Dragon Ball Super: Broly | Il ritorno del super sayan leggendario

Dragon Ball Super: Broly | Il ritorno del super sayan leggendario

Torna al cinema uno dei più esplosivi anime della storia. A distanza di quattro anni dalla messa in onda del primissimo episodio di Dragon Ball Super, il figlio prediletto di Akira Toriyama vede nuovamente il grande schermo con il 20° lungometraggio della sua storia. Si tratta di un titolo altamente commemorativo, atto a rendere canonico in termini narrativi uno dei villain più lodati e apprezzati di sempre. Il potente Broly vide la luce nel 1994 con Il Super Sayan della leggenda e già allora godette di un successo immane, al punto che si decise di crearne ben due sequel. Dopo quasi 25 anni l’amore per questo personaggio dalla strabordante potenza e furia si è talmente cristallizzato nella mente dei fan da convincere i creatori del nuovo capitolo della saga a dir vita a un personaggio, in questo caso femminile, che ne riflettesse tutte le peculiarità sia estetiche che caratteriali. Cionondimeno questo non bastava, o quanto meno non contentava tutti i fan, che in larga parte non hanno reagito con eccessiva benevolenza a questa trovata. Con ogni eventualità questo ha condotto papà Akira e il suo editor a rimboccarsi le maniche e offrire la dovuta gloria all’originale e temuto sayan.

Pianeta Vegeta. Kakaroth (nome sayan di Goku) è appena un neonato. Re Vegeta III viene a scoprire che Broly, figlio di Paragas, nasconde un temibile potenziale combattivo nonostante sia un semplice infante. Spaventato e al contempo invidioso di una simile forza, spedisce il bambino su un pianeta arido e inospitale, conscio che non sarebbe sopravvissuto a simili condizioni. Paragas disobbedisce all’ordine di abbandonare suo figlio e dopo aver rubato una navicella si mette alla sua ricerca. Con enorme sorpresa scopre che il figlio è sopravvissuto grazie proprio alla sua smisurata forza. Consapevole di non poter tornare in patria dopo essere venuto meno a un ordine reale, decide di restare su quel pianeta e crescere lì suo figlio, educandolo alla lotta. Il pianeta Vegeta viene distrutto dal folle Freezer, lasciando in giro per l’universo pochi sayan sopravvissuti, tra cui Goku e il giovane principe Vegeta. Si arriva ai giorni nostri. Per pura coincidenza Paragas e Broly vengono salvati da una pattuglia dell’esercito imperiale di Freezer (resuscitato da Whis dopo i fatti del Torneo del potere), il quale stava muovendo in direzione del pianeta Terra per utilizzare le sfere del drago. Una volta giunti lì, Paragas reclamerà vendetta nei confronti di Vegeta, figlio dell’uomo che lo ha costretto all’esilio assieme al figlio. Broly è cresciuto e la sua potenza divenuta ormai incontenibile. Sarà infatti lui ad essere lanciato in battaglia per soddisfare la sete di vendetta del padre.

La Toei Animation e Shueisha si sono messi all’opera per dar vita a una nuovissima idea del personaggio e dell’anime in generale. Partendo dall’idea originale dello stesso Toriyama, da lui stesso migliorata e implementata, si è voluto fare in modo che lo spettatore godesse di qualcosa che veleggiasse tra il nuovo e il tradizionale. In questo senso il lavoro di Naohiro Shintari è certamente stato di pregevole fattura. Il nuovo design è un caloroso omaggio al manga originale, assemblato poi su sfondi estremamente qualitativi e suggestivi, realizzati dai ragazzi della Kusanagi Inc. Trattandosi del primo lungometraggio di stampo Dragon Ball Super, si è voluto mettere in chiaro sin da subito che il prodotto finale sarebbe dovuto essere moderno, fresco e vicino all’idea dell’anime televisivo; ma sempre con un occhio rivolto alla tradizione.

