Francesca Jones porta a Roma Dress for Success, per aiutare le donne a trovare lavoro

Francesca Jones porta a Roma Dress for Success, per aiutare le donne a trovare lavoro

Approda a Roma Dress For Success, un’organizzazione internazionale no profit, già presente in 30 paesi del Mondo con 152 filiali, il cui obiettivo è aiutare le donne a trovare lavoro, partendo dalla scelta e donazione dell’abito per il primo colloquio.

L’idea, nata negli USA, è stata portata nel nostro Paese da Francesca Jones, fondatrice e presidente della filiale italiana dell’associazione.

Francesca ha raccontato a 2duerighe come è nato questo progetto

Come nasce l’idea di Dress for Success?

F. Nel 1996 una studentessa di legge del Bronx ricevette un’eredità dal nonno e decise di utilizzarla per fare qualcosa di positivo per la società e in particolare per aiutare le donne svantaggiate a trovare lavoro ed a raggiungere un’indipendenza economica.

Cuore dell’iniziativa è il Suiting, la donazione gratuita dell’abito professionale, nuovo o seminuovo, a donne in difficoltà economica, da parte di privati o aziende. Nello specifico, viene fornito un abito adeguato al colloquio professionale e vari cambi di abbigliamento per la prima settimana di lavoro.

Avete già aziende partner che vi sostengono nella donazione degli abiti?

F. Abbiamo iniziato la nostra attività su Roma da 5 mesi, ma stiamo già definendo accordi con varie aziende molto importanti, Bulgari ci ha contattato per una collaborazione!

Come si sostiene economicamente la vostra associazione?

F. Al momento grazie al contributo economico di noi donne che facciamo parte del consiglio direttivo di questo progetto. Come ufficio al momento ci stiamo appoggiando alla sede del Movimento Italiano Nazionale di Volontariato (via del Casaletto, 400), che ringraziamo per la disponibilità, ma il nostro obiettivo per il futuro è quello di trasferire il “negozio” in uno spazio tutto nostro, così da creare una boutique accogliente che trasmetta bellezza e serenità, funzionali al percorso che le nostre donne dovranno affrontare per acquisire o ritrovare sicurezza in sè stesse. Sarebbe bellissimo se una casa di moda ci donasse uno spazio.

Dress for success, però, non si si limita a fornire l’abbigliamento giusto per fare bella figura al colloquio, quali altri servizi offre per aiutare le donne ad entrare nel mondo del lavoro?

F. Il suiting, l’assistenza durante la scelta dell’abito, è sicuramente il servizio di maggiore impatto del progetto, ma è soltanto un primo step, ad esso si affiancano il Carreer center, con attività che vanno dalla revisione del curriculum, alla lettera di presentazione, alla prova del colloquio, e l‘Employment Retention, con seminari di crescita professionale su diverse tematiche come, ad esempio, la gestione dei conflitti e il lavoro di gruppo. Per questi servizi aggiuntivi ci avvaliamo del supporto di società di formazione esterne. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare la forza interiore di ogni donna. Partiamo dall’abito che è il più banale biglietto da visita, ma andiamo a sviluppare altri aspetti necessari per l’inserimento delle donne del mondo del lavoro.

A quali donne si rivolgono, dunque, i vostri servizi e come vengono selezionate?

F. Tentiamo di aiutare donne svantaggiate in particolari condizioni economiche, spesso straniere, che vengono a noi presentate da associazioni e centri di accoglienza, o disoccupate da più di 4 mesi.

 C’è una rete di volontarie che vi supporta, non solo con donazioni, ma mettendo il proprio tempo a disposizione delle vostre iniziative?

F. Sì, a dicembre abbiamo fatto un corso di formazione per “personal shopper” per la nostra associazione, volontarie che guideranno le persone che si rivolgeranno a noi nella scelta dell’abito più adatto in relazione al tipo di colloquio e del profilo professionale che andranno a ricoprire.

Gli ultimi due week-end di febbraio formeremo i volontari che dovranno occuparsi della revisione del cv e delle lettere di presentazione, tutto ciò che attiene al Carrer Center.

E’ fondamentale che queste persone abbiano un atteggiamento non giudicante, ma empatico. I volontari andranno a ricoprire un ruolo nell’associazione in base all’esperienza, alle competenze, alla formazione e all’età. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione.

Avete già ricevuto richieste di aiuto?

Sì, abbiamo iniziato i primi colloqui con donne italiane sopra i 45 anni che hanno perso il lavoro, con donne straniere, ma anche con ragazze giovanissime sui 20 anni prive di titoli di studio.

Ci auguriamo che il progetto possa prendere piede in Italia perrchè c’è grande necessità di potenziare il rapporto donne-lavoro.

 

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