Il Muos è “smart”, ditelo a Salvatore Ferlito

Il Muos è “smart”, ditelo a Salvatore Ferlito
Muos - Niscemi (Sicilia)

A Niscemi, Sicilia, c’è un bellissimo murales di Blu, street artist italiano dal tocco miracoloso. Ritrae un gigantesco mostro fatto di parabole e antenne, che si muove come in un Risiko sopra un tappeto di aerei, alcuni verticali come croci in un cimitero, dirigendosi verso una folla urlante. Questo mostro rappresenta il Muos, (acronimo di Mobile User Objective System), un sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza e a banda stretta del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, una delle quali è proprio nei pressi di Niscemi, ultimata alla fine del mese di gennaio 2014.

No Muos, murales di Blu a Niscemi
No Muos, murales di Blu a Niscemi

Muos, storia infinita

Le antenne del Muos sono alte 25,87 metri, le basi 6,88 metri, nel suo punto più alto l’antenna misura 18,98 e ha un diametro di 18,4 metri, queste le dimensioni della bestia satellitare con la quale il governo americano intende sostituire l’attuale UFO (Ultra High Frequency Follow-On), superandolo dieci volte in capacità e integrando in questo modo il sistema globale delle comunicazioni militari Nato e Usa (forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualunque parte del mondo, trasferimento dati, inclusi video).
Queste antenne targate Usa sono fonte di interminabili contestazioni. Un dibattito infinito tra Regione, Ministero della Difesa e comitati No Muos, coinvolti su fronti differenti per interessi divergenti (militari, ambientali e di salute). Una confusione che prosegue, con revoche, revoche delle revoche, ricorsi al Tar, verifiche, contro-verifiche, pronunciamenti attesi e sospensioni di test in programma. Il 13 gennaio era infatti attesa l’accensione di tutte le antenne della stazione di Niscemi per controllare le emissioni elettromagnetiche a piena potenza, ma poco prima dell’accensione è arrivato uno stop, dovuto sia per l’assenza di precauzioni per la popolazione che per la mancata taratura della strumentazione che avrebbe dovuto utilizzare l’Arpa. Le tre gigantesche antenne sarebbero state accese contestualmente alle 46 antenne Nrtf (Naval Radio Transmitter Facility) in funzione dal 1991 nella base della Marina militare americana nella riserva naturale della Sughereta, contrada Ulmo.

Muos, terremoto in vista

Nei giorni scorsi è inoltre stata registrata una scossa di magnitudo 2.7, con epicentro proprio a Ulmo, non molto lontano dall’impianto satellitare. Niscemi si trova in zona 2 (cioè con possibilità di forti terremoti) per quanto riguarda il rischio sismico, ma fino ad ora il Ministero della Difesa ‒ che rappresenta praticamente gli interessi USA ‒ ha sempre portato avanti la non elevata pericolosità sismica di quest’area in quanto ritenuti rari gli eventi sismici.
L’avvenuto terremoto rimette però al centro della “questione Muos” alcune circostanze relative alla realizzazione dell’impianto. Tra queste spicca appunto la mancanza di un’autorizzazione antisismica, confermata anche dai dati progettuali che l’ambasciata americana ha consegnato ai periti del Collegio di verificazione, nominato alla fine del 2015 e composto per tre quinti da delegati dai Ministeri della Salute, delle Infrastrutture e dell’ambiente e da due professori universitari. Una scossa violenta potrebbe infatti modificare l’angolazione delle antenne ed ora il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) dovrà prendere in considerazione anche questo dato, visto che i terremoti a Niscemi avvengono.

Muos, legittimo?

