Negli ultimi dieci anni più di 13000 le vittime del lavoro

Negli ultimi dieci anni più di 13000 le vittime del lavoro

I numeri delle vittime sul lavoro sono impressionanti, ma quali le cause? Insufficienza di normative sulla sicurezza? Incoscienza dei datori di lavoro? Mancanza di controlli sulla sicurezza all’interno del posto di lavoro?

Purtroppo le cause non sono poche ma molteplici e quelle indicate non sono le principali.

Non è senz’altro la carenza di normative sulla sicurezza, anzi possiamo affermare, così come in altri settori, che maggiore è la loro mole e maggiore è il numero degli incidenti. Poche norme chiaramente scritte verrebbero lette e comprese da tutti; al contrario molte norme, a volte esposte con linguaggio complesso, raramente vengono assimilate, anche considerando che sono rivolte soprattutto a persona con bassa scolarizzazione. E questo è una delle cause principali.

Grazie alla mia precedente esperienza lavorativa ho potuto constatare che i datori di lavoro sono ben organizzati sulla sicurezza e si sforzano di farla rispettare ai dipendenti e ai visitatori. Purtroppo sono a volte gli stessi operai che quando non visti trasgrediscono alle più elementari norme di sicurezza. Il casco di protezione non si sopporta a lungo, in special modo nelle giornate di gran caldo, gli scarponi da cantiere sono troppo scomodi per essere calzati per intere giornate, per i lavori in quota è abbastanza fastidioso slacciare e allacciare continuamente le cinture di sicurezza, così come sembrano troppo restrittive tutte le precauzioni prescritte, alcune per di più incomprensibili, per la manutenzione degli impianti.

Una carenza che quasi sempre ho osservato è quella che sia tra i progettisti di impianti sia tra i costruttori manca un chimico il quale potrebbe mettere sull’avviso riguardo a possibili esalazioni o esplosioni.

Ed infine una causa, forse la maggiore, è data dai tempi di lavorazione imposti dal cliente; in sede di assegnazione spesso perde incomprensibilmente tempo, per poi cercare di recuperare il tempo perduto costringendo i costruttori ad eseguire il lavoro in tempi molto ristretti che non permettono agli operai di utilizzare le “inutili” precauzioni necessarie per un corretto rispetto delle norme di sicurezza.

Antonio Salmeri
Già dirigente tecnico ENI.

 

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