Vandalismo alla statua di Bernini, riflessione sull’indifferenza dell’essere umano

Vandalismo alla statua di Bernini, riflessione sull’indifferenza dell’essere umano
Parte danneggiata della statua dell'elefante del Bernini (Fonte: quotidiano.net)

Sempre più spesso siamo di fronte la penosa verità che non necessariamente il progresso tecnologico coincida con quello umano. Questa verità scaturisce dai tanti atti di vandalismo di cui noi esseri umani ci macchiamo, di atti di vandalismo che a prescindere da ciò che li ha causati, non hanno senso di esistere.

Nella notte tra domenica e lunedì si è verificato un ulteriore fatto che conferma questa verità: la statua del Bernini a piazza Minerva è stata sfregiata, da persone cui l’epiteto di zoon politikon non può essere utilizzato per il semplice fatto che i loro gesti non confermano questa natura.

Il celebre Elefante a piazza Minerva, rappresenta il basamento dell’obelisco egiziano della Minerva del VI secolo a.C. – da cui prende il nome la piazza. Bernini per creare questo Elefante, utilizzò un modello che gli era stato portato in dono da Cristina di Svezia che segue un’iconografia derivata dal combattimento onirico di Polifilo, Hypnerotomachia Poliphili, un’opera allegorica di Francesco Colonna, frate domenicano, pubblicata nel 1499.

Durante la notte tra domenica e lunedì la zanna sinistra dell’opera di Bernini è stata rotta. Il danno, come ovvio che sia, è grave, ma la “fortuna” è che perlomeno il pezzo staccato è stato ritrovato ai piedi della scultura e quindi si provvederà presto a riattaccarlo.

Mentre si cercano di stimare i danni (circa tra i 1.500 e i 2.500 euro di spesa) e di riparare la scultura, sono in corso anche le indagini – attraverso l’analisi delle telecamere della zona – per trovare i responsabile di questo atto vandalico, e non si esclude che la causa sia stata una pallonata.

L’importanza della tutela del nostro patrimonio

Al di là della causa che ha portato la distruzione di una delle zanne dell’Elefante, ciò su cui si vuole porre l’attenzione in questo articolo è l’importanza del nostro patrimonio, in quanto, purtroppo, gli atti vandalici spesso sono spinti da una volontà, quindi un’intenzione.

L’identità, oltre che essere un concetto prettamente personale, riferito quindi al singolo individuo, è anche un concetto applicabile in scala più vasta, come ad un paese intero.

Il patrimonio artistico-culturale di ogni città, di ogni paese, di ogni nazione rappresenta proprio l’identità di quel posto, e quindi, l’identità di ogni cittadino. Questo non fa altro che aumentare la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti di ciò che rappresenta il nostro passato.

C’è chi, di fronte l’emergenza di preservare il patrimonio artistico-culturale, solleva obiezioni del tipo che questi, in confronto ad altri, non rappresentano veri e propri problemi, ma non c’è nulla di più errato che paragonare le varie difficoltà.

Come cittadini, abbiamo l’obbligo morale di arginare ogni tipo di problema – specie se ne siamo noi la causa –, da quello che riguarda il nostro patrimonio, a quello più inerente le singole vite, in quanto non bisogna dimenticare che gran parte del nostro paese si basa proprio sul patrimonio artistico che offre. Se questo patrimonio viene deturpato, cosa possiamo offrire? Come possiamo tramandare la nostra identità alle future generazioni?

A causa di quanto successo la scorsa notte, si stanno considerando varie alternative che prevedano la messa in sicurezza del nostro patrimonio, ma le polemiche su come fare non sono poche, tra chi vorrebbe posizionare dei cancelli che proteggano queste opere, e chi vorrebbe invece maggiore sorveglianza.

Una cosa comunque è certa: c’è bisogno di sensibilizzazione a quanto la cultura, in ogni senso, vada preservata e conservata.

Il patrimonio perduto

A proposito di questo dovere che abbiamo nel preservare quello che fa del nostro paese, la nostra identità, è utile ricordare quanto perso, anche da un punto di vista del patrimonio artistico-culturale, durante il terremoto che ha devastato il centro Italia.

Il terremoto si è portato via vite, scuole, negozi, si è portato via la normalità di tutte quelle famiglie, di tutte quelle persone, che non hanno più nulla se non un cumulo di macerie.

Tra tutto ciò che ormai non c’è più, è stato perso anche il patrimonio artistico-culturale di quel centro Italia che faceva di quelle zone, ciò che erano.

Si ricostruirà tutto, un giorno, ma quello che c’era, non sarà più lo stesso. È ovvio che non si intende paragonare la perdita della vita a quella delle sculture o altro, ma ciò non vuol dire che questo “altro” vada dimenticato. Basti pensare alla sofferenza che dà la vista dell’ormai distrutta basilica di San Benedetto di Norcia, perché il punto è quello detto precedentemente: il nostro patrimonio ci caratterizza e se perso, ci si sente persi con esso.

Pensando alla sofferenza che nasce alla vista, ma anche solo al pensiero, di tutte quelle basiliche, di tutte quelle sculture, che rendevano splendido il centro Italia, non può che non arrivare alla riflessione come a volte noi esseri umani ci comportiamo come fossimo terremoti.

Un paragone forse troppo azzardato, forse troppo forte, ma pensando agli atti che troppo spesso l’uomo compie, come non si può notare la veridicità di questo paragone?

L’atto vandalico dell’altra notte è solo un esempio della forza distruttrice che l’essere umano applica a questo mondo e questa forza distruttrice non si ferma qui: quanti parchi sono distrutti, quante sculture deturpate, quanti muri eretti – che rovinano la terra e il cuore – per separare l’uomo dall’uomo?

Vandalismo, il segno di un’indifferenza dilagante

L’atto vandalico avvenuto ai danni della statua del Bernini, oltre a rappresentare una ferita artistica alla capitale romana, rappresenta anche il segno di un’indifferenza dilagante, e non troppo latente, di un essere umano che non si cura ciò che ha intorno, al contrario lo deturpa, non rendendosi conto – o non volendo rendersi conto – del danno generale che arreca con il suo gesto, anche il più innocente, come un’eventuale pallonata.

L’indifferenza, al pari della violenza, è un male che fa dell’essere umano, l’essere più paradossale di tutti. L’indifferenza, così come la violenza, sono i mali che attraversano da sempre l’umanità, ma specie in questo ultimo tempo, sembra che non si faccia nulla per cercare di arginarli, al contrario, sembra che vengano incentivati. Basti pensare ai tanti muri che si vogliono ergere per “mettere fuori” il problema dei migranti, alzare un muro per lasciarli a loro stessi. Basti pensare all’indifferenza di fronte il problema ambientale, ai cambiamenti climatici causati da un uomo noncurante di nulla.

L’indifferenza di fronte a questi atti vandalici, di fronte chi vede, ma non parla, è sintomo di un essere umano che deve ripensarsi, che deve ripensarsi in termini di umanità.

L’indifferenza nei confronti del nostro patrimonio artistico rappresenta l’indifferenza nei confronti del nostro passato: ma un popolo che dimentica – distruggendo – il suo passato, come può creare un futuro solido?

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