La Napoli di Diego Armando Maradona, tormentata e sognatrice, in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

La Napoli di Diego Armando Maradona, tormentata e sognatrice, in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

La Napoli degli anni ottanta, delle fabbriche chiuse, dell’eroina selvaggia, del post terremoto, e quella calcistica, illuminata ad inizio decennio, dall’arrivo di un uomo, venuto dall’argentina, che cambierà per sempre la storia di una città. “ Diego – Non sarò mai un uomo comune “, ideato e diretto da Aniello Mallardo, andato in scena al Teatro Piccolo Bellini dal 20 al 23 Marzo, e di nuovo in scena dal 27 al 30 Marzo, racconta di una città, al limite del tracollo sociale, urbanistico, ambientale, ma animata e rincuorata dalle gesta di Diego Armando Maradona.

Mallardo traporta lo spettatore in quegli anni, che furono d’oro per le sorti della Napoli del calcio, due campionati nazionali conquistati, una coppa nazionale ed una internazionale. Lo fa attraverso le fasi di una storia d’amore sbocciata tra i banchi di scuola, Tonia decisa e sicura di se, Lello, timido ed introverso, con una folle, tremenda, ostinata passione per il Napoli e per Maradona.

Tra i loro giorni, le incomprensioni, le tensioni.. la chiusura dell’Italsider, i giovani morti perchè schiavi dell’eroina, il totonero. Ma a tutto pensa Maradona, lui salverà Napoli, restituirà alla città la dignità che merità, secondo Lello, è lui la medicina contro tutti i mali. Ma il divino Diego, da solo non basta, e allora sogni, speranze, aspettative, volano via.

Protagonisti sul palco, Maddalena Stornaiuolo e Luigi Credendino, tanto bravi quanto ispirati ed affiatati. “Maradona – spiega Aniello Mallardo – rappresenta la possibilità di riscatto, il sogno di una vita migliore, una bellissima favola, la storia di un eroe che con il suo estro e con il suo talento riesce a risollevare le sorti di un intero popolo, attraverso il gioco più amato.

Purtroppo però – continua – l’universo calcistico è sempre stato anche e, forse soprattutto, uno strumento di controllo da parte del potere politico, dall’epoca dei totalitarismi, in cui si affermò la “politicizzazione” del calcio fino ai giorni nostri, in cui assistiamo alla “calcistizzazione” della politica e della vita, il potere ha compreso che questo sport, molto popolare, può essere un forte mezzo di assuefazione delle masse e si è servito degli atleti più carismatici per addormentare le coscienze. In tal modo, – continua – Maradona, a sua insaputa, è stato strumento di un sistema corrotto e deficitario che lo ha manipolato per ottundere le facoltà critiche, per anestetizzare il dissenso e per distogliere l’opinione pubblica dalle problematiche veramente meritevoli di attenzione. La messinscena – conclude – intende appunto evidenziare l’impatto di questo grande calciatore sulla vita di Napoli e dei napoletani degli anni’80.

Innovativa la produzione dell’evento, avvenuta grazie all’acquisto anticipato del biglietto, di circa 250 persone che hanno in questo modo finanziato la giovane compagnia teatrale. Il ricavato dello spettacolo inoltre, sarà utilizzato per la realizzazione di una Fattoria Didattica per bambini disabili a Chiaiano, periferia nord di Napoli.

Paolo Marsico
26 marzo 2014

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