Anziano vittima di una banda di giovani: la violenza dilagante

Anziano vittima di una banda di giovani: la violenza dilagante
(Fonte: www.maxgentile)

A Siracusa, un anziano di ottant’anni è stato picchiato e bruciato da una banda di giovani vent’enni

Sembra che l’essere umano non smetta mai di essere attraversato da un animo colmo di odio ed egoismo che lo spinge a compiere gli atti più violenti e insensati che esistano. Perché è così in fondo: la violenza è insensata, e nulla potrà mai giustificare atti di aggressività e di brutalità.

Non sarebbe corretto sostenere che solo in questo periodo l’uomo è vittima della sua stessa violenza, non sarebbe corretto perché la storia insegna, e purtroppo insegna che l’uomo è vittima della sua stessa violenza praticamente da sempre.

Il limite dell’essere umano è che se da un lato la storia insegna, dall’altro l’uomo non impara, ed eccoci arrivati ad oggi, un oggi desolante, un oggi che fa paura all’uomo stesso che lo crea, un oggi in cui la violenza sembra la risposta a tutto, sembra essere un modo per “passare il tempo”.

Siracusa: un anziano di ottanta anni, dopo essere stato, a quanto pare, vittima di vari episodi di violenza da parte di un gruppo di ragazzi di circa venti anni, qualche giorno fa ha subito un ulteriore atto di brutalità da questi, nella sua abitazione – che aveva reso più sicura con delle inferiate di ferro alla finestra proprio spinto dalla paura che da qualche tempo lo affliggeva a causa di questi ragazzi.

L’aggressione ai danni dell’anziano signore è avvenuta sabato sera, l’8 ottobre: dopo essere stato picchiato violentemente, è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Dalle prime ricostruzioni e dai video della sorveglianza, la tanica di benzina utilizzata ai danni dell’ottantenne, sarebbe stata acquistata presso una delle stazioni di carburante del quartiere di Grottasanta.

Il pensionato, di nome Giuseppe Scarso si trova all’ospedale Cannizzaro di Catania in condizioni molto gravi, nel reparto di rianimazione. Al momento si trova in coma farmacologico ed ha riportato ustioni sul quaranta per cento del corpo, nella parte superiore, nonché lesioni polmonari, dovute alle percussioni inflitte.

Tutti conoscono questo signore che da quindici anni, dopo la morte della madre, vive da solo e raccontano che aveva avuto già dei diverbi con questo gruppo di ragazzi che lo offendevano tirandogli «addosso piccole pietre», motivo che spinse l’anziano a munirsi di un bastone con cui potersi difendere. I vicini dicono che però: «si è sempre trattato di ragazzate, non immaginavamo si potesse arrivare a tanta crudeltà.». Dopo che la notizia è stata diffusa, i cittadini hanno commentato l’accaduto, dai quali è emerso che «non è la prima volta che in città si registrano episodi di violenza da parte di giovani ma mai prima d’ora si era registrato un episodio così cruento ai danni di un anziano indifeso.».

Riflettere sulla violenza umana

Come detto in precedenza, non siamo di fronte la prima volta in cui l’essere umano si macchia di violenza, al contrario, purtroppo sono più gli atti crudeli e di egoismo che quelli di altruismo.

Una domanda sorge spontanea: da dove nasce la violenza che vede l’uomo protagonista?

Ovviamente non si possiede la risposta, ma il compito di ogni essere umano, a cui è chiamato ogni zoon politikon, è riflettere su quanto accade, anche quando il fatto non ci colpisce in prima persona. Una riflessione critica è volta all’acquisizione di consapevolezza, una consapevolezza di cui al momento l’uomo sembra esserne privo, una consapevolezza del significato di essere uomo e di esserlo insieme ad altri, consapevolezza che la diversità, di ogni genere, non è mai una colpa e non può essere motivo di guerre o isolamento.

Una giusta riflessione porta con sé una consapevolezza sul fatto che il mondo in cui viviamo è profondamente attraversato da omertà, da timore, da odio nel diverso, da egoismo. Una riflessione critica su quanto accade quotidianamente, in tutto il mondo e dentro casa nostra, conduce alla consapevolezza che così come la violenza è insensata, insensato è anche passare avanti di fronte le ingiustizie perché si ha paura.

È il caso che ha visto vittima l’anziano di Siracusa. Molti tra gli intervistati, infatti, erano a conoscenza di quanto accadeva in quei giorni, di quanto gli episodi di violenza che vedevano protagonisti questa banda di vent’enni non erano isolati.

L’omertà solca le nostre persone perché in parte la paura di trovarsi poi in prima persona in situazioni gravi spaventa, in parte perché non ci prendiamo la responsabilità, tanto decantata da Lévinas, nei confronti degli altri, specie se questi non hanno il nostro stesso sangue o se con questi non intercorre un qualche legame particolare.

L’omertà, così come la violenza, sono i mali del nostro mondo, sono i mali di un essere umano che da sempre “gioca a chi è il più forte” e nel farlo sta distruggendo il pianeta intero.

Una riflessione critica nei confronti della violenza, da sempre esistente e sempre più dilagante, porta con sé un paradosso. Le neuroscienze hanno dimostrato l’esistenza dei tanto acclamati neuroni specchio, grazie ai quali ci è possibile entrare empaticamente in contatto con gli altri esseri umani, grazie ai quali possiamo dirci empatici. Il paradosso nasce proprio qui: nonostante l’esistenza di un vero e proprio “circuito dell’empatia” siamo capaci di tutte queste atrocità.

Una spiegazione, come sottolinea lo studioso Marco Iacoboni, risiede nel fatto che la violenza imitativa, che sempre più prende piede in questa nostra società mediatica, in particolari contesti può determinare un comportamento che consiste proprio nell’opposto dell’empatia.

Questo punto è fondamentale: la violenza mediatica conduce alla violenza imitativa ed è indubbio che, i ragazzi – fin da piccoli – vengono esposti a un boom mediatico di violenza, basti pensare ad alcuni tra i più famosi video games, in cui si ha la possibilità, con il personaggio che si impersona, di picchiare i passanti.

La domanda che sorge è: una possibile risposta a questa violenza sempre più dilagante potrebbe risiedere in questa esposizione continua alla violenza mediatica?

Da ricordare però che la violenza mediatica però non è solo quella della televisione o dei giochi, infatti in rete girano moltissimi video di ragazzi e ragazze che si prendono a pugni tra di loro, o che prendono di mira una persona, riempiendola di calci e insulti, il tutto sotto gli occhi dei compagni che ridono, sghignazzano e riprendono tutto con i cellulari così da poter poi far girare in rete questi video.

Da tutti questi episodi, non si avverte dunque la necessità di una giusta riflessione, una riflessione critica che conduca alla consapevolezza e a un possibile arresto di violenza e atrocità?

 

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