Rumors e accuse maschiliste alla Squadra Mobile di Milano: aperta un’inchiesta interna

Un corvo semina veleno alla Squadra Mobile di Milano e, nonostante i vertici della questura hanno aperto un’inchiesta interna per identificare la mano o le mani anonime, ancora come direbbe una famosa pellicola del 1974, “la polizia brancola nel buio”.
Pare che il motivo del contendere sia il continuo incremento delle “quota rosa”, che negli ultimi anni è andato sempre più crescendo, tanto che ben quattro sezioni su otto sono dirette da donne. A queste bisogna aggiungere la vice dirigente e diverse ispettori donna che capeggiano sui maschietti.

La solita guerra dei poveri, ops in questo caso la guerra dei “sessi”, che ha spinto uno o più “maschi” esasperati o, semplicemete frustrati a scrivere e far circolare nei corridoi della questura milanese un volantino, rigorosamente senza firma, nel quale sono elencati pesanti contestazioni, ma anche tanti gossip nei confronti delle tanto odiate “cape”, chiamandole, non certo come vezzeggiativo, con l’appellativo di “Barbie”.

Le dichiarazioni su questo volantino dunque suonano, come un atto d’accusa nei confronti delle colleghe donne, che piaccia o meno sono presenti nelle file della Polizia di Stato fin dal 1981, subito dopo la riforma, che apri la carriera alle donne in divisa. Da allora tanto è cambiato e le donne si sono fatta strada a gomitate e non solo. Da un piccolo e quasi insignificante numero di donne della vecchia polizia femminile, transitate dall’oggi al domani in ruoli dirigenziali, grazie a corsie preferenziali che la riforma gli aveva aperto, oggi, dopo trentanni. sono aumentate di numero in tutti i ruoli, fino a conquistare posti di potere, che ha visto ad esempio Maria Rosaria Maiorino come la prima donna questore nel 2006 a Grosseto.
La Squadra Mobile di Milano oggi è quasi per metà al femminile, ma anche abbastanza distribuiti equamente tra i due sessi, ciononostante lo stesso non molto gradita ai “maschilisti”, che vorrebbero predominare in un ambiente,  ancora ritenuto da stupidi pregiudizi, esclusivo per soli uomini. Ma le donne in polizia non sono state a guardare e non hanno “fatto la calza” o sfornato figli, come vorrebbe qualcuno, ma hanno dimostrato di sapersi muovere con sagacia ed intelligenza investigativa in quell’ambiente intriso quotidianamente da fatti di sangue e violenza. Anzi alcuni settori, proprio grazie a loro presenza hanno potuto avere uno sviluppo diverso, basti pensare cosa sarebbe la sezione che si interessa dei reati contro la violenza alle donne ed i minori, difficilmente gestibile senza il “gentil sesso”, tranne che non si sarebbe voluto mantenere ancora in vita la vecchia polizia femminile, oggi comunque insufficiente con i fenomeni sociali così esponenzialemente in aumento.
Qual’è il fine ultimo di questo volantino? Si tratta solo di un’irrefrenabile bisogno di “rumors”, che bene o male circolano in ogni ambiente, oppure nasconde qualcosa di più?
Da uomini in divisa, che ogni giorno si trovano a combattere il crimine rischiando la vita e, spesso anche gli affetti, che noi da queste pagine volentieri abbiamo evidenziato, ci si aspetterebbe qualcosa di più, ma si vede che la “fragilità” umana non conosce confini, né colori di divise e, quando l’invidia cresce e diventa rancore, ecco che scattano dinamiche tipo questa che certamente non fa onore né ha chi l’ha fatto, ne ha chi l’ha ricevuto. Certamente le donne verso cui sono dirette le accuse non se ne staranno con le manon in mano, ma ovviamente non risponderanno con un altro anonimo volantino, sarebbe troppo banale e non avrebbe successo in questo momento che la lente d’ingradimento dei vertici di Via Fatebenefratelli è posizionata su quel settore della questura.

Attualmente la Squadra Mobile di Milano è diretta da Alessandro Giuliano, figlio dell’investigatore ucciso dalla mafia nel 1979 a Palermo, che dall’estate 2009 sostituì Francesco Messina, trasferito alla Questura di Bergamo, come questore vicario. Ma già al secondo gradino, scedendo nella scala gerarchica,  è posizionata una donn  e poi altre 4 ai vertici di altrettante sezioni, senza contare tutte gli ispettori, come vice responsabili. Su queste donne è stato puntato il dito dall’anonimo o anonimi corvi che, con stile licenzioso e talvolta scurrile, hanno mosso accuse sia dal punto di vista professionale che privato (e questo è peggio). Si dice che una di loro ha distrutto una sezione, così come di un’altra che è arrogante, isterica e presuntuosa. E poi, via via passandole in rassegna tutte, per accusarle di incapacità professionale, di non essere idonee a fare questo mestiere, fino a spingersi ad illazioni che affermano che la loro presenza sia addirittura dannosa per la stessa polizia.
Poi forse per non dare nell’occhio o chissà,  forse per un attimo di ritrovata equità, spostano il dito contro aluni maschi, che vengono disprezzati ed accusati, però con la variante di essere delle  “barbie con i pantaloni”, di incompetenza, superbia e arroganza.
Ora ci si aspetta che l’inchiesta disposta dal questore faccia luce sui nomi di questi super uomini, super investigatori, che magari hanno le pareti dei loro uffici tappezzati da riconoscimenti ed encomi vari, ma a cui l’ombra del potere delle colleghe donne proprio non li fa dormire e li ha spinti a compiere un gesto che non può definirsi proprio onorevole e coraggioso, dal momento che si sono nascosti dietro l’anonimato, quasi ad imitare il fenomeno omertoso che si trovano a combattere………
Forse aveva ragione l’affemazione del sen. G. Andreotti, che diversi anni fa, citando Talleyrand disse:“Il potere logora chi non ce l’ha”, oppure si tratta solo di nostalgia di un tempo passato in cui alla Squadra Mobile di Milano, a dirigere i super “maschi” c’era il Commissario Nardone, di cui proprio in questi giorni è passata la fiction sulla Televisone.


Sebastiano Di Mauro
8 settembre 2012

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook