Web Tax. Una soluzione di sopravvivenza per l’economia europea

Web Tax. Una soluzione di sopravvivenza per l’economia europea

Il Covid-19 ha avuto un impatto devastante sui sistemi economici nazionali, generando ripercussioni senza precedenti nelle principali economie mondiali. La portata dei suoi effetti richiede sforzi straordinari al sistema finanziario, richiede misure coraggiose e provvedimenti in grado di saper cogliere ed alleviare le sofferenze dei mercati.

Da settimane sono in corso dibattiti interni al nostro governo e confronti con le altre nazioni europee e mondiali per cercare di stabilire dei piani di copertura a fronte dell’emissione dei nuovi titoli di debito.

La salvaguardia e il rilancio della nostra economia dipenderà quasi esclusivamente dalla garanzia di ampie fasce di credito a sostegno delle imprese attraverso il sistema bancario. E un primo banco di prova sarà rappresentato proprio da quanto previsto dal Dl Cura Italia circa l’operatività del Fondo di garanzia alle PMI e del sistema di garanzie offerto dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Web tax: l’importanza di un accordo globale

Tra le possibili soluzioni di sopravvivenza economica per l’Europa, la realizzazione di un veicolo finanziario, di durata cinquantennale, alimentato dalla web tax, dalla tobin tax e dal contrasto all’evasione internazionale, a cura della normativa ATAD recepita dal nostro ordinamento con Dlgs 142/2018.

Una soluzione questa supportata da Italia e Francia, ma osteggiata dagli Stati Uniti, indifferenti alla gravità in cui versano le economie europee. Infatti, di fronte alle proposte italiana e francese di una web tax domestica gli Stati Uniti hanno sollevato il loro dissenso, minacciando l’imposizione dei dazi sui prodotti d’importazione italiani e francesi, così come sulle auto europee. L’opposizione statunitense permane nonostante le dichiarazioni dello scorso gennaio della stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, circa lo stabilimento di un accordo sui dazi in questione.

L’Ocse sta da tempo lavorando ad un piano che sappia coordinare e uniformare la tassazione europea e quella statunitense, perché? Perché è importante tenere a mente l’indispensabilità di un accordo globale circa la tassazione dei grandi colossi come Facebook, Google, Amazon e Alphabet, soprattutto alla luce di una così complessa emergenza generalizzata. Proprio per questo motivo, la direzione auspicabile, una volta superata l’emergenza Covid-19, sarebbe la rinuncia alle iniziative domestiche per trovare un accordo globale.

Ma in attesa del via libera non possiamo certo rimanere con le mani in mano: la prima manovra fiscale deve tener conto della correlazione tra il prelievo proveniente dalla web tax – da mettere a garanzia – e il mercato e quindi la popolazione residente in ogni paese, considerando che il numero degli abitanti è direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità dei dati estraibili dalla popolazione che, incentivando i big data, costituiscono la vera ricchezza delle web companies.

Se ne dedurrebbe che, ipotizzata una tassazione per 10 miliardi all’anno, il conferimento di gettito al fondo di garanzia – in rapporto alla popolazione attiva in ogni paese – sarebbe da imputare per circa 1,8 miliardi alla Germania, 1,5 alla Francia, 1,35 all’Italia mentre per i paesi attualmente ospitanti come Olanda e Lussemburgo il conto sarebbe rispettivamente di 380 e di 2 milioni di euro, ponendo così l’Italia al terzo posto per livello di contribuzione.

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