Il Cga si pronuncerà sulla legittimità del Muos il prossimo 25 febbraio, e lo strumento utilizzato sarà proprio la relazione dei verificatori fatta basandosi solamente sui dati progettuali trasmessi dall’ambasciata americana.
Stando a questa relazione le emissioni non supererebbero il livello di guardia, ma… E sì, c’è un ma, anzi più d’uno. In primis, le valutazioni sono valide solo nel caso in cui non vengano modificate le modalità di funzionamento delle parabole; secondo, le frequenze sono incompatibili con alcuni apparecchi elettromedicali come bypass e defibrillatori; terzo, manca una valutazione in merito alll’impatto che i campi elettromagnetici potrebbero avere su animali e vegetali all’interno della riserva Sughereta; quarto, non è accertabile la possibile interferenza con le apparecchiature degli aerei più vecchi in transito.
Numerose le contestazioni riguardanti le conclusioni dei periti, non solo per le non avvenute misurazioni di gennaio, ma anche per la mancanza di contraddittorio. Quindi per poter stabilire la pericolosità del Muos si farà riferimento solamente alle proiezioni inserite nel progetto dell’impianto.
Questo il commento di Massimo Coraddu del Politecnico di Torino e consulente di parte del comitato No Muos: «Mi sembra di vivere un deja-vu . Già nel 2013 ci siamo trovati a ragionare su dati progettuali che erano stati riveduti al ribasso rispetto a quelli presentati dalle autorità americane nel 2008. Mi chiedo quale credibilità possano avere queste valutazioni». Una vicenda discutibile sin dalla nomina del collegio dei verificatori: «È stato chiesto di raggiungere risultati impossibili rispetto al tempo messo a disposizione».

Muos o no Muos, questo è il dilemma

Inizialmente la base del Muos sarebbe dovuta essere all’interno della base militare di Sigonella, giudicata però una soluzione troppo rischiosa a causa dell’influenza delle onde elettromagnetiche su autoveicoli, munizioni ed esplosivi. Nel 2006 fu così approvata dal Ministero della Difesa la realizzazione del Muos a Niscemi, aprendo con questa decisione uno dei maggiori conflitti ambientali.
Gli Stati Uniti attendono dal governo italiano la risoluzione di ogni ostacolo politico e giudiziario, in quanto la realizzazione del Muos era stata decisa sulla base di accordi governativi. Al completamento del progetto – ritenuto strategico per contrastare il terrorismo o le attività legate al traffico degli esseri umani – manca solamente l’attivazione della struttura di Niscemi, dato che le altre tre costruite sono attive (una in Virginia, una alle Hawaii e una in Australia).

Muos o no Muos? Come spesso accade difficile per chi non è coinvolto in prima persona capire dove stia il “giusto”, se di giusto si può parlare. I comitati no-qualcosa sollevano questioni che rimarrebbero oscure e sottaciute o agitano inutilmente acque tranquille?
Salvatore Ferlito qualche dubbio ce l’ha. Riservista dell’esercito in congedo dal 2004, da quando cioè gli è stata diagnosticata una leucemia mieloide cronica. Un ex militare che ha fatto denunce e, come altri suoi colleghi ammalati (vedasi Passeri e Danise per l’uranio impoverito), si sente inascoltato e abbandonato dallo Stato (video testimonianza Ferlito).
Aveva prestato servizio presso le basi americane di Niscemi, passando tre mesi nella base Nrtf-8 a Ulmo. Nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, il suo compito era sorvegliare le antenne-madri del Muos, tutt’ora in funzione, in particolar modo all’antenna Verten, quella alta 150 metri che mette in contatto i sottomarini di tutto il mondo: «Mi dicevano che era un lavoro innocuo», e anche se l’Istituto Superiore di sanità ha assicurato che il sistema satellitare di nuova generazione non arreca problemi alla salute, «quando eravamo sotto le antenne, accusavamo capogiri, disidratazione, bevevamo litri e litri di acqua. Chiedevamo anche perché gli americani avessero più protezioni di noi? E mi hanno risposto: Tu sei qui per lavorare o per fare domande?».
Per lui il Muos è la causa della sua malattia e non invece un sistema di comunicazioni satellitari “smart”, definizione usata dal Dipartimento di Stato americano, come potete approfondire qui. Leggete, leggete, sembra tutta un’altra storia.

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