RABBIA FURIOSA | L’orribile delitto del canaro

RABBIA FURIOSA | L’orribile delitto del canaro

“Rabbia Furiosa – Er canaro” è il nuovo film di Sergio Stivaletti, fuori nelle sale il 7 Giugno. Stivaletti al suo terzo lungometraggio propone la rivisitazione di un fatto di cronaca profondo e cruento, di cui ultimamente si sta parlando molto: il delitto del canaro che recentemente ha ispirato anche “Dogman”, la fresca pellicola di Garrone. Di questa simile fonte ha parlato il regista in conferenza spiegando come sia stato tutto così casuale. Stivaletti aveva da tempo pronta l’idea di “Rabbia Furiosa”, non trovando però una produzione che credesse nella realizzazione finché ha preso coraggio di appoggiarsi su una produzione indipendente. Così Pietro De Negri diventa Fabio De Nardis e prende vita un racconto struggente dalle sfumature più accese, calcate rispetto a quelle di “Dogman”. Stivaletti, di fatto, registra una storia che tocca generi diversi, puntando su tutti gli aspetti cinematografici: dalle interpretazioni ai costumi, dalle musiche agli ambienti.

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Stivaletti s’immerge nella memoria collettiva raccontando un avvenimento che aveva sconvolto l’Italia intera. La storia che si svolge in “Rabbia Furiosa” è quella del canaro, così chiamato per essere un toelettatore di cani, la sua passione. Padre di una dolce bambina e marito di una bella donna per tirare avanti la famiglia accompagnava alla sua attività quella di “manovale della criminalità”. Questi piccoli lavoretti per un amico, Claudio, che con subdola prepotenza ha indotto Fabio a seguire la strada della delinquenza e della cocaina, gli costano 8 mesi di carcera per salvare l’amico Claudio. Un salto temporale ci porta a quando De Nardis esce di galera, Claudio gli ha ristrutturato l’intero negozio, come ricompensa, ma tormenta continuamente la sua vita. Più volte durante lo svolgimento del racconto, Claudio ribadisce che loro sono più che amici, sono fratelli. Ma il delinquente ricambia questo rapporto con un atteggiamento asfissiante e meschino mentre il canaro si sottomette a questi soprusi, ignorando vittimisticamente qualsiasi risoluzione. Regna la legge del più forte, o meglio del più cattivo. E Claudio è, infatti, una persona senza scrupoli; Tom, un carrozziere che ha visto crescere Fabio , definisce Claudio una “bestia, un animale”, ma il canaro lo corregge, conoscendo la viltà di Claudio e sapendo quanto più nobili sono gli animali, i suoi amati cani. Nonostante ciò, le sollecitazioni di Tom, di Anna, sua moglie, Fabio non riesce a liberarsi da questa condizione paralizzante. La pellicola scorre tra vicende legate alla delinquenza e scene di forte densità psicologica, costruite attorno alle umiliazioni subite dal canaro e alle reazioni dei personaggi. Tutta la trama è un crescendo, di avvenimenti e drammaticità, segnata dall’intensificarsi della sanguinolenza. Le imposizioni di Claudio superano ogni limite, il canaro, vittima di un’umiliazione aberrante, risolverà la storia tragicamente in un finale dettagliatamente macabro.

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Stivaletti sceglie una materia non facile da essere trasposta in scena, è una storia impregnata di disagio sociale ed umano, dalla forte intensità psicologia. Questa difficoltà il regista la sorveglia non trascurando nessun aspetto nella caratterizzazione del protagonista. Il canaro vive un disagio innanzitutto relazionale rispetto al contesto in cui è cresciuto, evidentemente dimostrato dal suo rapporto ambiguo con Claudio, il linguaggio di Fabio non è la violenza. Questa incompatibilità spesse volte si traduce in un’ammirazione per la “prepotenza”, tanto che Fabio imboccherà la scorciatoia della delinquenza in cui la cocaina trastullerà il suo nervosismo, pronto all’esplosione. Tutti aspetti volti alla composizione di un canaro “ideale”, come dice Stivaletti.

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Un protagonista complicato, che divide lo spettatore tra ribrezzo e compassione. Riccardo De Filippis veste i panni del canaro e lo fa magnificamente. Parallelamente alla grandissima interpretazione di Marcello Fonte in “Dogman” anche in questo caso il personaggio principale domina la scena con una immedesimazione travolgente. Le espressioni di fiacchezza, di spossatezza mai tanto fisica quanto mentale, quelle d’imbarazzo e di rifiuto per certe dinamiche, poi la sottomissione innocente e una rabbia repressa che prende voce con un ululato surreale, creano una figura lugubre, quella del canaro, che da significato ad ogni elemento in scena. Crescono attorno a questo personaggio forte l’antagonista Claudio, interpretato da Virgilio Olivari, e la moglie disincantata, Romina Mondello. Tutti i personaggi contribuiscono alla storia del canaro, chi in maniera positiva, chi negativa, ne prendono parte.

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Il mondo del canaro è nel quartiere Mandrione, in un tempo moderno ma che mantiene le coloriture anni ‘80. I dettagli che uniscono la modernità al gusto vintage contribuiscono a costruire quella figura di canaro ideale pensata da Stivaletti. È del resto una storia che dal particolare, l’episodio di cronaca, si eleva all’universale toccando tematiche come i rapporti di subalternità, il disagio nelle ex borgate, la paura della violenza e la fascinazione per essa. Cosi nel Mandrione abitato dal canaro c’è spazio anche per una comparso di Pasolini che passeggia lungo l’acquedotto e vieni salutato da un personaggio secondario: “Ciao Pierpa’”.
Stivaletti nel crescendo narrativo inserisce immagini surreali, come la suddetta, e non manca la componente onirica ad approfondire la struttura del personaggio. La fotografia ritrae in maniera cruda tutto ciò che rientra nell’obbiettivo, particolarmente lo fa per le scene a sfondo western, accompagnate da una colonna sonora molto partecipativa.

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Come detto è una pellicola che, con un’attesa diversa da “Dogman”, sceglie di affrontare la stessa storia; sfruttando ogni strumento della settima arte Stivaletti porta nelle sale un prodotto definito durante la conferenza “dignitosissimo”. Dalla grande opera di Garrone bisogna allontanarsi perché “Rabbia Furiosa” ha una tendenza horror, mai gratuita, “giustificata”, ed una vocazione realistica molto più forte. Lo stesso protagonista ha ammesso che per calarsi nella figura del canaro ha avuto bisogno di comprendere profondamente le ragioni che potevano aver spinto un uomo a commettere un gesto tanto riprovevole. Il film di Stivaletti è un tentativo di guardare alla base della figura del canaro, rifletterci su una possibile comprensione e farne un’intensa opera cinematografica.

TITOLO Rabbia Furiosa – Er canaro

GENERE Thriller / Horror/ Noir

DISTRIBUZIONE Apocalypsis

DURATA 120 minuti

REGIA Sergio Stivaletti

SCENEGGIATURA Antonio Tentori, Antonio Lusci.

MUSICA Maurizio Abeni

FOTOGRAFIA Francesco Ciccone

CAST Riccardo De Filippis, Romina Mondello, Virgilio Olivari, Ottaviano Dell’Acqua.

 

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