“Mi Voz”, danza, passione e tradizione, al Teatro Galleria Toledo di Napoli

“Mi Voz”, danza, passione e tradizione, al Teatro Galleria Toledo di Napoli

Caianiello-mi-vozNapoli, l’immagine, la storia, le sofferenze, in un incontro tra danza e tradizione. “Mi Voz”, di Raffaella Caianiello, andato in scena al “Teatro Galleria Toledo” di Napoli, è un racconto di speranza, uno momento di attenta riflessione, in cui fatti, luoghi e personaggi della cultura tradizionale partenopea prendono forma, diventano protagonisti, propondendo inaspettati punti vista. In scena, il corpo di ballo di Raffaella Caianiello, supportato dagli Ondanueve String Quartet, Pasquale Ruocco e Lella Favilla, diretto dalla stessa Caianiello e da Andrea Grassi, accompagna il pubblico in un viaggio emotivo, attraverso generi ed sperienze musicali, Napoli, punto di incontro di storie, musica, danza, di storie di vita, e di donne, protagoniste, comparse, vittime di una città e sei suoi tormentati giorni.

“Mi voz – racconta Raffaella Caianiello – è l’esistenza che si commuta, incunea se stessa, si tradisce e si ripiega in finzione teatrale, perfetta e stereotipata, aliena e alienata, e nel suo allontanarsi dalla realtà è quindi vita, contraffazione contraffatta, quanto di più vicino abbiamo al vissuto individuale. Mi voz – continua – è una voce, probabilmente di donna, certamente napoletana, che passa per Bambinella, Maria D’Avalos, Medea, e Raffaella e ognuna di noi ballerine; è la voce di una maschera, da ascoltare al netto della ristrettezza prospettica del nostro idealismo e dei nostri egocentrismi da crociera, è la voce di chi non possiamo più ascoltare, di quelli che ancora tentano di parlarci da lì dove riposano.

Mi voz – spiega – è un omaggio a Napoli e alle sue tradizioni più perturbanti, un omaggio all’indistinguibilità tra l’essenza delle nostre voci e il nostro accento partenopeo.

Mi voz – conclude – è eleganza musicale, tecnica, danza, teatro, flamenco, danza orientale, violini e pizzo, nell’era in cui, ingurgitati dalle nuove tecnologie,viene sempre di più a mancare la parola, il dialogo ed il vero concetto di socialità,ho scelto di liberare la mia voce,quella più profonda, non assoggettata a schemi e tabù”.

“Mi Voz”, è una visione senza tempo, un punto di partenza, il tentativo di affermare attraverso un preciso percorso artistico, un pensiero guida, un idea, che si fa musica e torna tra la gente, in strada, tra i vicoli, ed esser protagonista di una nuova storia, tra le tante ascoltate, in una città che mai , smette di raccontarsi.

Paolo Marsico
22 maggio 2014

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