Angeli della morte, gli infermieri che uccidono

Angeli della morte, gli infermieri che uccidono
(fonte immagine: siciliaonpress)

Sono molti i casi dei cosiddetti “angeli della morte”, gli infermieri che uccidono i loro pazienti e la domanda si fa sempre più chiara: cosa succede all’essere umano?

L’ultimo caso degli “angeli della morte” è avvenuto qualche giorno fa e ha visto gli arresti di un medico e della sua amante, accusati proprio di aver provocato la morte di quattro pazienti che erano ricoverati al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno.
Questo episodio riporta all’attenzione i tanti episodi di malasanità che colpiscono il nostro paese, mettendo in dubbio l’essere umano da un punto di vista etico.

Alcuni casi degli angeli della morte

Tra i casi più “famosi” degli angeli della morte, quindi di infermieri che hanno volutamente dato la morte ai propri pazienti, c’è quello di Antonio Businelli, dell’ospedale Fatebenefratelli a Milano, che nel 1992 è stato condannato a 16 anni e 8 mesi per l’omicidio volontario plurimo attraverso la somministrazione di Isoptin, un vasodilatatore il quale ha provocato il decesso dei suoi pazienti.

Nel 1995 a Roma viene condannato all’ergastolo Alfonso De martino, il cosiddetto “infermiere satanista”, il quale è stato accusato di aver ucciso 4 suoi pazienti nell’ospedale di Albano laziale, attraverso un miscuglio di Citrosil azzurro e Pavulon: il primo è un disinfettante utilizzato in corsia e il secondo è un anestetico.

Nel 2008 viene condannata a 20 anni di carcere l’infermiera Sonya Caleffi, dell’ospedale Manzoni di Lecco, per aver ucciso circa 15 pazienti attraverso un’iniezione di bolle d’aria ai degenti al fine di creare un’emergenza in cui poi intervenire per salvarli. Tutto questo per il “bisogno di sentirsi importante”.

Nel 2014 il primo ergastolo ad un medico, Pier Paolo Braga, l’ex primario della clinica Santa Rita di Milano, accusato della morte di 4 pazienti. Già nel 2008 era stato condannato a 15 anni per truffa e per circa 80 casi di lesioni a danno dei pazienti, ma era stato scarcerato per un vizio di forma che era stato riscontrato nel processo. In seguito l’ergastolo a causa dei citati omicidi.

Purtroppo non sono solo questi i casi degli angeli della morte, un altro che viene spesso ricordato è quello che vede la 43enne Daniela Poggiali, detenuta dal 2014 e condannata nel 2016 all’ergastolo e al risarcimento di 150 mila euro. Condannata per l’omicidio di 13 pazienti, la si ricorda per le inquietanti foto che lei stessa scattava: selfie sorridenti con il cadavere di un paziente. Insieme a lei sono indagati anche il caposala e il direttore del reparto di Medicina Interna dell’ospedale Umberto I di Lugo per l’omicidio di una paziente con un’iniezione letale di potassio.

E si arriva al 29 novembre, con il già citato caso di Saronno, in provincia di Varese, un’infermiera 40enne, Laura Taroni, e un medico anestesista 60enne, Leonardo Cazzaniga, definiti gli “amanti killer”, arrestati con l’accusa dell’omicidio di 5 pazienti attraverso un’iniezione letale con cui avrebbero ucciso anche il marito di lei nel 2013. Da un’intercettazione telefonica è emerso anche che l’infermiera avrebbe detto all’amante che poteva anche uccidere i propri figli perché – secondo loro – era legittimo uccidere chi si anteponesse alla loro felicità.

Cosa succede all’essere umano?

Quanto succede negli ospedali lascia sempre più sgomenti e inorriditi. Episodi di malasanità, episodi di noncuranza da parte di chi presta un giuramento che non dovrebbero essere solo parole, errori che sono orrori, intercettazioni di risate dopo un intervento andato male per superficialità e mascherato per crudeltà.