Senza ombra di dubbio la parte più interessanti per gli amanti dello storico anime e i nostalgici del passato sono i primi trenta  minuti di film, all’interno dei quali vengono narrate sia la storia di Broly che quella di Goku e di come suo padre Bardack lo abbia messo in salvo prima dell’estinzione dei sayan. In passato la storia di Broly appariva scialba, qui invece viene dato ampio risalto al rapporto familiare, il carattere del padre e le ragioni che rendono la mente del leggendario super sayan volubile e incontrollabile. Stessa cosa si può dire per Bardack e il piccolo Kakaroth. Viene mostrata un’umanità e un affetto paterno totalmente inesistenti nello storico spin off dedicato al padre di Goku. Tutto diviene più umano, sincero e soprattutto vero. Grande merito va dato a Toriyama, capace di creare una trama particolareggiata e plausibile per giustificare le vicissitudini dei protagonisti. Così come si distingue in questa fase del film il talento registico di Tatsuya Nagamine. Il problema sorge nel momento in cui avviene il tanto atteso combattimento tra il super sayan leggendario e i due storici personaggi Goku e Vegeta. Il montaggio delle scene è estremamente confusionario e frenetico, privo di ordine, pause o senso logico. Non si ha quasi la percezione di ciò che stia avvenendo, di chi colpisce chi, se uno sta soccombendo o avendo la meglio. I giri di “camera” a 360° sono eccessivi e fastidiosi. L’idea di voler portare allo spettatore un dinamismo tutto nuovo nello stile di combattimento è andato fin troppo oltre. Pessima la scelta di seguire il combattimento sempre da vicino, così come era già avvenuto nel diciottesimo lungometraggio Battle of Gods. Inoltre il combattimento è estremamente fine a sé stesso. I personaggi stanno a guardare se non impegnati e mai si respira il clima di tensione e terrore del primissimo anime del ’93. Il personaggio di Broly è portato a un livello eccessivamente umano e questo fattore ne annulla ogni briciolo di carisma e mordente. Il “vero” Broly era crudele, spietato e ogni volta che apriva bocca con le sue sadiche provocazioni faceva correre un brivido lungo la schiena di chi guardava. Quello di allora era un personaggio mosso da motivazioni ridicole (la sua furia veniva scatenata dal sentire il nome di Kakaroth, reo di averlo infastidito con il suo eccessivo pianto quando i due erano in fasce…) ma lo stile di combattimento, la sua lucida pazzia e il suo carattere barbaro, ne facevano un badass con i controfiocchi. Nel film del 2019 si ha il rovescio della medaglia. Una brillante trama e un combattimento privo di pathos e una sequenza logica. Ad aiutare a coltivare un clamoroso mal di testa ci si mette anche il reparto sonoro. Passi il sound, giustificato, anzi di altissimo valore in una sala cinematografica; ma la musica rockettara, perennemente presente, contribuisce allegramente alla baraonda. Se si pensa che i giapponesi sono maestri indiscussi nella creazione di OST e BGM altamente suggestivi, (basti pensare a quelli di anime come Ken il guerriero, o lo stesso Dragon Ball Z) viene spontaneo storcere il naso dinanzi a simili scelte.

Capitolo a parte per il doppiaggio. Lavoro semplicemente encomiabile per tutto il team di ragazzi che ha collaborato alla distribuzione italiana del film. Se l’intento era quello di creare il mix ideale tra passato e presente, tradizione televisiva e fedeltà con il prodotto originale, il risultato è stato ottenuto in pieno. Nessun fan potrà dirsi deluso dalle voci e dall’adattamento del doppiaggio. Anime Factory ha fatto in modo che per la prima volta nella storia di Dragon Ball si fondessero insieme le voci note al pubblico televisivo con quelle che donarono lustro ai film in VHS ai tempi della Dynamic Italia. La direzione del doppiaggio è stata affidata ad Andrea Ward, uno che Dragon Ball lo conosce molto bene, soprattutto per aver prestato più e più volte la sua voce a Goku. I dialoghi sono assortiti da un linguaggio pulito, estremamente rispettoso dell’anime originale. Tecniche, nomi e accenti, tutto al loro posto; è strano sentir pronunciare da Gianluca Iacono (Vegeta) Kakaroth anziché Kaarot,. Sentire Claudio Moneta (novello Goku) colpire con la Kamehameha anziché con l’Onda Energetica (grazie al cielo). La chicca è senza dubbio Mario Bombardieri e il suo ritorno al microfono per Broly. Per chi non lo sapesse fu di Bombardieri la prima e inarrivabile voce di Broly. Le sue urla primordiali plasmavano quel personaggio come nessun altro avrebbe mai potuto fare. Era un altro Broly, certamente, più violento, rude e crudele e allora la voce era più rancorosa e tonante, ma anche in questo non vengono deluse le aspettative. Quando il super sayan della leggenda apre bocca il tono e il colore di un grande artista della voce sono inconfondibili.

Dragon Ball Super: Broly è un film dalle due facce. Da un lato una storia intrigante, che genera molta attenzione, dall’altro un combattimento che vorrebbe apparire dinamico e senza esclusione di colpi, ma che potrebbe provocare seccanti mal di testa nel tentativo di seguirlo. Un film che riporta alla luce un personaggio leggendario e che conferma, grazie alla distribuzione italiana, come questo paese non abbia alcun rivale nel campo del doppiaggio.

Il film sarà in sala dal 28 febbraio.

 

DRAGON BALL SUPER: BROLY

VOTO: 6.5

PAESE: GIAPPONE

ANNO: 2019

DURATA: 1h 41m

REGIA: TATSUYA NAGAMINE

DISTRIBUZIONE: ANIME FACTORY , KOCH MEDIA (ITALIA)

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