112 Sì per la riforma della giustizia

Oggi si è concluso l’ultimo passaggio parlamentare per la riforma della giustizia. Il premier Giorgia Meloni dichiara fieramente sulla piattaforma X:“[…] L’Italia prosegue il suo cammino di rinnovamento, per il bene della Nazione e dei suoi cittadini. Perché un’Italia più giusta è anche un’Italia più forte”. Un grande successo per Fratelli d’Italia nelle stanze del Senato: 112 favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni.
I cambiamenti della riforma della giustizia
Il disegno di legge costituzionale n.917 introdotto prevede un argomento che ha suscitato non poche discussioni: la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Prima della riforma, era possibile un solo passaggio da un ruolo all’altro, concetto percepito dall’opposizione di governo come un tentativo di frammentare e depotenziare la magistratura. Tuttavia, i dettagli applicativi saranno definiti da una legge ordinaria successiva e il disegno di legge interviene esclusivamente su un aspetto costituzionale. Adesso, dopo il voto favorevole del Senato, avrà bisogno di un referendum popolare per entrare in vigore. L’esecutivo punta di portare alle urne gli italiani entro la primavera del 2026.
Regolati dal proprio Consiglio superiore, i giudici e i pubblici ministeri avranno percorsi di carriera autonomi. La finalità della separazione delle carriere è garantire terzietà, ovvero di mantenere l’istituzionalità del giudice rispetto alle parti, calibrando il potere di chi giudica e chi accusa.
Tutto questo porterà alla nascita di due Consigli superiori della magistratura (Csm) per i magistrati requirenti e giudicanti. Dichiarano i promotori che l’obiettivo è diminuire lo spessore delle correnti interne e di rendere il sistema di autogoverno della magistratura libero dai meccanismi elettivi. Entrambi i Csm saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Estratti a sorte un terzo dei professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, scelti da un elenco predisposto dal Parlamento. Invece, i due terzi saranno magistrati appartenenti alle due categorie citate. La carica di consigliere resterà quattro anni e non potranno partecipare alla procedura di sorteggio successiva.
Affianco dei Csm verrà una nuova istituzione: una nuova Alta Corte di giustizia disciplinare, incaricata di sanzionare le violazioni commesse dai magistrati andando in sostituzione del sistema disciplinare interno al Csm. La composizione sarà di 15 giudici, di cui 6 magistrati giudicanti, 3 requirenti e 6 professori universitari e avvocati con almeno vent’anni di esercizio della professione. Saranno nominati dal presidente della Repubblica tre di questi membri, tre estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento e gli altri selezionati tra i magistrati con un minimo di vent’anni di esperienza. Il presidente dell’Alta Corte verrà eletto tra i giudici designati dal Capo dello Stato o tra quelli estratti dal Parlamento.
I commenti dell’opposizione al Senato
L’opposizione di governo: PD, M5s e Avs hanno mostrato il loro dissenso portando in alto cartelli con su scritto No ai pieni poteri. Il primo esponente a prendere la parola è stato Giuseppe Conte del Movimento 5 stelle. Afferma: “Non è uno scontro tra destra e sinistra ma tra chi vuole difendere i pilastri della Costituzione e chi vuole il governo sopra la legge”. Inoltre, accusa il governo di voler riformare anche la Corte dei Conti e condanna il premierato.
A infiammare in particolar modo gli animi è stato Roberto Scarpinato, sempre del M5s. Si sono sollevati grandi applausi e da altri banchi sono partiti “buuu”. “Ci sono italiani anche di destra che non se la bevono che Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, D’Ali’, Formigoni sono stati vittime di persecuzione dei magistrati”. La provocazione ha sforato i 10 minuti, suscitando l’irritazione del presidente Ignazio La Russa ribadendogli: “I tempi dell’intervento li decido io”.
Matteo Renzi si rivolge direttamente al ministro della giustizia Carlo Nordio, presente in aula. “Noi siamo favorevoli da sempre alla separazione della carriere e la riteniamo giusta e un principio sacrosanto, ma oggi ci asteniamo perché la montagna ha partorito un topolino, è una riformicchia”. Ha avuto da ridire anche sulla sinistra, dicendo che questa riforma “non è un golpe” come sostiene l’opposizione. Conclude, rivolto alla maggioranza: “Voi volete mettere una bandierina sulla giustizia ed è quello che vi serve”, ma questa “non è una legge sulla separazione delle carriere ma che non vi garantirà la svolta garantista”.
Si chiude un lungo percorso politico con la nuova riforma. Ora la parola è dei cittadini, chiamati a decidere se questo cambiamento sarà un vero passo avanti per la terzietà dei giudici o una ridefinizione del potere




