Camorra e appalti truccati a favore dei Casalesi, 69 arresti

Camorra e appalti truccati a favore dei Casalesi, 69 arresti

Tra boss, politici e imprenditori, il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia partenopea, ha eseguito 69 arresti. L’indagine, coordinata dai pm della Dda di Napoli Catello Maresca, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi, Gloria Sanseverino, Alessandro D’Alessio con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, ha fatto luce su alcuni reati quali corruzione, turbativa d’asta e concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento al clan camorristico dei Casalesi fazione Zagaria.

Camorra e appalti truccati, chi sono le persone coinvolte

Tra i nomi delle persone coinvolte compare quello del consigliere regionale del Nuovo centrodestra Pasquale Sommese, ex assessore alle Risorse umane durante la Giunta Caldoro. Oltre che per Sommese, il gip ha disposto la misura cautelare anche per suo fratello. Ordinanza bis notificata all’imprenditore Alessandro Zagaria già detenuto in un carcere di massima sicurezza, e all’ ex sindaco Biagio Di Muro ritenuto l’«anello di congiuntura» tra la politica e il clan dei Casalesi. In carcere anche un altro consigliere regionale, Angelo Giancarmine Consoli (sempre di Ncd) e vari amministratori, tra questi il sindaco di Aversa (Caserta) Enrico De Cristofaro; mentre ai domiciliari sono finiti l’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio (Pd), l’ex primo cittadino di San Giorgio a Cremano Domenico Giorgiano, Raffaele De Rosa (Pd), fratello del sindaco di Casapesenna e l’ex primo cittadino di Casapulla (Caserta) Ferdinando Bosco. In manette anche Claudio Borrelli, direttore di Adisu – l’azienda per il Diritto allo studio all’università di Caserta, e Adele Campanelli, che dal 2010 è alla guida della Soprintendenza Archeologica regionale. Sotto accusa, inoltre, anche docenti universitari.

Camorra e appalti truccati, un sistema a più livelli

Le 69 persone destinatarie di misure cautelari dovranno rispondere – a vario titolo – di accuse gravissime: si va dalla corruzione alla turbativa d’asta, fino al concorso esterno in associazione mafiosa. La fazione dei Zagaria del clan dei Casalesi aveva strutturato un sistema di corruzione per controllare il business degli appalti edilizi sia a Caserta che in altre parti d’Italia. Secondo i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Napoli, che hanno condotto l’indagine, grazie alla corruzione venivano condizionati e manipolati gli appalti per le cariche che gli indagati ricoprivano nelle commissioni aggiudicatrici o appaltatrici delle opere pubbliche sulle quali avevano messo gli occhi i Casalesi. Tra i diciotto appalti irregolari accertati dalla Guardia di Finanza ci sono quello per il restauro di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, una delle rinomate ville vesuviane del cosiddetto «Miglio d’oro» (a questa gara è dovuto il coinvolgimento dell’ex sindaco della città, Domenico Giorgiano) e quello per la ristrutturazione di due padiglioni della Mostra d’Oltremare, dove lo scorso sabato ha tenuto il suo comizio il leader della Lega Matteo Salvini.
Secondo l’accusa l’ex assessore Pasquale Sommese «si impegnava a garantire il finanziamento dell’opera» di volta in volta oggetto dell’appalto «ed in cambio otteneva denaro ovvero sostegno elettorale. Talvolta indicava espressamente il nome dell’imprenditore che avrebbe poi dovuto eseguire i lavori pubblici che egli stesso aveva fatto finanziare». In alcune circostanze, inoltre, Sommese ha indicato espressamente il nome dell’imprenditore che doveva eseguire i lavori, attivandosi poi per l’erogazione dei finanziamenti. Secondo l’accusa, poi, nelle commissioni di gara sono state inserite persone vicine all’ingegnere Guglielmo La Regina il quale «grazie agli accordi con vari ordini professionali di Napoli e Caserta riusciva a far inserire nelle commissioni di gara soggetti a lui vicini e consenzienti, i quali a loro volta veicolavano l’aggiudicazione dei pubblici incanti alle ditte che erano state segnalate dai suoi complici. Tutto ciò – si legge in una nota a firma del procuratore facente funzioni Nunzio Fragliasso – in cambio di d’azione e di promesse di somme di denaro e di altre utilità in favore di sindaci. Funzionari degli enti appaltanti e commissari di gara ovvero attraverso il conferimento di incarichi professionali. Ulteriori procedure pubbliche». Sin dal suo primo coinvolgimento in questa vicenda, che risale a un anno e mezzo fa, Pasquale Sommese ha sempre ribadito la propria estraneità alle accuse di aver condizionato appalti o di aver incassato voti in cambio di favori, oltre a smentire qualsiasi legame con la camorra casalese.

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