Manifesti contro il ministro dell’Istruzione. Riflettere sulle azioni

Manifesti contro il ministro dell’Istruzione. Riflettere sulle azioni
I manifesti anonimi sul ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli. (Fonte: Corriere.it)

Il centro di Roma qualche giorno fa si è svegliato con dei particolari manifesti affissi ai muri della città. Il bersaglio? Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e la sua menzogna sul titolo di studi.

«Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie…». Così si legge sui manifesti affissi tra la notte del 9 e 10 gennaio nella grande città romana, raffigurando in primo piano il volto del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, ormai “famosa” per essere al centro di una delle polemiche più calde del nuovo governo Gentiloni, ossia l’aver mentito sul proprio titolo di studio.

Le reazioni del Pd

I manifesti affissi per le strade del centro di Roma che hanno come bersaglio il ministro dell’Istruzione sulla vicenda della menzogna circa il titolo di studio dichiarato sul proprio curriculum, sono anonimi e abusivi, pertanto il Comune di Roma sta provvedendo a ricoprirli, affiggendo sopra di essi dei poster rosa riportanti la scritta “affissione abusiva”.

Il Partito democratico non poteva ovviamente stare in silenzio di fronte al non arrestarsi della “macchina del fango” e difende il ministro dell’Istruzione esprimendole la massima solidarietà e ricordando “la leggerezza” dell’atto compiuto dalla Fedeli nel far comparire un titolo di studio inesistente e che la stessa ha maturato un’esperienza politico-istituzionale che merita ogni tipo di rispetto – commenta la senatrice Francesca Puglisi. Il premier Gentiloni conferma la fiducia nei confronti di Valeria Fedeli.

Il Pd parla di una “campagna d’odio” e la senatrice Laura Puppato si esprime sostenendo che «i manifesti contro Valeria Fedeli sono figli di una cultura maschilista».
Il vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Titti di Salvo, osserva come gli attacchi ora trovano un altro tipo di manifestazione: non solo sul web si “sparge fango” contro la Fedeli, ma ora si passa anche ad «imbrattare i muri della Capitale».
Il senatore del Pd, Bruno Astore, commenta chiedendosi chi abbia pagato per tappezzare la capitale con tali manifesti, «affissi senza una firma e in modo abusivo. Gli autori di tale atto dovrebbero vergognarsi».

Solidarietà anche dal senatore di Fi, Francesco Giro che commenta l’accaduto nei seguenti termini: «quello affisso sui muri di Roma è un manifesto cretino oltre che anonimo e infatti la ministra non mi sembra affatto turbata ma al contrario già immersa nel suo lavoro.»

Di tutto altro avviso è il presidente del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, il primo a denunciare sul proprio profilo la dichiarazione falsa del ministro dell’Istruzione, che scrive che i manifesti irridono «giustamente» il ministro e che «quando la verità infastidisce, meglio un sano silenzio».

Riflettere sulle azioni da ogni prospettiva

La vicenda del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli – sia quella che vede la stessa mentire, sia la questione dei manifesti anonimi – tocca numerosi punti dell’essere umano in generale che è bene approfondire proprio in qualità di esseri umani.

Il gesto da cui ha preso il via la bufera sul ministro dell’Istruzione è quello di aver mentito sul conseguimento del diploma di laurea, giustificato dallo staff di Valeria Fedeli come un mero «infortunio lessicale».
Analizzando questo gesto, quello di mentire, si comprende come non si possa giustificare come un infortunio lessicale, o una “leggerezza” l’accaduto, in quanto, ogni azione di un individuo, ha delle conseguenze ad ampio raggio che spesso riguardano anche altri esseri umani. Se poi, l’individuo in questione, ricopre anche una carica – come quella del ministro dell’Istruzione – che presuppone la rappresentanza di tanti altri individui, le conseguenze sono ancora più grandi.
In virtù di questa ampia responsabilità, non si può agire con leggerezza.
L’esempio che il gesto della Fedeli offre alle future generazioni non è tra i più nobili, in quanto è un esempio che sembra giustificare senza problemi il fatto che vada bene mentire su chi si è perché in fondo è un mero “infortunio linguistico” e che basta modificare per dimenticare.

Riflettendo invece sul gesto di chi ha affisso i manifesti contro Valeria Fedeli si può osservare come, anche in questo caso, le conseguenze del gesto possano rappresentare un cattivo esempio per gli altri, un esempio di come, per far fronte a gesti ingiusti (come quello di mentire su ciò che si è o non si è) sia necessario offendere la persona in questione limitandosi a quello e non a riflettere sull’accaduto. Seppur di forte impatto, il gesto è estremamente sterile e non fa altro che alimentare una moda già particolarmente diffusa: l’attacco ad hominem.

Tra le fallacie logiche in cui viviamo da sempre quella più comune e a cui facciamo più volte ricorso è proprio l’argumentum ad personam. Questo fa sì che, anziché valutare l’argomento – e in questo caso il gesto – della persona che lo espone o compie, si critica la persona stessa.

È vero che noi siamo quello che facciamo, ma è altrettanto vero che limitarsi a criticare, senza essere guidati da un pensiero retto, ci limita a rimanere nel piano del giudizio sterile da cui non si può né imparare, né comprendere la gravità dietro ciò che si compie.

Volendo procedere con un parallelo tra le due azioni, quella della menzogna e quella dell’attacco ad personam, un dato che emerge chiaramente è la necessità di una rieducazione a livello generale che implichi la presa di coscienza da parte di ognuno di noi su come non si possa né agire con leggerezza né attaccare il fatto in sé (e la persona), piuttosto che riflettere sulla conseguenza del fatto stesso, ovvero quella della menzogna.

Specificando meglio quest’ultima affermazione, ciò che si intende dire è che ciò che viene scritto sui manifesti contro il ministro dell’Istruzione, non fa riflettere sulla conseguenza dell’azione del ministro stesso, ma si limita ad attaccare semplicemente e non c’è niente di più sterile e deleterio che puntare semplicemente il dito contro.

Anche le reazioni del Pd però fanno emergere questa natura dell’uomo che si limita a criticare e basta, basti pensare a quando si definisce “cretina” l’azione di chi ha affisso i manifesti, quando invece si dovrebbe riflettere sugli esempi che questi gesti forniscono alle future generazioni, ai giovani d’oggi.

Ciò che con questo articolo si vuole sostenere è che, riflettendo sui gesti di Valeria Fedeli e su chi ha affisso i manifesti contro di lei, emerge come si stia perdendo completamente la capacità di argomentare e prendersi concretamente la responsabilità di ciò che facciamo.

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