaggio lungo, con scene dilatate, è un marchio di fabbrica di Davies. Solo in questo modo il pubblico può cogliere i giochi di luce, i colori e la straordinaria fotografia di Florian Hoffmeister.

Lo stesso regista dichiara come spesso i montaggi frenetici non diano alcun valore all’immagine, divenendo quasi fastidiosi. Lui trasforma il montaggio in un finissimo ricamo e solo grazie a un movimento lento e sinuoso dell’ago si può dar vita a qualcosa di bello per gli occhi. L’atmosfera che si respira è quella consona alle opere di Čechov e Ibsen, illustri drammaturghi d’epoca ottocentesca. Questa sceneggiatura calca la mano sul modo di pensare che solo i grandi artisti del tempo possedevano. Un’epoca in cui tutto era più lento e ragionato, quando ancora si aveva la possibilità di interrogarsi e dialogare sulle incertezze della vita e i timori della morte. Il tempo dei balli da sala, in cui la musica riecheggiava per le stanze di grandi abitazioni, illuminate dalle timide luci dei candelabri. Questo è ciò che il film riesce a trasmettere; commuovendo, scuotendo lo spirito di chi è nato un secolo e mezzo dopo. Un film tremendamente sensibile, creato da un’anima sensibile e sorretto dal talento indiscutibile dei suoi attori. Perdersi in tecnicismi, tipici della critica moderna, sarebbe quasi un insulto per questo prodotto cinematografico, ingiustamente offuscato dalle mega produzioni e dai colossi nati per fare cassa. A Quiet Passion è un film che ti solleva dalla poltrona e ti fa fluttuare indietro nel tempo, risvegliando la più umana sensibilità, toccando le corde dell’anima, quelle corde che solo un’artista infinita come Emily Dickinson è in grado di raggiungere.

 

Il film è stato distribuito in Italia dal 14 giugno 2018.

Voto: 10

Paese di produzione: Regno Unito, Belgio

Anno: 2016

Durata: 125 min

Genere: biografico, drammatico

Regia: Terence Davies

Con: Cynthia Nixon, Jennifer Hele, Keith Carradine, Jodhi May

Sceneggiatura: Terence Davies

Fotografia: Florian Hoffmeister

Casa di produzione: Hurricane Films, Potemkino, WeatherVane Productions

Distribuzione (Italia): Satine Film

 

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