Passaggio generazionale: la garanzia della continuità aziendale

Passaggio generazionale: la garanzia della continuità aziendale

La gran parte delle imprese italiane – prevalentemente quelle di dimensioni limitate – nel corso della sua evoluzione si ritrova, quasi obbligatoriamente, a dover fronteggiare un momento di cesura: quello del passaggio generazionale.

Il più delle volte passare il testimone significa diversificare al suo interno l’azienda in molteplici e specifici settori, che possono spaziare dall’immobiliare ai servizi, dal commerciale all’industriale fino ad arrivare al settore finanziario.

A questo proposito attuare operazioni straordinarie di conferimento, scissione e fusione equivale a garantire la continuità aziendale appunto attraverso il passaggio generazionale e più nello specifico consentire di trasferire l’azienda o i suoi relativi settori a quei successori meritevoli della gestione.

Per rendere più fruibile e chiaro l’argomento, è bene scendere nel concreto, ipotizzando l’esistenza di un capofamiglia che, nella propria azienda, abbia concentrato immobili, liquidità e partecipazioni di controllo in società del gruppo, oltre che attività commerciali, industriali o di servizi. Il nostro capofamiglia ha quattro eredi con aspettative diverse e non tutti interessati alla conduzione dell’azienda di famiglia.

A questo punto, il passaggio generazionale prevede un piano risolutivo tramite l’attuazione di una procedura basata su due manovre iniziali: dare avvio, in un primo momento, ad accorpamenti attraverso fusioni “per unione” e a divisioni attraverso operazioni di scissione, e solo successivamente valorizzare ogni business unit, così da poterla confrontare con i valori di beni come immobili personali, brevetti o diritti d’autore rispondenti all’imprenditore stesso.

Se, dunque, il passaggio generazionale è connotato da indubbi rischi gestionali è anche vero che, se orientate nella giusta direzione, queste stesse difficoltà possono divenire un valore aggiunto, come nel caso della governance societaria, capace di garantire continuità aziendale anche oltre la seconda generazione.

Patto di famiglia: la struttura portante del passaggio generazionale

Il patto di famiglia rappresenta il perno su cui ruotano le vicende legate al passaggio generazionale e si prefigge l’obiettivo di scongiurare eventuali conflitti familiari che potrebbero insorgere in seno al cambio generazionale.

Il patto di famiglia, dunque, riesce a prevenire stalli e conflitti gestionali, relativi alle linee di indirizzo dell’attività d’impresa, che si ripercuoterebbero negativamente sull’operatività delle aziende.

Le modalità di realizzazione del patto di famiglia spaziano su varie attività: dalla procedura di liquidazione dei legittimari mediante versamento in denaro, alla costituzione di una holding attraverso conferimenti di partecipazioni, di aziende o rami di aziende in una newco (che consente di gestire i conflitti familiari direttamente nell’organo amministrativo della stessa capogruppo).

Nei casi più complessi, dove la costituzione di una holding si renda indispensabile, diventa inevitabilmente necessario introdurre due istituti fondamentali: il consiglio di famiglia e lo steering commitee, entrambi organi deliberanti ed esemplificati nel diagramma di Eulero qui di seguito.

L’inserimento di questi collegi permette uno sguardo più consapevole e ad ampio raggio in merito alle strategie di impresa, poiché hanno il compito di scegliere i successori e di mettere in atto il miglior assetto societario attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimenti.

Un ulteriore aspetto strategico dello steering committe è riscontrabile nella capacità di predisporre anticipatamente strumenti informativi circa il mantenimento della profittabilità del business da affidare ai discendenti, la continuità aziendale, la soddisfazione dei soci esterni, nonché degli altri stakeholders, tra cui i dipendenti.

Un tale assetto ha l’indubbio vantaggio di evitare che si verifichino impasse – come quelle riportate dalla recente cronaca, non ultimo il caso di Carlo De Benedetti con il gruppo Repubblica – a causa della volontà di rientro del socio fondatore che abbia verificato la non attitudine dell’erede a gestire, ad esempio, anche un solo ramo dell’azienda.

Gaetano De Vito e Chiara Formica

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