Come chiamarla altrimenti?

Cosa spinge questi medici ad occultare degli errori che con un po’ di attenzione – la giusta attenzione che andrebbe riservata in sala operatoria e nell’ospedale in generale – sarebbero stati evitati? Non è la paura che li spinge, altrimenti non ci sarebbero delle risate dietro un telefono. Inoltre, come può un animo convivere con un tale peso? Non siamo dei, possiamo sbagliare, ma ciò che dovrebbe renderci umani è prenderci le nostre colpe, per non parlare del fatto che tanti errori potrebbero e andrebbero evitati quando, ripeto, si è in sala operatoria, perché la responsabilità è al massimo, e in virtù di questa bisognerebbe fare le cose nella maniera migliore, così da non aver rimpianti, ma di certo essere superficiali in ciò che si fa non è il modo giusto.

La conseguenza di tutta questa malasanità, di tutti questi episodi di morte procurate, si riversa inevitabilmente anche nei confronti di chi il proprio lavoro lo svolge nel migliore dei modi. In particolare, riflettendo sugli episodi degli “angeli della morte”, quanti infermieri ora subiranno le conseguenze delle azioni di questi individui? Conseguenze che si manifestano negli sguardi spaventati dei pazienti che vanno in ospedale, come un domino, questi episodi causano una reazione a catena: nessuno riesce più a fidarsi dei camici bianchi.

È un dato di fatto, seppur ingiusto, che a causa di questi individui che compiono azioni orribili, ci rimettano anche quei tanti medici e infermieri che invece sono meritevoli perché svolgono il proprio ruolo nel massimo dell’onestà e precisione.

I casi degli infermieri killer spinge a domandarci cosa sta succedendo all’essere umano.

Una risposta purtroppo non c’è, molti risponderanno che sicuramente questi infermieri erano affetti da malattia mentale – e infatti in qualche caso citato è stato riscontrato ciò –, ma c’è da dire a che, specie in ospedale in cui si hanno a che fare con milioni di vite, la selezione delle persone adatte a ricoprire un ruolo tanto importante, non può essere lasciato al caso. Ad eventuali obiezioni e critiche circa tali affermazioni si specifica che è ovvio che alcune malattie mentali sono latenti e mascherate bene, ma è altrettanto ovvio che dovrebbero quindi esserci maggiori controlli per far sì che ognuno svolga al meglio il proprio lavoro e che eventuali sospetti vadano approfonditi. Inoltre, i casi di infermieri killer sono molti, e non si può credere che tutti questi soggetti siano affetti da patologie che li spingano a compiere questi gesti terribili.

Cosa succede dunque all’essere umano? Non sono nemmeno solo recenti questi episodi, al contrario sembra che esistano da sempre, bisogna dunque pensare che è insito nella natura dell’uomo – o di qualche uomo – il desiderio di provocare la morte a qualcuno, oppure avvicinarsi ad essa per poi soccorrere il paziente ed far emergere le proprie qualità?

Tutto questo mette in evidenza come ci sia qualcosa che non va bene nell’uomo, nell’animo degli esseri umani, qualcosa che non può dirsi nella maniera più assoluta morale ed etico, perché provocare la morte di qualcuno non è affatto etico, anzi, è diabolico.

Purtroppo ci sono più domande che risposte, anzi, le risposte sono del tutto inesistenti di fronte questi casi di malvagità allo stato puro, una cosa è certa: bisogna porre un freno a quest’uomo avido che pur di emergere, uccide. Bisogna porre un freno a questo uomo che si sente come un dio e compie azioni da diavolo.

Sicuramente un buon modo per iniziare è sensibilizzare sempre più al nostro ruolo di esseri umani, perché solo “diventando esseri umani” potremo poi essere bravi medici, bravi infermieri e bravi in qualsiasi cosa, e per “bravi” si intende umili, empatici, altruisti.

Tutti tratti che sembrano mancarci.

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