Pirelli, assoluzione definitiva per gli ex dirigenti: ancora 28 vittime dell’amianto e dell’ingiustizia (parte 6)

Pirelli, assoluzione definitiva per gli ex dirigenti: ancora 28 vittime dell’amianto e dell’ingiustizia (parte 6)

È uno sterminio silenzioso quello dell’amianto: lascia dietro di sé dolore, paura, sconforto, desolamento e rabbia. La rabbia non è figlia delle perdite subite, ma delle perdite che non trovano accoglienza nella giustizia. Le vittime hanno tre killer: l’amianto, la fibra assassina, i grandi manager e industriali che sanno, ma non fanno niente per tutelare la salute dei lavoratori e i giudici che continuano ad assolvere imputati o a procrastinare la sentenza.

Ancora una volta, infatti, dobbiamo scrivere di altri 28 uomini che hanno perso la vita lavorando. È tristemente ironico pensare che mai come in questo momento storico si associ il lavoro alla dignità umana. In questa drammatica crisi economica e sociale, l’attività lavorativa sembra l’unica soluzione per riscattare una dignità perduta. Nella cultura capitalista chi non lavora è un peso per la società e per gli altri lavoratori. Ebbene, nelle vite delle vittime di cui raccontiamo, la storia si capovolge: perché questi uomini sono morti lavorando, hanno perso la loro dignità e il loro valore esercitando la loro professione, ovvero ciò che nella società li legittima.

Milano, 19 dicembre

La Quinta sezione penale del tribunale Annamaria Gatto ha prosciolto i 9 ex manager della Pirelli, “perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto”. Erano stati accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime per i 28 operai morti o malati a causa dell’amianto, dopo aver lavorato nei due stabilimenti milanesi negli anni ‘70 e ‘80.

In aula, in seguito alla sentenza, i famigliari delle vittime hanno urlato “vergogna”. Vergogna per una giustizia classista, una giustizia, quindi, che non è uguale per tutti.

Il pm Maurizio Ascione aveva richiesto condanne detentive dai 4 anni e mezzo ai 9 anni per gli ex dirigenti Pirelli: Ludovico Grandi (9 anni) e Gianfranco Bellingeri (6 anni), amministratori delegati della Pirelli negli anni ‘80; Guido Veronesi (5 anni e 6 mesi), ma nel frattempo è deceduto; Piero Giorgio Sierra (7 anni), ex presidente dell’Associazione italiana  per la ricerca sul cancro; Omar Liberati (5 anni e 6 mesi); Gavino Manca e Armando Moroni, il quale, però, è morto (4 anni e 6 mesi).

Al processo bis del 19 dicembre, invece, sono stati tutti assolti con formula piena. Si parla di processo bis, poiché segue un altro ramo di indagine, rispetto al primo processo, che coinvolge altri 11 diversi dirigenti.

Milano, 24 novembre

Questo primo processo si è concluso il 24 novembre scorso, quando sono stati assolti 11 dirigenti della Pirelli “per non aver commesso il fatto”. Questa volta il processo di appello riguardava la morte di 24 operai. Il pm Maurizio Ascione era riuscito ad ottenere la condanna per omicidio colposo in primo grado, ai danni degli 11 dirigenti. Lo sprone dell’assoluzione, però, è stato rafforzato anche dall’età avanzata degli ex dirigeneti, ormai ultraottantenni, e in cagionevoli condizioni di salute.

A fine sentenza, sono state dure e amare, come il boccone da ingerire e metabolizzare, le parole del presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, Michele Michelino, che si è costituito parte civile: “È una sentenza gravissima che significa licenza di uccidere e impunità. Questa è giustizia di classe contro i lavoratori”.

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