IL PROCESSO AI CHICAGO 7 | Processo agli Stati Uniti d’America

IL PROCESSO AI CHICAGO 7 | Processo agli Stati Uniti d’America

Tredicesimo lungometraggio, questo Il processo ai Chicago 7, per il grande schermo per l’affidabile regista newyorchese, Aron Sorkin (premio oscar alla migliore sceneggiatura non originale nel 2011 per il film The social network). L’idea nacque nel lontano 2006, quando Steven Spielberg (qui produttore) chiese a Sorkin, al quale fu successivamente affidata anche la regia, di scrivergli una sceneggiatura proprio sulla storia dei Chicago Seven. Originariamente, Paramount Pictures avrebbe dovuto distribuire l’opera nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 25 settembre 2020, ma, in seguito alla chiusura delle sale per la pandemia di Covid-19, il film è stato acquistato da Netflix per la cifra di 56 milioni di dollari. Il budget del progetto si aggira intorno ai 35 milioni, di cui un terzo è stato speso (e si vede) per il cast.

La pellicola è incentrata sul processo realmente avvenuto ai cosiddetti Chicago Seven: Abbie Hoffman (Sacha Baron Cohen), esponente della controcultura americana dal carattere irascibile e con precedenti penali, Jerry Rubin (Jeremy Strong), Bobby Seale (Yahya Abdul-Mateen II), fondatore del movimento rivoluzionario afroamericano delle Pantere Nere, John Froines (Daniel Flaherty), Tom Hayden (Eddie Redmayne), Lee Weiner (Noah Robbins) e David Dellinger (John Carroll Lynch); un gruppo di sette attivisti contrari all’intervento armato nel Vietnam accusati di cospirazione e di aver causato gli scontri tra i manifestanti e la Guardia Nazionale durante la convention del Partito Democratico tenutasi nella città di Chicago il 28 agosto del 1968.

La messa in scena, marchio di fabbrica di Sorkin, è quadrata e lineare, come quella dei grandi classici della vecchia Hollywood. La regia è sobria, priva di virtuosismi, e lascia volutamente campo libero al racconto e all’approfondimento delle vicende e dei personaggi. La narrazione è nettamente schierata dalla parte dei manifestanti/imputati a discapito dell’ordine precostituito e delle forze dell’ordine dell’epoca. Gli attori, tutti perfettamente in parte, riescono a rendere perfettamente le diverse anime e i differenti punti di vista dei vari gruppi, organizzati e non, che parteciparono alla manifestazione di protesta. Su tutti, da sottolineare l’interpretazione di Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, e di uno strepitoso Mark Rylance nella parte dell’avvocato William Kunstler.

L’opera utilizza come metafora una pagina nera e vergognosa della storia americana del dopoguerra per criticare l’attuale società statunitense, basata sui soprusi e sulle differenze di classe e di razza, come si è evinto anche dalle drammatiche notizie di cronaca che hanno sconvolto gli States negli ultimi mesi.

L’immenso amore del regista per la sua patria, che traspare in maniera evidente in ogni inquadratura e dialogo, non gli impediscono di mettere in scena una critica feroce, e a tratti ironica, alle istituzioni che la governavano e la governano tuttora.

Unico neo è forse il ritmo eccessivamente compassato in alcuni punti del film, e un’eccessiva semplicità nel dipingere in maniera troppo esasperata i personaggi come completamente positivi o completamente negativi, così da sbilanciare l’ottica dello spettatore e il rapporto di forze tra le due fazioni (nonostante Joseph Gordon-Levitt e Michael Keaton tentino di equilibrare il rapporto con i loro personaggi fuori dagli schemi). Una polarizzazione resa probabilmente necessaria per motivi di narrazione, ma forse troppo evidente. Promosse a pieni voti la splendida fotografia, uno dei miglior aspetti dell’intero lavoro, e la strepitosa e azzeccatissima colonna sonora anni sessanta.

Il processo ai Chicago 7 si pone, dunque, come un film solido, ben fatto, che, nonostante le profonde tematiche sociali, riesce anche ad intrattenere. Un affresco, forse eccessivamente sbilanciato, ma sostanzialmente veritiero, atto a criticare profondamente la società americana passata e un pretesto per chiamare in causa la società contemporanea. Un film che sembra quasi un documentario, consigliato a tutti gli amanti del genere storiografico con tematiche sociali, o per chi, semplicemente, avesse voglia di guardare un film ben fatto (una rarità in questo periodo, soprattutto su Netflix).

Voto: 7/10

 

 

SCHEDA TECNICA

REGIA: Aron Sorkin

CAST: Sacha Baron Cohen, Yahya Abdul-Mateen II, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton, Frank Langella, John Carroll Lynch, Eddie Redmayne, Mark Rylance, Alex Sharp, Jeremy Strong, Noah Robbins, Daniel Flaherty.

GENERE: Drammatico

PAESE: USA, 2020

DISTRIBUZIONE: Netflix

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook