Il mese della memoria…

di Federica Pacilio

Pochi giorni fa ci siamo stretti attorno al ricordo di Aldo Moro e Peppino Impastato. Un altro anniversario ricorre…il trentaquattresimo taciuto saluto a Giorgiana Masi, uccisa il 12 maggio del ’77; giorno in cui, i radicali manifestarono per gli otto referendum nonostante il divieto di farlo lungo le strade di Roma emanato a seguito della morte, avvenuta il 21 aprile, dell’agente Passamonti.

Piazza Navona. Allo scopo di  far rispettare a tutti i costi il vieto, Francesco Cossiga fa schierare per l’occasione centinaia di poliziotti e carabinieri, tra i quali si mimetizzano altrettanti agenti in borghese. Il clima è molto teso. Al diritto di manifestare, alla rivendicazione di quest’ultimo, si risponde con estrema violenza e, alle ore 14 il blocco alle strade d’accesso a Piazza Navona, è già raddoppiato. Dopo l’affermazione di Cossiga relativa al non possedimento da parte della suddetta piazza di alcuna forma di extraterritorialità che possa negare l’assedio delle forze armate, alle 14.15 il blocco diventa totale.  Trascorrono solo poche ore e in Piazza della Cancelleria si avvistano per la prima volta uomini in borghese, armati di pistole. Lanciano decine e decine di lacrimogeni.  La polizia incalza, un gruppo di persone, tra le quali ragazze ed una donna anziana cadono brutalmente, vengono circondate e picchiate. Una manganellata colpisce la nuca di Rino Barillari, fotografo de “Il Tempo”, guarisce dopo dieci giorni. Sandro Mannelli, del “Messaggero”, viene colpito da un sasso, anch’egli alla nuca; altri sei giorni di degenza. E continua così, per ore, un sanguinario, inverosimile dossier, fino ad arrivare alle 19.55, ora in cui s’infittisce il lancio di lacrimogeni, partono proiettili da carabinieri e poliziotti posti in via Arenula. Finiscono a terra, colpite, due giovani: Giorgiana Masi ed Elena Ascione. Giorgiana, 19enne, studentessa del liceo Pasteur, è al centro di piazza Belli, accanto a lei c’è Gianfranco Rapini, il suo fidanzato. Vengono accompagnate in ospedale, ma per la Masi non c’è nulla da fare, ci è arrivata già morta. Le testimonianze si levano come un grido unanime: “i colpi sono partiti dal ponte Garibaldi, al centro del quale, in quel momento, c’erano poliziotti e carabinieri”. Allo stesso ponte, giorni dopo, il sit femminista fu ancora colpito dalla polizia. L’inchiesta per omicidio giunse a conclusione nell’81. Il caso fu archiviato dal giudice istruttore Claudio D’Angelo, il quale dichiarò “ignoti” i responsabili del reato. Il 13 maggio Cossiga, dopo aver elogiato “la prudenza e la moderazione” delle forze armate, iniziò il lento processo di “cambio di versione”. Smentito dalle testimonianze, negò la responsabilità del commissario Gianni Carnevale e l’agente della squadra mobile Giovanni Santon, riconosciuti grazie ad alcuni video.

Tra gli eventuali colpevoli, mai confermati,  Andrea Ghira, fascista, condannato insieme ad altri due per il massacro del Circeo.

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