La controffensiva di Santoro: Mi candido a Direttore Generale della Rai

di Federico Cirillo

Michele Santoro, dopo esser stato “scaricato” dalla Lei e dalla Rai, passa al contrattacco e annuncia: << Mi candido a direttore generale della Rai>>. Una vera e propria provocazione, quella del conduttore di Annozero, lanciata durante la conferenza stampa per la presentazione dell’evento “Signori entra il lavoro. Tutti in piedi” che si terrà venerdì sera a Bologna, in occasione dei 110 anni della Fiom nazionale (manifestazione alla quale parteciperanno, tra gli altri: Murizio Crozza, Serena Dandini, Elisa Anzaldo, Teresa De Sio, Marco Travaglio, Vauro e tanti altri tra attori, comici e artisti di vario genere).

Santoro risponde, dunque, nella maniera più sorprendente e geniale – in linea, d’altronde con il suo carattere e la sua professionalità – affermando che, pur non avendo pretese di successo << presenterei il mio curriculum e in questo modo vorrei vedere anche quello degli altri possibili candidati che poi qualcuno dovrà valutare. Quando sento dire che vanno trovati amministratori competenti per la Rai, credo quindi di trovare il modo di avanzare la mia candidatura>> sottolineando poi, togliendosi qualche “sassolino dalla scarpa” << mi chiedo come sia potuto diventare direttore generale Mauro Masi, uno che non sapeva distinguere un televisore da un aspirapolvere. Quindi mi candido anche io…>>, colpito, affondato e declassato a rappresentante di elettrodomestici! Il giornalista, andando poi avanti con la sua affascinante ipotesi, ha voluto provare a delineare delle idee personali di tv di spessore e di qualità e di cosa lui proporrebbe: << Io chiederei anche a Celentano o a Corrado e Sabina Guzzanti o a Grillo. Si parte da quelli che ci sono, che sanno fare la televisione. Partire dagli autori è la rivoluzione copernicana. Se poi un autore è invecchiato, è giusto chiamarlo e chiedergli se vuole misurarsi su altro, come la direzione di rete>>. Un bel richiamo, dunque, a quella tanto agognata meritocrazia, così troppo spesso paventata e urlata ai quattro venti ma che mai viene premiata come si dovrebbe: << Io troverò il modo di candidarmi a fare il dg, presentando il mio curriculum, mettendo sul piatto la mia esperienza, la mia conoscenza dell’azienda e del personale. Vorrei vedere se ci sarà mai la possibilità per l’opinione pubblica – ha continuato poi – di scegliere i vertici Rai valutando i curricula>> aggiungendo inoltre che il canone << nell’atto della sottoscrizione ha un elemento di partecipazione e di adesione al servizio pubblico, allora perché l’abbonato non dovrebbe poter indicare le trasmissioni o le rete per cui scegliere di pagare il canone? Perché non potrebbe indicare tutti il Cda Rai?>> chiudendo, infine che, in una situazione del genere lui potrebbe anche fare il presidente, ironizzando che << non ho competenze tennistiche, ma altre cose le saprei fare>>. Un fiume in piena Santoro, che ha espresso, con questa provocazione e questa candidatura, il proprio pensiero su quello che sta diventando la Rai, sulle grigie prospettive di un servizio pubblico non poi così pubblico e su una televisione di Stato sempre più legata a strani vincoli e meschini giochi di potere. Quella di Santoro, pur partendo come tentativo di spallata ai vertici di “mamma” Rai, rappresenta comunque un’ipotesi interessante che potrebbe riportare nella tv pubblica quella qualità smarrita ormai da decenni.

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